Riforme a rischio, ecco perché l’elezione di Mattarella non dovrà rassicurare i mercati

Con la rottura del Patto del Nazareno, il governo Renzi rischia di non avere più una maggioranza numerica al Senato per fare le riforme, se com'è prevedibile, Forza Italia non lo sosterrà più sotto banco, come ha fatto sino ad oggi. Si rischia una lacerante crisi politica.

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Ieri, il primo scrutinio parlamentare per l’elezione del presidente della Repubblica è andato a vuoto, come da attesa. I principali partiti hanno votato scheda bianca, anche se la novità c’è stata e pure deflagrante: il premier Matteo Renzi indicherà il nome di Sergio Mattarella, attuale giudice costituzionale, anche dopo il rifiuto di Forza Italia e del suo leader Silvio Berlusconi di convergere con i suoi voti. La stampa ha giustamente parlato di fine del Patto del Nazareno, com’è stato ribattezzato quell’accordo tra Renzi e Berlusconi, siglato un anno fa, che ha assicurato in questi 12 mesi un’ampia convergenza di vedute tra PD e Forza Italia sulle riforme istituzionali, ma anche un’opposizione abbastanza benevola al governo Renzi da parte dell’ex premier. Grazie al Patto del Nazareno, Matteo Renzi ha potuto imprimere una svolta almeno linguistica al programma di governo, di fatto mettendo nell’angolo l’ala minoritaria del PD, quella di sinistra e maggiormente ostile alle riforme economiche, che lo stesso premier definisce “conservatrice”. Avendo il supporto implicito di parte del centro-destra, ad esempio, Renzi ha potuto fare ingoiare al suo partito il boccone amarissimo del “Jobs Act”, la riforma del lavoro, che per quanto incompleta, è andata nella direzione di rendere più flessibili i contratti, aprendo il vaso di Pandora di quelli a tempo indeterminato.   APPROFONDISCI – Prove di resistenza per il governo Renzi su crisi, Europa e dissenso interno   Ma il calendario delle riforme è solo agli esordi. C’è da riformare la vecchia ed elefantiaca Pubblica Amministrazione, da razionalizzare la spesa pubblica, anche colpendo sacchi di sprechi, di privilegi e di assistenza atavici nel nostro paese, da riformare la scuola e l’università (entro febbraio ha promesso il premier), bisogna abbassare la pressione fiscale sul lavoro e sull’impresa e lottare contro la burocrazia.

Maggioranza a rischio

Su molti di questi temi, se non tutti, il PD è diviso. L’ala che fa riferimento a Pippo Civati, a Massimo D’Alema e a Pierluigi Bersani teme di perdere consensi tra l’elettorato storico della sinistra, trasformando geneticamente il partito. A ciò si aggiungono dissidi e rancori personali, che di fatto espongono il governo alle intemperie di una maggioranza traballante, specie al Senato, dove i numeri sono già strettissimi, pur includendo gli alleati di NCD, che ieri hanno manifestato il loro disappunto verso Palazzo Chigi per la rottura del patto con Berlusconi. In realtà, gli uomini che fanno capo al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, temono di venire ancora più sminuiti dentro l’esecutivo e la maggioranza, se Mattarella dovesse salire al Quirinale con i voti del solo PD, di Sel e dei dissidenti del Movimento 5 Stelle. Ci sarebbe uno spostamento di fatto a sinistra della coalizione, con evidenti contraccolpi politici.   APPROFONDISCI – Quirinale: come sarà scelto il nuovo Presidente. Le mosse tattiche di Renzi   Il vero rischio per l’Italia è che il gioco dei due o tre forni di Renzi lo indebolisca, dopo un apparente rafforzamento sul caso Quirinale. Dal giorno successivo all’elezione del nuovo capo dello stato, il governo dovrebbe giostrarsi tra i voti incerti del Senato, affidandosi agli umori della sinistra più radicale e degli ex pentastellati. Non solo non si potrebbero varare le riforme promesse all’Europa, ma si rischia una crisi politica, con la conseguenza che, in assenza di una nuova legge elettorale (anche se approvato, l’Italicum non entrerebbe in vigore prima del settembre 2016), o ci si rassegna alla paralisi istituzionale, alla “palude”, o il governo Renzi potrebbe dovere cedere il posto a un nuovo esecutivo dal profilo più “tecnico” con i prevedibili successi che già conosciamo, in termini di reale sostegno politico, elettorale e di riforme.   APPROFONDISCI – La manovra di Renzi è rinviata a marzo. Servono altri 6 miliardi e il clima è torbido   Per questo, non certo per la persona di Mattarella, quanto al modo in cui si è arrivati alla sua individuazione e alle probabili conseguenze, nel caso di sua elezione domani o nei prossimi giorni a successore di Giorgio Napolitano, i mercati finanziari dovrebbero tenere ben presente che ciò non rafforzerà il governo Renzi, ma gli avrà consegnato una vittoria di Pirro.   APPROFONDISCI – S&P blinda Renzi e avverte: rating a rischio se in Italia vincono gli euro-scettici  

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