Rinnovo contratti pubblici a debito e aumenti IVA e accise in vista: Ufficio bilancio

I conti pubblici dell'Italia navigano in cattive acque e a certificarlo è lo stesso Ufficio bilancio del Parlamento. Contratti pubblici rinnovati in deficit e coperture inesistenti per le clausole di salvaguardia dal 2019.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I conti pubblici dell'Italia navigano in cattive acque e a certificarlo è lo stesso Ufficio bilancio del Parlamento. Contratti pubblici rinnovati in deficit e coperture inesistenti per le clausole di salvaguardia dal 2019.

Se non fosse che questa campagna elettorale venga giocata sul terreno dell’irrealtà, quella appena sganciata dall’Ufficio bilancio del Parlamento sarebbe una bomba con effetti devastanti per la credibilità della politica, ma è molto probabile che continui a prevalere lo “story telling” di un’economia in crescita e con conti pubblici risanati. E, invece, i revisori dei conti degli uffici parlamentari hanno messo in guardia gli enti locali sulla necessità di coprire gli aumenti dei contratti per dipendenti pubblici territoriali e della Sanità, che risultano essere avvenuti senza coperture, ovvero in deficit. Pur in assenza di cifre, si parla di 1,2 miliardi di euro. Non è tutto, perché l’ufficio guidato da Giuseppe Pisauro parla anche delle clausole di salvaguardia, che dall’anno prossimo comporterebbero l’aumento delle aliquote IVA e delle accise. In parte, sono state disinnescate ad oggi in deficit, ma sembra improbabile, spiega, che la UE ci conceda anche per i prossimi anni di evitare la stangata senza coprirla con tagli di spesa e/o aumenti di altre entrate. Da qui, la proposta: si taglino le “tax expenditures” o anche note come agevolazioni fiscali.

Non parliamo di cifre irrisorie, perché il governo Gentiloni è riuscito sì per l’ennesima volta a rinviare all’anno prossimo l’appuntamento con le clausole di salvaguardia, coprendone, tuttavia, solo una minima parte dei 20 miliardi richiesti per le coperture. Restano 15 miliardi, che se non verranno reperiti entro il 31 dicembre di quest’anno, dall’1 gennaio del 2019 comporteranno aumenti delle aliquote IVA fino a un massimo del 25% per quella più alta e el 13% per quella sui beni primari, così come delle accise. In realtà, dovrebbe essere qualcosa di meno, visto che tali aumenti erano stati previsti a copertura dei 20 miliardi iniziali, ma cambierebbe poco. Sarebbe una stangata fatale per i nostri consumi e, in quel caso, addio ripresa.

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Manovra correttiva in primavera

Non è tutto. Bruxelles ha rimandato il giudizio sulla legge di Stabilità 2018 alla primavera di quest’anno, ovvero a dopo le elezioni. Tra aprile e maggio, come avvenuto lo scorso anno, quasi certamente chiederà a chiunque sia al governo di coprire la differenza tra il deficit atteso dai commissari e quello obiettivo. Stando ai calcoli ufficiosi di fine 2017, sarebbe lo 0,2% del pil, circa 3,4 miliardi. Non cifre impossibili, ma tenendo conto che a doverle reperire sarebbe formalmente il prossimo governo (se mai ne nascerà uno), certo che anche per lo scarso tempo a disposizione si rischia di infrangere la luna di miele con gli italiani ancor prima che abbia inizio.

In un dibattito politico normale, qualcuno chiederebbe conto al governo uscente e alla maggioranza che lo ha sorretto di questi numeri, peraltro notissimi. Chiederebbe al PD, principale partito di governo, se appare responsabile rinviare di anno in anno clausole vessatorie per chi le erediterà, quando non si è stati capaci di disinnescarle nemmeno in una fase brillante sul fronte della spesa per interessi, mai così bassa e che non ha impedito, però, ai governi di questa legislatura di continuare ad accumulare debiti, scialacquando i benefici di rendimenti azzerati dalla BCE, non certo per la fiducia dei mercati riposta verso il sistema Italia. Difficile che si parlerà di tutto questo, molto più facile che dibatteremo per le rimanenti settimane di campagna elettorale di rimborsi, fascismo e di chi abbia meno scheletri nell’armadio di altri.

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Argomenti: austerità fiscale, Crisi economica Italia, Economia Italia, pareggio di bilancio