Riforme economiche in Francia rese impossibili dall’antipatia di Macron, presidente gaffeur

Il presidente Macron ha subito una dura sconfitta sulle accise sul carburante e il cedimento potrebbe essere solo il primo di una lunga seria. A rischio vi sono le riforme economiche promesse ai francesi un anno e mezzo fa.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il presidente Macron ha subito una dura sconfitta sulle accise sul carburante e il cedimento potrebbe essere solo il primo di una lunga seria. A rischio vi sono le riforme economiche promesse ai francesi un anno e mezzo fa.

Saranno state le scritte che hanno imbrattato l’Arco di Trionfo ad averlo convinto a un cambio di strategia, fatto sta che il presidente Emmanuel Macron ha compiuto un passo indietro sull’aumento delle accise sul carburante (+6,5 centesimi al litro per la diesel e +2,9 centesimi per il gasolio), annunciando questa settimana che la stangata non ci sarà per tutto l’anno prossimo. Una vittoria per i “gilet gialli”, che hanno messo a ferro e fuoco particolarmente Parigi nel corso delle proteste indette negli ultimi tre sabati. E la tensione per oggi è palpabile, tanto che l’Eliseo ha disposto cecchini sui tetti per monitorare i manifestanti che accorreranno agli Champs Elysées a continuare la lotta contro governo e capo dello stato. “Presidente dei ricchi. Per molto di meno abbiamo tagliato teste”. Questo ha potuto leggere Macron al ritorno dal G20 in Argentina, visitando i luoghi degli incidenti e fissando i graffiti sull’Arco di Trionfo.

I gilet gialli segnano il declino di Macron e della tecnocrazia europea 

La lotta ai cambiamenti climatici è stato un cavallo di battaglia del presidente globalista, che sul palcoscenico internazionale ha più volte attaccato Donald Trump per avere ritirato gli USA dall’Accordo di Parigi del 2015. I suoi consiglieri lo hanno mal suggerito: la tassa sul diesel disincentiverebbe pure i consumi del carburante inquinante, ma graverebbe sui ceti più deboli, come i lavoratori delle aree rurali, costretti a prendere l’auto per spostarsi, dovendo percorrere anche lunghi tragitti. L’approccio di Macron appare sbagliato anche quando gli obiettivi si mostrano condivisibili. I toni con cui attacca spesso i più poveri lo hanno reso estraneo ai sentimenti popolari. Come non ricordare la metafora della stazione, luogo in cui s’incontrano persone importanti e “persone che non valgono niente” o quando a un pensionato che si mostrava orgoglioso di essere francese, ma lamentava un assegno insufficiente per sopravvivere, rispondeva: “la prima cosa che ci ha insegnato il Generale De Gaulle è stata di non lamentarsi”.

Macron ha esordito alla presidenza con idee giuste: taglio delle tasse, flessibilità del lavoro, abbattimento della burocrazia, riduzione della spesa pubblica, omogeneizzazione delle regole previdenziali tra le varie categorie e innalzamento dell’età pensionabile. Il suo primo atto è stato l’abolizione dell’imposta patrimoniale, senonché la sua immagine snob e persino schifata delle fasce deboli l’hanno reso tra i francesi una prova della volontà dell’Eliseo di fare solo gli interessi dei ricchi. E tra i gilet gialli, molti si battono adesso per ripristinare l’imposta, aprendo un secondo fronte potenzialmente pernicioso per Macron, dopo quello sull’ecotassa.

Macron, idee giuste e modi sbagliati

La Francia ha una spesa pubblica al 56-57% del pil, 5 milioni di dipendenti pubblici, una spesa previdenziale poco sostenibile, un debito quasi al 100%, una disoccupazione al 9,1% e una bilancia commerciale cronicamente passiva, così come il saldo delle partite correnti. In parole povere, la sua economia è poco competitiva, contrariamente a quella italiana, che vanta surplus quasi al 3% del pil. Giustissima la politica macroniana dell’apertura al mercato, ma nel liberalizzare le rispettive economie, avete per caso udito proferire a politici come Ronald Reagan e Margaret Thatcher parole di scherno verso i più poveri? Quello di Macron è un problema, anzitutto, caratteriale. Egli è privo di empatia, non riesce a mettersi nei panni del francese comune, l’uomo della strada, al contrario fa di tutto per mostrarsi diverso dal resto della popolazione, per professare la propria peculiarità afrancese, come quando qualche mese fa in Danimarca ha lodato la cultura protestante dello stato nordico, sostenendo che ne sarebbe alla base del progresso, lamentando che “invece, i galli sono poco propensi ai cambiamenti”.

La Francia di Macron deve tenersi stretti i mercati e l’euro più dell’Italia

Sul piano politico, l’approccio è tipico del tecnocrate e non di un leader inserito in un dibattito politico. Non stiamo chiaramente accusando Macron di non essere un democratico, quanto di confondere la giustezza del decisionismo con un modus operandi quasi autistico, aggravato dall’assenza alle spalle di un partito di appartenenza realmente radicato nel paese e che non a caso segnala di iniziare a sfaldarsi sul piano dei consensi e anche della tenuta all’Assemblea Nazionale, con diverse dimissioni e fuoriuscite già avvenute.

Il rischio del passo indietro sulle accise sta nell’avere incoraggiato quanti avversino le sue politiche ben oltre la questione carburante. Se le proteste (violente) hanno esitato il successo insperato, perché non replicarle anche per contrastare la riforma delle pensioni, specie per i ferrovieri, oppure per chiedere il ripristino della patrimoniale o ancora per cancellare la parziale liberalizzazione del mercato del lavoro di un anno fa? Questo si chiederanno i movimenti di opposizione, che a ridosso delle elezioni europee non perderanno occasione per fare valere il loro peso contro il governo, di cui chiedono le dimissioni, insieme a quelle del presidente.

Il futuro difficile per Macron

Macron non rischia di cadere prima della fine del mandato, che avverrà nel lontano maggio 2022. Tuttavia, più che una garanzia, per lui potrebbe trasformarsi in un incubo, nel caso in cui la popolarità ai minimi termini (23% per i sondaggi) dovesse non risalire nei prossimi mesi e anni. Il vero rischio lo corre semmai l’Assemblea Nazionale, perché nel caso di esito negativo alle europee per il suo République en Marche!, il presidente prenderebbe in considerazione lo scioglimento per indire nuove elezioni parlamentari. Ciò creerebbe le condizioni per una coabitazione con un governo di segno politico diverso, anche se ad oggi nessun partito di opposizione da solo sembra nelle possibilità di conquistare la maggioranza assoluta dei seggi. Semmai, il Réssemblement National di Marine Le Pen e i Républicains potrebbero saldarsi, ponendo fine alle ostilità storiche reciproche, dando vita a una maggioranza parlamentare inedita e al contempo pericolosissima per la tenuta della presidenza Macron.

Quello di cui il quasi 41-enne avrà bisogno nei prossimi mesi è un’accelerazione della crescita economica francese. I segnali nell’Eurozona vanno in direzione opposta, anche se la Francia, dopo un rallentamento vistoso nella prima metà dell’anno, per il momento segnala di reggere meglio di altre, Germania inclusa. E, però, difficile replicare il +2,2% del pil dello scorso anno, mentre di questo passo non si creeranno posti di lavoro a sufficienza per ridurre il tasso di disoccupazione. E sì che la Commissione europea stia chiudendo entrambi gli occhi sull’innalzamento del deficit di Parigi al 2,9% per l’anno prossimo, a ridosso del tetto massimo consentito dal Patto di stabilità.

L’humus non sembra ideale per una nuova sfornata di riforme economiche, anzi la capitolazione di Macron sulle accise rappresenterebbe il primo di una serie di cedimenti della sua presidenza, la quale sarà costretta a mettere la testa fuori dalla Francia per portare a casa un qualche minimo risultato per l’opinione pubblica. Aspettiamoci una politica estera francese più attiva sulle riforme di Eurozona e UE, nonché su capitoli come Russia e commercio mondiale. Ma la debolezza della cancelliera Angela Merkel, anziché rafforzarlo a Bruxelles, sta semmai risaltandone le criticità e la solitudine riscontrate in patria. A 18 mesi dal trionfo elettorale, Macron è già un leader in declino e il suo carattere non depone in favore di previsioni ottimistiche sulla risalita della china.

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Argomenti: Francia