Ripresa italiana a rischio, ora lo ammette pure Padoan

La ripresa dell'economia italiana risulta indebolita dalla fiducia calante tra i consumatori e dai rischi futuri, come avverte anche il ministro Padoan.

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La ripresa dell'economia italiana risulta indebolita dalla fiducia calante tra i consumatori e dai rischi futuri, come avverte anche il ministro Padoan.

La fiducia dei consumatori a ottobre scende leggermente a 108 punti dai 108,6 di settembre, mentre quella delle imprese sale da 101,2 a 102,4 per il secondo mese consecutivo, stando ai dati Istat. Tra le famiglie, l’ottimismo è ai minimi dal luglio dello scorso anno, mentre tra le imprese sale in quasi tutti i comparti, ad eccezione del commercio, che risente chiaramente della negatività diffusa tra i consumatori. In particolare, l’istituto rivela un giudizio stabile di questi ultimi sull’economia in generale, ma aspettative calanti sui prezzi da qui ai prossimi 12 mesi, mentre sono in rialzo quelle sulla disoccupazione. La situazione è delicata, se è vero che ieri, intervenendo nel corso della Giornata del Risparmio, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha ammesso che la ripresa italiana sarebbe a rischio.

Il numero uno del Tesoro ha dichiarato che la ripresa in corso della nostra economia risulta inferiore alle aspettative e che sarebbe gravata da rischi al ribasso. (Leggi anche: Ripresa economica e deficit, i numeri di Padoan non convincono nemmeno la UE)

Ripresa italiana gravata da rischi, persino Padoan lo riconosce

Che le famiglie italiane si approccino al referendum costituzionale con pessimismo sul futuro della nostra economia non lascia ben sperare il premier Matteo Renzi, ma in generale la preoccupazione risiede più nel fatto che il rallentamento della già flebile crescita del pil si sta accompagnando a un calo della fiducia delle famiglie, il quale segnala una potenziale bassa domanda interna anche per i prossimi trimestri.

Analizzando l’andamento dell’indicatore dell’Istat, ci accorgiamo che esso riflette quasi perfettamente il trend della crescita del pil. Non è casuale, che l’apice sia stato segnato proprio all’inizio di quest’anno e che successivamente, salvo due sporadiche e lievi risalite, la fiducia sia scesa costantemente fino ad oggi, a conferma dello spegnimento della crescita.

Al contrario, la tendenza, pur non senza incertezze, era stata in forte crescita dalla fine del 2014, guarda caso, coincidendo con una fase espansiva della nostra economia. (Leggi anche: Risparmi famiglie italiane ai massimi dal 2010, specchio di consumi fermi)

 

 

A rischio anche fiducia delle imprese senza crescita della domanda interna

Certo, almeno ci pensano le imprese a tenere un po’ più alto il morale del mercato, ma senza un riscontro della domanda interna è probabile che seguiranno lo stesso trend dei consumatori abbastanza presto, specie se sul fronte delle esportazioni, tra Brexit e rallentamento della crescita globale, le cose non dovessero andare bene come oggi. Anche perché i consumatori, attendendosi un calo dei prezzi e un peggioramento del mercato del lavoro nei prossimi mesi, probabilmente ridurranno le spese, alimentando la loro stessa profezia. (Leggi anche: Recessione economia italiana possibile dall’anno prossimo)

Che la fiducia delle famiglie preceda o segua l’andamento del pil, poco importa. Il dato appare chiaro: la ripresa italiana si sta spegnendo e ciò, prima ancora che nei prossimi mesi verranno probabilmente meno un paio dei tre fattori di sostegno della crescita negli ultimi anni: i bassi prezzi delle materie prime (petrolio, in testa), i bassi tassi e il cambio debole dell’euro. Quest’ultimo non dovrebbe rafforzarsi molto, data la stretta in corso negli USA, ma nel 2017 molto dipenderà dai segnali della BCE sul “tapering”. Il mix magico di questa fase sta svanendo e il guaio è che l’Italia potrebbe essere tornata a ristagnare o in recessione, prima che le cose si mettano male anche sui mercati.

 

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