La risalita dei contagi Covid nel Regno Unito è un avvertimento ai mercati sull’autunno che verrà

Il boom dei nuovi casi suona l'allarme sui mercati finanziari circa le prospettive a breve termine dell'economia mondiale

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Contagi UK, la risalita

Siamo alla fine del tunnel della pandemia o forse no. In settimana, aria di tensione tra Roma e Londra dopo che il premier Mario Draghi, al termine di un incontro con la cancelliera Angela Merkel, ha avvertito che la finale di Euro 2020 non dovrà disputarsi in un luogo in cui si registri una risalita dei contagi da Covid. Il riferimento esplicito è stato al Regno Unito, dove i nuovi casi giornalieri stanno esplodendo, tornando ai massimi da febbraio. Il governo di Boris Johnson non l’ha presa bene e ha chiarito che la finale si terrà allo stadio Wembley. La UEFA ha rassicurato i britannici che così sarà.

Caso chiuso? Possibile, ma sta di fatto che la risalita dei contagi Covid nel Regno Unito ci sia davvero. E fa ancora più male, sapendo che Londra sia in testa alle classifiche internazionali per numero di vaccinati in rapporto alla popolazione: dosi somministrate pari al 110% degli abitanti. Quasi i due terzi dei britannici hanno ricevuto almeno una dose, mentre circa il 47% risulta vaccinato (due dosi nei casi di AstraZeneca, Pfizer e Moderna, una dose con Johnson & Johnson).

Contagi Covid, il caso Uk

Eppure, in appena un mese i nuovi contagi Covid giornalieri sono sestuplicati, con la media mobile a 7 giorni ad essere risalita nettamente sopra quota 10.000. Per fortuna, lo stesso trend non si registra per il numero dei morti, che continua a scendere, tendendo alla decina di casi al giorno. Com’è stato possibile in una nazione così avanti nella vaccinazione? Il problema si chiama variante Delta. La riclassificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità riguarda il ceppo di origine indiana. Nel Regno Unito, nei 28 giorni al 16 giugno scorso ben 38.000 sono stati contagiati da questa variante.

Si tratta del dato più alto al mondo. Paradossalmente, in India, sua presunta patria, se ne conterebbero poche centinaia di casi al giorno.

La variante Delta non sarebbe più letale, ma apparentemente più contagiosa. In Italia, ad oggi registriamo un calo costante. I contagi Covid sono scesi nell’ordine dei 1.000 al giorno e i decessi a una trentina. Il clima è molto più disteso, tant’è che quasi tutto il territorio nazionale è ormai zona bianca e il coprifuoco non c’è più. E sta per saltare l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto. Insomma, il virus sarebbe andato in vacanza come nell’estate 2020. C’è ottimismo sulla ripresa economica, tanto da far dire al prudente premier Mario Draghi che il PIL quest’anno crescerà verosimilmente più delle stime europee. Si vocifera che al governo si creda a un +5%.

I mercati finanziari si stanno regolando di conseguenza. I prezzi delle materie prime sono esplosi, pur “sgonfiandosi” parzialmente nelle ultime settimane. Il petrolio ha superato i 75 dollari per ogni barile di Brent, ai massimi da quasi tre anni. L’inflazione è risalita drasticamente in pochi mesi, mentre le borse salgono e le obbligazioni scendono. La maggiore propensione al rischio degli investitori sprona la corsa al mercato azionario e la fuga dal comparto a reddito fisso. Analisti e investitori scontano condizioni monetarie meno accomodanti per il prossimo futuro. Dunque, tassi d’interesse e inflazione più alti.

Quali conseguenze per il mercato

Ma siamo sicuri di non avere fatto i conti senza l’oste? La pandemia fa meno paura, grazie alle vaccinazioni. In teoria, entro fine estate raggiungeremo l’immunità di gregge un po’ in tutto il mondo avanzato. Se così, fine delle restrizioni anti-Covid e ritorno pieno alla normalità. Le varianti, però, smorzano gli entusiasmi. A Londra si ragiona sulle cause del boom dei contagi Covid per effetto della variante Delta. Una risposta possibile sarebbe il relativo alto traffico aereo tra Regno Unito e India nel mese di aprile, con oltre 42.400 passeggeri in volo tra i due paesi.

Questa possibile spiegazione porterebbe i governi a una conseguenza logica: mantenere le limitazioni alla libertà di movimento transfrontaliera anche dopo l’estate.

Se la pandemia rischia di non essere sconfitta presto a causa delle varianti, allora bisognerà evitare di importarle. Per farlo, misure fortemente restrittive per compagnie aeree, navi e treni. Insomma, si continuerebbe a entrare e uscire in e da uno stato solo in determinati casi e previo controlli sanitari. Il ritorno alla normalità sarebbe rinviato ancora una volta. Lo stesso accadrebbe alle attività legate all’intrattenimento, come i locali da ballo, il settore dell’animazione, etc. Un simile scenario in autunno cancellerebbe buona parte dei guadagni realizzati da borse e “commodities” in questi mesi. Non solo perché la ripresa economica sarebbe spostata ancora più in là, ma anche perché un terzo “lockdown” potrebbe decretare lo stravolgimento irreversibile di alcuni comparti e stati.

Ad esempio, l’Italia avrebbe la possibilità ancora una volta di indebitarsi sui mercati a tassi molto bassi grazie alla BCE o la perdita di fiducia verso la sostenibilità dei debiti sovrani più rischiosi metterebbe definitivamente in fuga gli investitori? I comparti più compiti non sarebbero travolti e chiuderebbero per sempre? Se sì, con quali conseguenze sul piano economico, sociale, politico e finanziario? Le scaramucce tra Roma e Londra su dove giocare la finale degli europei di calcio appaiono poca roba dinnanzi allo scenario potenzialmente destabilizzante di una ennesima ondata di contagi con la fine delle alte temperature. Un déjà vu, che farebbe saltare tante delle certezze su cui il mercato ha scommesso quasi a colpo sicuro quest’anno.

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