Ripresa economica, ecco come l’Italia ha sprecato un’opportunità

La ripresa economica italiana non la vedono più nemmeno gli analisti stranieri, fino a pochi mesi fa così entusiasti sul nuovo corso renziano. Ecco come abbiamo sprecato un'occasione forse irripetibile.

di , pubblicato il
La ripresa economica italiana non la vedono più nemmeno gli analisti stranieri, fino a pochi mesi fa così entusiasti sul nuovo corso renziano. Ecco come abbiamo sprecato un'occasione forse irripetibile.

La ripresa del mercato del lavoro in Italia “ha perso slancio”, contrariamente alle attese. A mettere una pietra tombale sulla solidità della crescita economica italiana di questi mesi  (leggi anche: Economia italiana, ripresa lontanissima) è stato ieri il capo-economista dell’OCSE, Catherine Mann, nel giorno della presentazione delle nuove stime sulla crescita globale. Per il nostro paese, le notizie non sono per niente positive: rispetto a giugno, l’Organizzazione con sede a Parigi stima un tasso di espansione del pil dello 0,2% in meno per quest’anno e dello 0,6% per l’anno prossimo, con il risultato che la crescita attesa per entrambi gli anni è adesso dello 0,8%, al di sotto del +1,2% ancora formalmente previsto dal governo Renzi per il 2016, anche se il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha già annunciato una seconda revisione al ribasso (si era partiti da un +1,6% atteso per quest’anno).

Altri dati contribuiscono a segnalare un evidente rallentamento anche della percezione delle famiglie e delle imprese, che sono coloro, i quali l’economia la vivono sulla loro pelle giorno dopo giorno. Secondo il monitoraggio della Fondazione Di Vittorio della Cgil, in collaborazione con l’istituto Tecnè, la percentuale delle famiglie che vede un miglioramento della situazione economica dell’Italia nei prossimi 12 mesi è significativamente diminuita dal 46% di gennaio al 26% di agosto, mentre tra le imprese si è passati dal 31% del novembre scorso al 14% di un mese fa. (Leggi anche: Fiducia imprese e consumatori in calo ad agosto)

Fiducia imprese e famiglie italiane in forte calo

E tra le prime, i pessimisti, cioè coloro che vedono un peggioramento per i prossimi 12 mesi, sono aumentati al 33% dal 21% di gennaio, esitando per la prima volta in un anno la prevalenza sugli ottimisti.

Questi dati vanno sempre presi con le molle, perché dipendono molto dagli umori, i quali a loro volta sono strettamente connessi con gli accadimenti. Tuttavia, non vanno nemmeno sottovalutati, perché segnalano una tendenza. E’ innegabile, infatti, che tra la fine del 2015 e l’inizio di quest’anno vi fosse un certo ottimismo sulla ripresa della nostra economia, trasversale alle categorie sociali e captato, non senza un pizzico di esagerazione, dagli stessi analisti, che avevano stimato mediamente una crescita per l’anno in corso più robusta di quella che si sta materializzando.

 

 

 

Stop ripresa lavoro Italia

Cos’è successo negli ultimi mesi? Per tornare a quanto esplicato succintamente dall’OCSE, il lavoro ha deluso. Nel 2015, grazie al bonus assunzioni garantito con il Jobs Act, si era registrata una forte ripresa dell’occupazione e aveva suscitato speranza la creazione di posti di lavoro stabili. Ma nel 2016, la musica è cambiata: -34% di assunzioni stabili nei primi 5 mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2015 (-280.000 unità). La disoccupazione ha smesso di diminuire e tra i giovani è tornata a crescere, mentre il numero degli occupati non sale più. (Leggi anche: Dramma occupazione in cifre)

Il cambio di rotta ha coinciso con la riduzione degli incentivi, che dall’anno prossimo, in assenza di proroghe o altre misure, saranno del tutto ritirati. Si teme che senza bonus, il mercato del lavoro tornerà a registrare una crescita della disoccupazione, già elevata. Come mai? Purtroppo, la risposta sta nei numeri sopra indicati: se un’economia cresce dello zero virgola, è molto improbabile che riesca a creare nuovi posti di lavoro e se lo fa, si tratta di una fase temporanea, legata a incentivi fiscali, normativi e anche alla fiducia delle imprese verso il futuro.

Renzi non ha sfruttato la fiducia

Ed è proprio questo che sta mancando: il bene fiducia. Al governo Renzi era stato concesso come a nessun altro, quando alle elezioni europee del 2014 il suo PD ottenne il 40,8% dei suffragi, una percentuale che non si vedeva in Italia sin dagli anni Cinquanta.

Cosa non ha funzionato? Diverse le cause, tra cui un’economia italiana atrofizzata da decenni e che difficilmente può essere scossa in pochi mesi o qualche anno.

A parere di chi scrive, la fiducia – presupposto per investire, consumare e programmare il futuro – è venuta meno di pari passo con l'”istituzionalizzazione” del premier Matteo Renzi, che da rottamatore quasi anti-sistema è stato colto come quasi tutti i suoi predecessori degli ultimi anni da una grave sindrome di origine ignota, ovvero lo scollamento dalla realtà.

 

 

 

Sprecata un’occasione per ripartire

Siamo passati dalla metafora dei “ristoranti tutti pieni” dell’era tardo-berlusconiana all’accusa di essere “gufi”, rivolta via Twitter a quanti, numeri e ragionamenti anche non pretestuosi alla mano, fanno notare a Palazzo Chigi che, nonostante gli sforzi, la nostra economia non sta ripartendo e che le distanze con il resto dell’Eurozona (che pure bene non sta) si allargano, non diminuiscono. (Leggi anche: Crescita Italia sotto Renzi)

La produzione industriale è cresciuta nei primi sette mesi dell’anno di appena lo 0,6%, i consumi restano stagnanti e gli investimenti privati sono stati nel 2015 oltre 70 miliardi in meno di quelli del 2008, assorbendo circa la metà del calo del pil accusato tra i due periodi. Naturale che non ci siano le condizioni per una crescita dell’occupazione, a meno di non suddividere la stessa torta tra un numero maggiore di invitati.

Perché possiamo parlare di occasione perduta (l’ennesima)? Perché il premier-rottamatore, al primo accenno di ripresa, anziché entusiasmarsi e inveire contro i “gufi”, avrebbe dovuto utilizzare tutta la sua carica energica politica, caratteriale e mediatica di cui gode per porre le basi per un rilancio, tagliando seriamente e con il macete la spesa pubblica improduttiva, liberando risorse da destinare a tagli sostanziosi delle tasse sul lavoro e sulle imprese e sburocratizzando l’Italia in stile Irlanda, uscendo fuori dalla retorica dei controlli anti-mafia, anti-evasione e anti-chicchessia, che paralizza la nostra economia da oltre un ventennio.

 

 

Perso il treno della ripresa

E, invece, è accaduto esattamente l’opposto, ossia che toni riformatori sono stati accompagnati dalla richiesta di flessibilità all’Europa, concessaci a piene mani; ovvero, Renzi ha inteso sfruttare la sua forza politica senza precedenti nella storia repubblicana per comportarsi come un qualsiasi suo predecessore, puntando sulla spesa pubblica in deficit per allargare le clientele elettorali e per rinviare a data da destinarsi l’appuntamento con le riforme serie, quelle realmente efficaci, ma che tipicamente scontentano questa o quella categoria sociale.

Non sapremo se Renzi mangerà il panettone a Natale da Palazzo Chigi, ma se così non fosse, potremmo rimpiangere un’occasione quasi unica sul piano politico e istituzionale, sprecata quasi del tutto da chi avrebbe dovuto sfruttarla non già per imporre qualche conduttore ai TG pubblici nazionali, ma per porre fine al clima economico moribondo ormai ultra-ventennale. Chi verrà dopo, infatti, difficilmente potrà godere delle stesse attuali condizioni ottimali esterne, come i bassi tassi, l’euro debole e il petrolio a basso costo. Il treno ci è passato davanti e noi italiani lo abbiamo salutato con entrambe le mani. (Leggi anche: Crescita Italia: come Putin potrebbe rimandarci in recessione)

 

 

Argomenti: , , , ,