Riforma MES rinviata per Coronavirus, ma l’Italia resta sorvegliato speciale

Il rinvio della riforma del Fondo salva-stati di ieri non è per sempre e l'Italia resta sotto sorveglianza dei mercati e delle stesse istituzioni comunitarie. La profonda recessione provocata dal Coronavirus impatta disastrosamente sui conti pubblici.

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Il rinvio della riforma del Fondo salva-stati di ieri non è per sempre e l'Italia resta sotto sorveglianza dei mercati e delle stesse istituzioni comunitarie. La profonda recessione provocata dal Coronavirus impatta disastrosamente sui conti pubblici.

Era finita tra le voci “varie ed eventuali”, con l’agenda a concentrarsi evidentemente sull’epidemia di Coronavirus che sta travolgendo i sistemi sanitari e le economie d’Europa. E, alla fine, l’Eurogruppo di ieri a Bruxelles non ha deciso alcunché sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), pur avendone esaminato alcuni dettagli tecnici. Si apprende che i ministri delle Finanze dell’unione monetaria hanno approvato la cosiddetta “general escape clause”, già dal nome tutto un programma. In cosa consisterebbe? La riforma prevede che uno stato dell’area possa richiedere e ricevere assistenza finanziaria dal MES, a patto che il suo debito pubblico venga giudicato e reso sostenibile nel medio-lungo termine, vale a dire che sia anche sottoposto a una previa ristrutturazione.

La vergognosa riforma del MES con Camere in quarantena per Coronavirus

Stando alle indicazioni arrivate ieri, questa automaticità verrebbe ammorbidita da una certa discrezionalità consentita al fondo. Restano in piedi gli altri punti, tra cui spicca la volontà politica in sede europea di modificare le Clausole di Azione Collettiva per i titoli di stato emessi dal 2022, così da agevolare gli eventuali processi di ristrutturazione dei debiti sovrani. Come? Sinora, è previsto che serva eventualmente una doppia votazione degli obbligazionisti: una a maggioranza qualificata per ogni emissione e un’altra a maggioranza qualificata per l’insieme delle emissioni.

Con la riforma, vi sarebbe un’unica votazione ad ampia maggioranza da parte degli obbligazionisti titolari di tutte le emissioni. Il punto si presenta controverso per la semplice ragione che rendere più facile la ristrutturazione dei debiti spingerà il mercato a cautelarsi dai rischi, inducendolo a pretendere rendimenti più alti per i bond giudicati più suscettibili di una qualche forma di ristrutturazione, finendo per rendere definitivi gli alti spread.

Inoltre, la sola riforma darebbe l’idea che la stessa Eurozona si aspetti e si prepari alla ristrutturazione di qualche debito sovrano al suo interno. E gli indizi porterebbero subito a Roma, dato l’elevato indebitamento.

Italia nel mirino di UE e mercati

Ieri, ad essere mancata è stata sostanzialmente solo la votazione finale, ma la riforma del MES può dirsi nei fatti conclusa. Unitamente alle ultime dichiarazioni ufficiali della BCE, con il governatore Christine Lagarde ad avere precisato in conferenza stampa che non sia suo compito restringere gli spread, ne viene fuori un quadro allarmante per l’Italia. Da una parte, nel caso di attacco speculativo sui mercati non sarebbe sostenuta automaticamente dalla banca centrale, dall’altra verrebbe costretta a rinegoziare il suo debito a condizioni imposte dall’ente.

Vi avevamo parlato dei rischi della riforma del MES per spiegarvi come essa sottolineerebbe, in questa fase, la necessità per il mercato di cercare nuove forme di investimento, alternative alla sfera finanziaria e possibilmente per assets non legati mani e piedi all’economia domestica. Per varie ragioni, l’immobiliare estero si mostra appetibile, vuoi perché riesce a garantire una tenuta dei prezzi anche nelle fasi difficili, a differenza dei tonfi repentini accusati da azioni e bond, vuoi anche perché rispecchia economie dai fondamentali solidi, anche in un’ottica socio-demografica.

Mercato immobiliare estero come risposta alla crisi strutturale dell’euro

L’alternativa dell’immobiliare

ELVinvest è una realtà svizzera attiva su mercati come il Regno Unito, nei quali si occupa di effettuare investimenti finalizzati a creare valore per i clienti e, in particolare, nelle aree ad alto tasso di crescita delle quotazioni, anche attraverso opere di ristrutturazione degli immobili acquistati. Quanto sta accadendo in queste settimane rafforza le conclusioni a cui eravamo arrivati già prima che il Coronavirus travolgesse gli indici azionari delle principali borse e i titoli di stato italiani. A fronte di un tracollo finanziario, il comparto immobiliare non sta accusando da nessuna parte una simile caduta, trattandosi di un asset meno facilmente liquidabile e legato a movimenti “lenti” del mercato.

Chi pensa che la mancata riforma del MES di ieri sia da cogliere come uno scampato pericolo per l’Italia si sbaglia. I ministri delle Finanze dell’Eurozona con ogni probabilità hanno optato per il rinvio per due ragioni essenziali: mandare ai mercati il messaggio rassicurante che tutta l’attenzione in questa fase sia concentrata su come superare le difficoltà arrecate dal Coronavirus; evitare che nella frettolosa approvazione della riforma si scorgesse la volontà dei governi di mettere subito sotto tutela i paesi a rischio per il timore che stiano per crollare finanziariamente. Comunque la si veda, gli indici macroeconomici italiani si starebbero deteriorando a ritmi impensabili e preoccupano le ripercussioni di questa crisi devastante in corso sui conti pubblici, che davvero preparano a uno sbocco non ordinario.

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