Riforma pensioni: quota 100 senza penalità per i lavoratori di aziende in crisi

Il governo starebbe studiando il modo di consentire ai lavoratori delle aziende in crisi di accedere a quota 100 senza penalizzazioni.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Il governo starebbe studiando il modo di consentire ai lavoratori delle aziende in crisi di accedere a quota 100 senza penalizzazioni.

Nelle ultime ore fioccano le indiscrezioni sulla nuova riforma pensioni, con l’avvicinarsi della legge di Stabilità e, soprattutto, del Def (Documento di economia e finanza). Il cavallo di battaglia della Lega è rimasto quota 100, anche se rispetto a quanto scritto nel contratto di governo le cose sono cambiate in più di un’occasione. Durante tutta la stagione estiva si è ripetuto come quota 100 fosse disponibile soltanto per chi aveva come requisito anagrafico minimo 64 anni, oltre a 36 di contributi.

La proposta Brambilla è stata poi cancellata di fatto dallo stesso Matteo Salvini, che in un intervento a Porta a Porta ha annunciato quota 62 con 38 di contributi, senza però fare alcun riferimento a eventuali penalizzazioni per i lavoratori che scelgono di andare in pensione prima dei 67 anni (nuova età pensionabile a partire dal prossimo anno). Penalità che invece potrebbero essere presenti nella quota 100 definitiva, come suggerito dal Corriere della Sera in un recente articolo. Le penalizzazioni descritte dal Corriere non dovrebbero però toccare i lavoratori delle aziende in crisi, come ha precisato da poche ore Il Sole 24 Ore.

Quota 100, nessuna penalizzazione per chi lavora in aziende in crisi

Il governo – o meglio i tecnici che gravitano attorno all’esecutivo Conte – starebbero studiando il modo di consentire ai lavoratori delle aziende in crisi di accedere a quota 100 senza penalizzazioni, a patto che si abbia un’età compresa tra i 62 e 64 anni. Il gap rispetto all’assegno previdenziale percepito andando in pensione a 67 anni verrebbe colmato dalle imprese stesse, le quali riceverebbero dal governo un’incentivazione fiscale, così da versare loro i contributi mancanti fino ad un massimo di 5 anni. Alcune delle aziende che sarebbero interessate dal provvedimento – e di conseguenza i lavoratori – sono Alitalia, Embraco, Electrolux, Ilva, Piaggio, Nestlé, Whirpool Indesit, Sda, Valtur, Ericsson, Bridgestone e Acciai speciali Terni.

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Argomenti: Economia Italia, Pensioni, Politica, Politica italiana