Riforma pensioni, quota 100 e 41: il governo sfoglia la margherita alle porte dell’autunno

Quota 100 appare la misura più realistica per un primo intervento sulla riforma delle pensioni.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Quota 100 appare la misura più realistica per un primo intervento sulla riforma delle pensioni.

Il governo del cambiamento, come si è autoproclamato l’attuale esecutivo del premier Conte, a trazione Movimento 5 Stelle e Lega Nord, ha tra i suoi obiettivi quello di superare la riforma pensioni della Fornero. “Un’ossessione”, come l’ha definita Elsa Fornero da parte di Matteo Salvini, o più semplicemente la volontà di mantenere l’impegno assunto nel contratto di governo, davanti a milioni di cittadini italiani che alle elezioni del 4 marzo scorso hanno votato in massa M5S e Lega. I due provvedimenti più credibili, al momento, sono quota 100 e quota 41. Entrambe le misure si profilano come universali, aperte cioè a tutti i lavoratori italiani che intendono andare in pensione prima di raggiungere l’età per la pensione di vecchiaia (dal prossimo anno fissata a 67 anni).

Più quota 100 che quota 41

A poche settimane dalla presentazione della nota di aggiornamento al Def (Documento di economia e finanza), quota 100 appare la misura più realistica per un primo intervento sulla riforma delle pensioni. La scorsa settimana, il vicepremier Matteo Salvini ha annunciato che il provvedimento sarà per tutti. Se davvero fosse così, le risorse da destinare a quota 100 sarebbero ingenti. Dall’altra parte, però, raccoglierebbe il parere entusiasta di moltissimi lavoratori, che spingono per andare in pensione con quota 100.

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Quota 41 slitta tra due anni?

Quota 41, invece, appare sempre più lontana. Difficilmente, infatti, entrambe le misure potrebbero coesistere, se si tengono in conto le risorse economiche da destinare alla riforma pensioni per il 2019. Ciò non significa però che siamo di fronte a un addio, dal momento che il provvedimento per i lavori precoci risulta regolarmente all’interno del contratto di governo sottoscritto da Movimento 5 Stelle e Lega Nord. Nell’eventualità, sempre più probabile, dell’esclusione di quota 41, la misura potrebbe tornare in auge il prossimo anno, così da fare il suo debutto nel 2020 o, al più tardi nel 2021.

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Argomenti: Economia Italia, Pensioni, Politica, Politica italiana