Riforma pensioni avanza tra le proteste, il Brasile vuole mettersi la crisi alle spalle

Il Brasile torna ad essere promosso dalle agenzie di rating per le riforme strutturali del governo Temer, ma è protesta nel paese contro l'innalzamento dell'età pensionabile. Eppure, c'è ottimismo sui mercati.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Brasile torna ad essere promosso dalle agenzie di rating per le riforme strutturali del governo Temer, ma è protesta nel paese contro l'innalzamento dell'età pensionabile. Eppure, c'è ottimismo sui mercati.

Nonostante le proteste, la riforma delle pensioni in Brasile s’ha da fare. Lo ha fatto capire chiaramente il presidente Michel Temer, che ieri ha commentato soddisfatto la promozione ottenuta dall’agenzia Moody’s, che ha confermato il rating sovrano della prima economia sudamericana a “Ba2”, ma ha alzato l’outook da “negativo” a “stabile”. Tra le ragioni di questa fiducia, l’istituto cita il rafforzamento delle istituzioni, il miglioramento delle prospettive economiche del paese e le riforme strutturali che il governo sta varando quest’anno, tra cui l’imposizione di un tetto ventennale alla spesa pubblica in Costituzione e, appunto, la riforma delle pensioni.

In una ventina di città si sono registrati scioperi contro le novità previste dal governo, che punta ad innalzare l’età minima pensionabile a 65 anni per uomini e donne, quando è ancora possibile andare in pensione con 25 anni di contributi per le donne e 30 anni per gli uomini, indifferentemente dall’età. Molti brasiliani sono stati ad oggi in grado di lasciare il lavoro già a 54 anni, per cui è naturale che protestino contro la riforma, che introduce anche un assegno pieno con un numero di anni di contributi versati crescente dai 25 attuali fino ai 49, seppur gradualmente. (Leggi anche: Debito Brasile record, ma real guadagna 16% in un anno)

Senza riforma, spesa per pensioni esplode

La riforma delle pensioni per il Brasile è più che necessaria. Il paese ha speso nel 2015 l’11,3% del pil per la previdenza, similmente a un’economia avanzata, pur avendo una popolazione decisamente più giovane. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, al 2021 la percentuale salirebbe al 14% senza correttivi e al 26% del pil entro il 2050. E le casse previdenziali statali sono già in rosso per 67 miliardi di dollari.

Volendo, la riforma non sembra nemmeno così punitiva verso i lavoratori brasiliani, se è vero che si stima che con 25 anni di contributi si avrebbe un assegno pari al 76% dell’ultimo stipendio. Dal 2015, a causa degli squilibri fiscali eccessivi, il rating sovrano brasiliano è diventato speculativo, retrocedendo dalla categoria “investment grade”. (Leggi anche: Pil Brasile, segnali incoraggianti)

Mercati sono in festa

La situazione politica resta complicata. Il procuratore generale ha posto sotto inchiesta martedì 5 membri del governo e altri dirigenti politici della maggioranza con l’accusa di corruzione, in relazione alla solita compagnia petrolifera statale Petrobras e per fatti risalenti agli anni passati. Per quanto Temer abbia annunciato che non rimuoverà alcun ministro sulla base solo delle accuse, il clima nel paese torna a infuocarsi. Difficile, infatti, digerire riforme impopolari, quando a metterle in atto è una classe politica percepita come corrotta.

Intanto, l’inflazione a febbraio in Brasile è scesa oltre le attese al 4,76% annuale, il dato più basso degli ultimi cinque anni e in sostanziale linea con il target medio fissato dalla banca centrale (2,5-6,5%). Il cambio tra real e dollaro si è rafforzato quest’anno del 4,5%, scendendo attualmente a 3,1068, guadagnando il 14,5% nell’ultimo anno, contribuendo a rallentare l’inflazione, grazie al minore costo dei beni importati.

Molto bene anche i bond sovrani. I rendimenti a due anni sono scesi quest’anno di 155 punti base al 9,56%, mentre quelli decennali di 114 bp al 10,28%, in entrambi i casi ai minimi da quasi quattro anni. Molto bene anche la Borsa di San Paolo, che dall’inizio del 2016 ha già guadagnato il 10%, mettendo a segno un rialzo vicino al 40% in appena dodici mesi. L’ottimismo è tanto per l’avvertita fine della recessione, la più pesante da almeno oltre un secolo nella storia brasiliana, ma con 13 milioni di disoccupati, il 12,6%, stenta ad attecchire anche tra la popolazione. (Leggi anche: Investire in Brasile, è questo il momento giusto?)

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi Brasile, Crisi paesi emergenti, economie emergenti, Esteri