Ripresa italiana già spenta, ecco i segnali che fanno paura

Ripresa economica già spenta in Italia, come dimostrano i dati macro. E i capitali fuggono dal nostro paese.

di , pubblicato il
Ripresa economica già spenta in Italia, come dimostrano i dati macro. E i capitali fuggono dal nostro paese.

Le stime sul pil dell’Italia del biennio 2016-’17 di Confindustria sono state dimezzate il venerdì scorso. Adesso, Viale dell’Astronomia prevede che l’economia del nostro paese crescerà appena dello 0,8% quest’anno e rallenterà allo 0,6% l’anno prossimo. Se queste cifre fossero confermate, si tratterebbe di un mancato aggancio della ripresa, che stando sempre alle previsioni dei principali analisti di qualche mese fa, sembrava più alla portata.

Considerando che tra il 2011 e il 2014 abbiamo perso quasi il 5% del pil con la più lunga recessione dal Secondo Dopoguerra (la seconda dal 2007) e che nel 2015 eravamo risaliti dello 0,8%, saremmo dinnanzi non a un’accelerazione della crescita, quanto a un suo spegnimento. Non potremmo definire altrimenti un triennio del tipo “+0,8%, +0,8% e +0,6%”.

Un altro dato evidenzia la fase critica della nostra economia: l’indice dei prezzi a giugno si è contratto dello 0,4%, mentre nel complesso è salito dello 0,1% su base annua nell’Eurozona. Siamo in uno stato di deflazione strisciante, dal quale non sembriamo uscire nemmeno con il boom dei prezzi del petrolio, esplosi del 90% dai minimi di inizio anno, per quanto ancora in calo rispetto alla metà del 2015.

Ripresa economica già spenta

La scorsa settimana, l’Istat notava come il reddito delle famiglie nel primo trimestre risulta in crescita dello 0,8% sui tre mesi precedenti, mentre nello stesso periodo i prezzi sono scesi dello 0,3%. Pertanto, il loro potere di acquisto sarebbe cresciuto mediamente dell’1,1% in un trimestre e del 2,3% su base annua. Eppure, i consumi restano invariati, tanto che la propensione al risparmio è salita dello 0,8% nei primi tre mesi dell’anno all’8,8% (+0,7% su base annua).

A corredo di queste notizie di natura macroeconomica vi è il rallentamento della crescita dell’occupazione, che a maggio è stata di appena 20.000 unità, un quarto della media del bimestre precedente, mentre il tasso di disoccupazione resta inchiodato intorno all’11,5%.

 

 

 

Fuga capitali dall’Italia

Spostandoci sul piano finanziario, la borsa di Milano ha perso quest’anno un quarto del suo valore di capitalizzazione, mentre è drammatico il crollo dei titoli bancari, mediamente del 54%.

E che dire dei continui tentativi del governo Renzi di sostenere il sistema bancario, in questi giorni avendo ricevuto persino l’autorizzazione della Commissione europea di garantirne la liquidità con uno “scudo” pubblico da 150 miliardi? Aldilà del merito, queste misure danno la sensazione di un senso d’urgenza, che si inizia a cogliere davvero senza remore.

Sarà una coincidenza, ma la BCE avrebbe in mente di forzare le regole del suo QE, acquistando maggiormente i titoli dei paesi più indebitati. Che ciò si traduca in un aiuto palese all’Italia sembra scontato, ma sarebbe l’ennesimo segnale che l’Europa cercherebbe di metterci in sicurezza; da cosa?

Attacco finanziario all’Italia in corso?

Intendiamoci, il resto dell’Eurozona non sta messa bene: mediamente, le borse europee hanno cedute il 9% quest’anno e i titoli bancari quasi il 35%. Ma sono cifre nettamente migliori delle nostre. E come interpretare il fatto che Piazza Affari sia stata la maglia nera del mondo dopo i risultati del referendum sulla Brexit?

Vero, i rendimenti dei BTp a 5 anni sono scesi al nuovo minimo storico dello 0,33% e il costo di rifinanziamento del nostro debito non è mai stato così basso come in questi mesi. Ma ciò è l’effetto della “droga” monetaria somministrata da Mario Draghi, non certo delle virtù di un debito pubblico al 133% del pil e di conti pubblici lontani dal pareggio di bilancio.

 

 

 

Rischio manovra aggiuntiva

Proprio su quest’ultimo aspetto vale la pena soffermarsi per l’ennesima volta, al fine di sottolineare come una minore crescita del pil rispetto alle previsioni iniziali e un’inflazione sostanzialmente azzerata (era stimata dal governo all’1% nell’ottobre scorso) creano un mix sfavorevole al deficit e innalzano automaticamente il rapporto debito/pil. Quest’anno potremmo registrare una crescita nominale inferiore all’1% (pil + inflazione), quando il governo Renzi aveva scritto la legge di stabilità 2016 stimando un +2,6%. Con tutta la flessibilità ottenuta e ottenibile da Bruxelles, non possiamo escludere una manovra finanziaria aggiuntiva in piena estate per fare quadrare il bilancio.

Nel migliore dei casi, i conti sarebbero rinviati all’anno prossimo, quando altro che taglio delle tasse, sblocco degli stipendi pubblici e flessibilità in uscita per le pensioni.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , ,
>