Ripresa Italia spenta, ma Renzi e Padoan sparano previsioni e giocano d’azzardo

Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan pasticciano con le previsioni sulla ripresa dell'Italia, ma non hanno capito che stiamo entrando in una nuova fase, dove la credibilità sui mercati è d'obbligo.

di , pubblicato il
Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan pasticciano con le previsioni sulla ripresa dell'Italia, ma non hanno capito che stiamo entrando in una nuova fase, dove la credibilità sui mercati è d'obbligo.

Le polemiche di questi giorni sulle cifre fornite dal governo Renzi nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza sulla ripresa dell’Italia per il 2017, sul deficit e il rapporto tra debito e pil segnano una svolta clamorosa nei rapporti tra il premier toscano e il cosiddetto establishment. Non solo l’Ufficio parlamentare di bilancio non ha approvato tali previsioni, ma anche la Banca d’Italia ha esternato pubblicamente i suoi dubbi, definendo “ambizioso” quell’1% di crescita attesa dal governo per l’anno prossimo.

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sotto il fuoco di tiro di opposizioni e di parte del PD, ha dovuto difendere la sua impostazione, sostenendo che le misure in essa contenute sosterrebbero il pil e, pertanto, renderebbero l’obiettivo senz’altro ambizioso, ma anche alla portata. (Leggi anche: Ripresa economica, l’Italia ha sprecato un’opportunità)

Ripresa Italia non decolla, previsioni crescita sì

Eppure, Matteo Renzi sembra rimasto solo. Non ha amici in Europa, mollato da leader politici come Angela Merkel e François Hollande proprio a ridosso del referendum costituzionale. La Commissione europea si limita a tollerare le sue bordate contro l’austerità, concedendogli parte della flessibilità fiscale richiesta, ma facendo intendere che dopo il referendum regolerà i conti.

Il governatore della BCE, Mario Draghi, non solo non sposa la sua linea nella UE, ma chiede a tutti i governi dell’Eurozona di procedere più speditamente con le riforme strutturali e con il risanamento dei conti pubblici, mentre in patria ad assisterlo è ancora il solo presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che fiutando le difficoltà del governo su troppi fronti, si sta sbracciando più che può per fare campagna per il “sì”. Infine, ma non per importanza, il Financial Times, che “scarica” le riforme istituzionali di Renzi, definendole nel titolo di un articolo di Tony Barber “un ponte verso il nulla”. (Leggi anche: Referendum, Financial Times contro Renzi)

 

 

 

Mercati si allontanano da Italia

La solitudine del premier si riflette in una legge di bilancio quanto mai elettoralistica, impostata per recuperare i consensi perduti a destra, che rappresenta ad oggi il bacino elettorale più privo di rappresentanza politica, quindi, anche più facilmente conquistabile e soggetto agli umori del momento.

Le previsioni di crescita, a cui non crede realisticamente nessuno, pur essendo in sé abbastanza basse, costituiscono, però, l’esercizio meno opportuno.

I mercati finanziari sono tornati a colpirci, anche se in modalità meno clamorosa rispetto al 2011. Quest’anno, Piazza Affari ha perso quasi un quarto del suo valore e l’8,5% dal giorno del referendum sulla Brexit. In Europa, il rosso è di gran lunga meno pesante, pari al 6% dall’inizio del 2016 e a meno dell’1% dal voto britannico. (Leggi anche: Crescita italiana verso l’azzeramento tra banche e referendum)

Banche italiane nel mirino, ora anche i BTp

Analogo il discorso sulle banche: quelle italiane hanno perso la metà del loro valore quest’anno (-20% dalla Brexit), quasi il 27% quelle europee (-10% dalla Brexit). Per non parlare dei rendimenti dei nostri titoli di stato, sempre più elevati rispetto a quelli spagnoli, a conferma di una sfiducia crescente specifica contro il nostro paese.

In tutto questo discorso s’inserisce l’avvertimento della BCE sul prossimo ritiro graduale degli stimoli monetari (“tapering”), che si materializzerebbe sin dai prossimi mesi attraverso la riduzione degli acquisti di bond dell’Eurozona al ritmo di 10 miliardi al mese. Con questo scenario, se c’è un lusso che non possiamo permetterci è quello di giocare, scherzare e pasticciare con i numeri sui fondamentali, perché d’ora in avanti la “droga” monetaria somministrata ai mercati farà sempre meno effetto e la realtà prevarrà sulle allucinazioni. (Leggi anche: Rendimenti BTp in forte crescita)

 

 

Da Draghi un serio avvertimento all’Italia?

Un governo, che quasi ostenta di sovrastimare la crescita economica e di sottostimare quella del debito gioca d’azzardo con gli umori degli investitori. Liquidare con qualche battuta le preoccupazioni intorno ai nostri fondamentali piuttosto depressi e usare i margini pur cospicui di flessibilità concessaci dall’Europa, al solo fine di fare propaganda referendaria, sono espedienti dall’impatto negativo sulla percezione dei mercati verso l’economia italiana.

I rumors fatti trapelare appositamente ieri da Francoforte sull’avvio non troppo lontano del ritiro degli stimoli monetari potrebbero essere la risposta di Draghi all’insofferenza sfoggiata in questi mesi dal governo italiano (e gli altri partner del Sud), rispetto alle regole fiscali comuni, un modo per rimetterlo con i piedi per terra, facendogli tornare in mente che è alla testa di un paese con il secondo debito pubblico più alto in Europa e tra i maggiori al mondo, nonostante un ventennio di crescita nel complesso azzerata. (Leggi anche: Quantitative easing, “tapering” BCE in vista)

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , , , , , , , , , , ,
>