Ripresa pil: previsioni Confindustria e scontro con governo, cosa c’è dietro?

Il pessimismo delle previsioni di Confindustria sulla crescita dell'economia italiana è sospetto. Cosa accade?

di , pubblicato il
Il pessimismo delle previsioni di Confindustria sulla crescita dell'economia italiana è sospetto. Cosa accade?

Ieri, le previsioni di Confindustria sul pil hanno suscitato scalpore mediatico, essendo state tagliate le stime di crescita per l’economia italiana al +0,7% per quest’anno e al +0,5% per il 2017. Per l’anno prossimo, spiega l’Ufficio Studi, la crescita “non è scontata, va conquistata”. Uno scenario pessimistico, dopo avere evidenziato un’Italia ferma dal 2000 e la prospettiva di tornare ai livelli di ricchezza del 2007 solo nel 2028.

I dati sono stati accolti con malcelato fastidio da parte del governo Renzi, che ha risposto con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, il quale ha annunciato stime migliori nel Def, pur riconoscendo che la crescita economica italiana sarebbe più lenta di quanto auspicato. Non vogliamo entrare nel merito delle previsioni del tutto sballate del ministro, che meno di un anno fa stimava una crescita del pil dell’1,6% e un’inflazione all’1% per quest’anno, quando dovremmo registrare rispettivamente un aumento dello 0,7-0,8% e una crescita nulla dei prezzi.

Confindustria schierata per “sì” a referendum

Il fatto politicamente saliente di queste ore è che gli industriali italiani, dopo avere annunciato e ribadito ancora ieri per bocca del presidente Vincenzo Boccia il loro “sì” al referendum costituzionale, adesso segnalino nervosismo contro il governo. Cosa sta accadendo? (Leggi anche: Referendum per scuotere l’Europa?). Ieri, nel tentativo di smorzare le polemiche, lo stesso Boccia ha affermato di tifare più per le stime del governo che non per quelle della sua confederazione.

Difficile credere che l’Ufficio Studi di Confindustria non commenti le cifre e non stili le sue previsioni sulla base di un orientamento “politico”, in senso lato, chiaramente. Ogni volta che Viale dell’Astronomia sforna cifre, lo fa anche perseguendo l’obiettivo di orientare le scelte dei “policy makers”.

E se alla fine del 2015, l’ottimismo ostentato dalla stessa confederazione appariva un sostegno esplicito alle riforme del governo Renzi, il pessimismo attuale implica una crescente disaffezione, pur nella consapevolezza di un’assenza di alternative politiche valide.

 

 

 

Taglio tasse imprese insufficiente

Il Tesoro si è già impegnato per tagliare l’IRES (leggi anche: Taglio IRES 2017), l’imposta sulle imprese giuridiche, dal 27,5% al 24% sin dal 2017. Qualora la misura fosse adottata senza espandere la base imponibile e senza restringere la platea dei beneficiari, servirebbero 4,5 miliardi per coprirla, un importo non insignificante, dato lo stato attuale dei nostri conti pubblici.

In teoria, gli industriali non dovrebbero essere scontenti, eppure è così. La produzione è ferma, la crescita economica si sta spegnendo, le banche non sono tornate a finanziare gli investimenti, gli incentivi per le assunzioni di nuovi lavoratori con contratti stabili stanno per finire.

Sgravi assunzioni stanno per finire

Nel 2015, le imprese hanno potuto assumere nuovi lavoratori con contratto a tempo indeterminato con uno sgravio contributivo al 100% fino agli 8.060 euro e per 36 mesi, mentre già quest’anno il beneficio è stato ridotto al 40% e fino ai 3.250 euro con durata massima di 24 mesi e relativamente a lavoratori, che nei precedenti 6 mesi non siano stati assunti con contratto stabile e che nel 2015 non abbiano goduto già del bonus.

Gli effetti del temperamento del bonus assunzioni si sono già tradotti in uno stop alla creazione di nuovi posti di lavoro, ma dall’anno prossimo, quando gli sgravi finiranno, si teme che la disoccupazione possa persino tornare a salire. Le imprese, infatti, con una produzione così stagnante non avrebbero alcuna ragione valida per assumere.

 

 

 

Industriali chiedono maggiore attenzione

Se già i commercianti hanno fischiato platealmente quest’estate il premier Matteo Renzi, che ammise in diretta di non essere esattamente a casa, dopo l’annuncio del rinvio del taglio dell’Irpef, i fischi degli industriali starebbero avvenendo per altra via, meno scenografica, ma non meno dirompente.

Anche perché – il ragionamento implicito della confederazione di Boccia – se si trovano i soldi per le pensioni, non si può dire che non vi sarebbero ulteriori spazi per tagliare le tasse sulle imprese.

Come dicevamo in un altro articolo (leggi qui: L’Italia scommette sugli anziani), la logica dei numeri spinge l’esecutivo a puntare sui pensionati, piuttosto che sulle imprese. I primi sono molto più numerosi delle seconde e servono consensi immediati per il referendum costituzionale. Confindustria chiede adesso di incassare il dividendo per l’appoggio politico mostrato in questi mesi, non scevro di critiche di parte del mondo partitico e non solo.

 

 

Argomenti: , , , ,