Grecia taglia pensioni di reversibilità, scontro sulla rinegoziazione del debito

La Grecia chiude il bilancio 2016 in attivo per la prima volta dopo 31 anni, ma adesso pretende la rinegoziazione dell'immenso debito pubblico. Nel frattempo, tagliate le pensioni di reversibilità.

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La Grecia chiude il bilancio 2016 in attivo per la prima volta dopo 31 anni, ma adesso pretende la rinegoziazione dell'immenso debito pubblico. Nel frattempo, tagliate le pensioni di reversibilità.

Per la prima volta dal 1985, la Grecia ha chiuso nel 2016 il suo bilancio statale in attivo dello 0,7% del pil, pari a 1,29 miliardi di euro. E al netto degli interessi pagati sul debito pubblico da 315 miliardi, l’avanzo primario è stato stimato dalla Commissione europea al 4,2% del pil, nettamente superiore al target dello 0,5% e persino a quello del 3,5% fissato per il 2018. Per quest’anno, l’obiettivo resta di un +1,7% del pil. Per Atene sono numeri di gran lunga positivi, se si considera che solamente due anni fa, il deficit era ancora al 5,9% del pil. Tuttavia, per gli entusiasmi dovrebbe esserci ben più cautela, perché come il Fondo Monetario Internazionale ha sottolineato informalmente, il miglioramento dei conti pubblici sarebbe avvenuto per lo più con misure una tantum. Ne è la prova il fatto che lo stesso governo Tsipras abbia concordato con i creditori pubblici della (ex) Troika (UE, BCE e FMI) misure di austerità per il 2% del pil dal 2019 in poi. (Leggi anche: Grecia, nuovi aiuti in arrivo in cambio di promesse)

Ora, però, il premier Alexis Tsipras avverte Bruxelles e l’istituto di Washington che non avrebbe alcuna intenzione di varare risparmi sulle pensioni e incrementare le entrate derivanti dal taglio delle detrazioni fiscali, se non prima otterrà la rinegoziazione del debito pubblico. Sul punto concorda sostanzialmente il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, il quale ha auspicato un accordo all’Eurogruppo del 22 maggio per delineare a grandi linee lo sfoltimento del debito ellenico, pur riconoscendo che la discussione non potrà chiudersi entro il mese prossimo. E ha invitato i creditori pubblici, ovvero i governi europei capeggiati dalla Germania e l’FMI a non pretendere nuovi grossi tagli alle pensioni in Grecia, quasi segnalando quanto sarebbero politicamente poco sostenibili.

Rinegoziazione debito Grecia, pesa il “nein” della Germania

La stessa portavoce dei commissari, Margaritas Schinas, ha espresso apprezzamento per i miglioramenti della Grecia sul fronte dei conti pubblici. Qualche giorno fa, tuttavia, il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, aveva individuato proprio in Atene il principale responsabile dei ritardi nell’attuazione del terzo bailout da 86 miliardi. La posizione di Berlino non cambia e né potrebbe a ridosso delle elezioni federali tedesche: nessun condono del debito.

Nel frattempo, il generosissimo sistema pensionistico ellenico subisce una qualche revisione in senso restrittivo. A partire da questo mese, infatti, le maglie larghe della previdenza si stringono ai danni di vedovi e vedove, perché la pensione di reversibilità diviene meno alta e meno certa. Il superstite otterrà non più il 70%, bensì il 50% dell’assegno percepito dal de cuius, ma a patto di avere almeno 55 anni di età. Nel caso contrario, l’assegno verrebbe erogato per soli 3 anni e successivamente sospeso. Se il superstite raggiunge i 55 anni entro tale termine, l’assegno gli verrà erogato nuovamente a 67 anni, altrimenti mai più. (Leggi anche: In Grecia servono 10 lavoratori per un pensionato)

Sul debito si decide in autunno

Esistono eccezioni alla regola generale per i casi di figli minorenni o studenti fino ai 24 anni di età. E anche nel caso di morte improvvisa del coniuge continueranno ad esistere regole più generose. Inoltre, il numero minimo di anni di matrimonio per accedere alla reversibilità sale da 3 a 5 anni. Segno di una Grecia che va verso una timida normalizzazione del capitolo più pesante della sua spesa pubblica, incidendovi per il 17,5%, la percentuale più alta di tutto le economie avanzate.

Infine, le privatizzazioni. Il governo Tsipras, pur a malincuore per esplicita ammissione, cederà sul mercato il 40% della società energetica PPC, con l’obiettivo di incassare liquidità necessaria a stabilizzare il rapporto debito/pil, schizzato al 179%. Per un accordo sul debito, però, bisogna aspettare l’autunno, dopo che anche i tedeschi avranno votato e che il governo di Berlino, che sia ancora guidato dalla cancelliera Angela Merkel o meno, avrà maggiore serenità d’animo per prendere una decisione sul tema. (Leggi anche: Grecia, crisi debito come nel 2015?)

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