Riscatto laurea gratis per la pensione: quando equità, conti pubblici e ragioni dell’economia si scontrano

Riscatto gratuito degli anni della laurea per andare in pensione. Se ne parla da qualche anno, ma alla fine nessun governo interviene davvero. Ecco le ragioni del tentennamento.

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Riscatto gratuito degli anni della laurea per andare in pensione. Se ne parla da qualche anno, ma alla fine nessun governo interviene davvero. Ecco le ragioni del tentennamento.

Il riscatto degli anni della laurea ai fini pensionistici è uno dei principali problemi dei lavoratori italiani. Lo sanno bene gli over 60, molti dei quali avrebbero bisogno proprio di quei 4-5 anni di contributi mancanti per uscire prima dal lavoro e percepire un assegno più sostanzioso. Ma il riscatto della laurea è costoso. Le norme in materia prevedono l’applicazione di un’aliquota del 33% al reddito imponibile dell’ultimo anno prima della richiesta, moltiplicato per gli anni da riscattare. Ad esempio, se voglio riscattare 5 anni di corso di laurea e nelle 52 settimane precedenti alla richiesta ho percepito redditi lordi per 30.000 euro, dovrei pagare 50.000 euro (30.000 x 0,33 x 5).

Per coloro che andranno in pensione interamente con il metodo contributivo, cioè che abbiano versato contributi previdenziali solamente a partire dall’1 gennaio 1996, il legislatore ha previsto il riscatto agevolato della laurea, fissando un pagamento forfetario di 5.240 euro per ogni anno da riscattare. Lo stesso vale per gli inoccupati, ovvero quanti non abbiano mai versato contributi.

Riscatto laurea agevolato per anni ante 1996 se ricadenti nel sistema contributivo

Riscatto laurea gratis, perché nessun governo interviene

Da un paio di anni, prima con il governo Gentiloni e adesso con l’attuale a guida Giuseppe Conte, a tratti si parla di riscatto gratuito degli anni della laurea. I diretti interessati ci sperano, non fosse altro che per la prospettiva di beneficiare di un assegno più pesante, mentre difficilmente un giovane di oggi vedrà qualche vantaggio per il raggiungimento degli anni necessari alla pensione anticipata. Servono troppi anni (42 anni e 10 mesi dal 2019) e molto probabilmente non basteranno nemmeno i 4-5 anni della laurea per uscire dal lavoro un po’ prima, specie considerata la discontinuità dei periodi contributivi dei lavoratori più giovani di oggi.

Ad ogni modo, il legislatore è scisso tra ragioni di equità sociale e altre di natura più prettamente macroeconomica, per non parlare dei conti pubblici. Consentire il riscatto gratuito degli anni della laurea, magari solo ai percettori di redditi medio-bassi, solo apparentemente sarebbe una misura socialmente popolare, mentre rischia di tradursi in un vantaggio in favore della fascia della popolazione, tutto sommato, più fortunata, quella che ha potuto permettersi un percorso di studi terziari. Insomma, si rivelerebbe regressiva, premiando chi avrebbe di più, almeno in teoria. Immaginate la reazione degli operai e dell’ampia fascia basso-impiegatizia nell’apprendere che con le loro imposte starebbero pagando la pensione anticipata ai loro dirigenti o colleghi con mansioni superiori.

I conti pubblici stessi non autorizzerebbero a simili soluzioni. Anche se nel concreto lo stato non dovesse pagare alcunché all’Inps per consentire a decine di migliaia di lavoratori di riscattare gratis gli anni della laurea, l’assegno versato loro un giorno dall’istituto terrebbe conto di tale contribuzione maggiorata e risulterebbe più elevato, con ciò ripercuotendosi negativamente sui suoi conti, allargando il “buco” ogni anno colmato proprio dallo stato con versamenti addizionali.

Riscatto laurea con metodo tradizionale: contributivo o retributivo?

Incentivare lo studio con riscatto gratis laurea?

Detto ciò, ci chiediamo: segnalare vicinanza concreta ai laureati sarebbe un bene o un male per l’Italia? Il nostro è uno dei paesi avanzati con la percentuale più bassa di laureati, specie nelle fasce di età più anziane. Lo studio andrebbe premiato, in quanto esso permette l’accumulo di conoscenze necessarie per consentire all’economia di compiere quel salto tecnologico e qualitativo, che a sua volta crea ricchezza per la generalità dei residenti. Indirettamente, anche un operaio trae beneficio dal collega che ha studiato anni in più di lui, visto che la maggiore specializzazione crea le premesse per fare crescere un’azienda, rendendola più produttiva e competitiva.

Nell’era della globalizzazione, un’economia ricca come l’Italia non può pensare di competere con il resto del mondo a colpi solamente di salari bassi, perché troverà sempre un altro mercato del lavoro ancora più “cheap” per le imprese, tant’è che oggi la stessa Cina ha difficoltà a tenere testa su questo piano al vicino Vietnam.

Da qui, la necessità di un corretto incentivo allo studio in un paese in cui il merito e l’impegno difficilmente vengono apprezzati e valorizzati, purché non sia un atto puramente propagandistico o teso a “parcheggiare” milioni di ragazzi per anni all’università per ritardarne formalmente l’ingresso nell’ampia area della disoccupazione/inoccupazione. Ma il riscatto gratuito della laurea sarebbe l’incentivo giusto o finirà per perpetuare le differenze sociali anche nella terza età? Diteci la vostra!

Pensione integrativa con pochi anni di contributi? Linea e orizzonte temporale

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