Rimborso pensioni, è pasticcio tra clausole di salvaguardia e deficit

Il rimborso delle pensioni potrebbe essere parziale e limitato ai soli assegni fino ai 3.000 euro. C'è il rischio di una raffica di azioni legali collettive contro l'Inps e che il governo si vincoli al rispetto dei vincoli di bilancio con una nuova clausola di salvaguardia.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il rimborso delle pensioni potrebbe essere parziale e limitato ai soli assegni fino ai 3.000 euro. C'è il rischio di una raffica di azioni legali collettive contro l'Inps e che il governo si vincoli al rispetto dei vincoli di bilancio con una nuova clausola di salvaguardia.

Per capire quale sarà la decisione del governo Renzi sulla rivalutazione delle pensioni, il cui blocco per il biennio 2012-2013 è stato bocciato dalla sentenza della Corte Costituzionale, bisognerà attendere il Consiglio dei ministri di lunedì, quando il premier Matteo Renzi  e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, annunceranno l’entità e le limitazione dei rimborsi. Se effettivamente dovessero essere rimborsate tutte le pensioni bloccate nel biennio in questione, calcolando che queste vanno ricalcolate in aumento anche per l’esercizio in corso e per quelli futuri, il costo sarebbe pari a 14 miliardi di euro, secondo i calcoli del Tesoro, pari allo 0,9% del pil. Troppo per un bilancio pubblico che deve fare i conti con un tetto del rapporto deficit/pil al 3% e della necessità di rispettare l’impegno di un disavanzo fiscale non superiore al 2,6% quest’anno, come ha ribadito ieri la Commissione europea nelle sue raccomandazioni all’Italia, pur approvando il Def. Per questo, le indiscrezioni parlano di un rimborso limitato agli assegni non superiori ai 3.000-3.200 euro al mese lordi e scaglionato nel tempo. Una prima parte sarebbe corrisposta quest’anno e impatterebbe sui conti pubblici per 2,8 miliardi, un altro miliardo sarebbe restituito dal 2016 in poi a rate, ma sia nel primo che nel secondo caso, si tratterebbe di un rimborso limitato a un anno e non ai 2 oggetto della bocciatura della sentenza.   APPROFONDISCI – Novità pensioni, soluzione caos rimborsi attesa lunedì prossimo  

Rimborsi parziali e coperture incerte

Ciò, in virtù del fatto che la Consulta ha bocciato non il blocco in sé, ma la sua durata eccessiva. Dunque, il blocco di un anno andrebbe bene e allevierebbe l’aggravio sui conti. Infatti, dei 2,8 miliardi richiesti per il 2015, 1,6 miliardi arriverebbero dal famoso “tesoretto”, ovvero dai risparmi ottenuti dal governo, grazie al minore pagamento degli interessi sul debito. Avendo stimato il Tesoro un deficit al 2,5% del pil e non al 2,6%, come nelle previsioni precedenti, quello 0,1% in meno di disavanzo darebbe all’esecutivo un margine di manovra prezioso, anche se dovrà rinunciare a utilizzare i risparmi attesi per le altre finalità, come aveva promesso il premier in conferenza stampa alcune settimane fa. Il resto della cifra sarebbe coperto dalla “voluntary disclosure”, ovvero dalle entrate attese dall’autodenuncia dei contribuenti, che abbiano portato i propri soldi all’estero, nascondendoli al fisco italiano. In entrambi i casi, però, il governo dovrà avvalersi di una nuova clausola di salvaguardia, trattandosi di coperture solo stimate e non certe.   APPROFONDISCI – Def, la UE avverte l’Italia: il rimborso delle pensioni non gravi sul deficit, rispettare i vincoli  

Nuovo rischio aumento tasse

In altri termini, il governo s’impegnerebbe per l’ennesima volta a coprire un eventuale “buco” di bilancio, derivante da entrate inferiori alle attese, con aumento dell’IVA e di altre imposte. Una spada di Damocle, che già grava sulla testa degli italiani per circa una cinquantina di miliardi di euro (oltre il 3% del pil), in conseguenza della legge di stabilità 2015, con riferimento al prossimo triennio. Infine, il governo rischia di fronteggiare un’azione collettiva, la cosiddetta “class action”, che le associazioni in rappresentanza dei pensionati potrebbero presentare contro l’Inps per ottenere il rimborso integrale e per tutti gli assegni. Un’iniziativa del genere è stata già annunciata da Fratelli d’Italia, mentre anche il resto delle opposizioni grida “giù le mani dalle pensioni”, minacciando conseguenze anche legali. Un caos, di cui il governo Renzi non ha alcuna responsabilità essendo stato causato da una norma varata nel 2011 e giudicata illegittima da un organo costituzionale indipendente. Eppure, la necessità di limitare i danni potrebbe esporre all’incertezza i nostri conti pubblici per un periodo non breve.   APPROFONDISCI – Pensioni, rimborsi parziali e per fasce di reddito. Ma l’Italia rischia il richiamo della UE  

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Argomenti: Manovra economica Renzi