Riforma MES, la risoluzione di maggioranza contrasta con le rassicurazioni di Conte

La maggioranza "giallo-rossa" presenterà domani una risoluzione sulla riforma del Fondo salva-stati, che nei fatti sconfessa le rassicurazioni dello stesso governo Conte sui titoli di stato.

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Camera e Senato voteranno domani la risoluzione presentata dalla maggioranza “giallo-rossa” sulla riforma del MES, il Fondo salva-stati, che divide da settimane la politica italiana non soltanto tra governo e opposizioni, bensì anche tra PD e Movimento 5 Stelle, con il secondo a mostrarsi ostile a un via libera incondizionato dell’Italia. Il premier Giuseppe Conte ha rassicurato che la riforma non comporterebbe alcun rischio per il nostro Paese e il suo ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha definito “terrorismo” mediatico quello della Lega, in particolare, contro la discussione in corso a Bruxelles.

La maggioranza ha altre poche ore di tempo per trovare un accordo che salvi la faccia a tutti. La risoluzione che verrebbe presentata al Parlamento darebbe sì il consenso dell’Italia alla riforma del MES, ma a patto che: 1) non vi siano restrizioni sulla detenzione dei titoli di stato da parte delle banche; 2) venga esclusa una ponderazione del grado di rischio dei titoli di stato in pancia alle banche; 3) il governo italiano voti in maniera vincolante e definitiva a favore, solo quando saranno state definite le Clausole di Azione Collettiva, escludendosi l’applicazione del criterio del “single limb”.

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Conte smentito, critiche fondate

Sulla base di queste previsioni, la maggioranza smentirebbe le rassicurazioni del premier e del suo gaudente ministro dell’Economia, riconoscendo nei fatti le preoccupazioni espresse dalle opposizioni, pur mascherandole dietro un voto complessivamente favorevole alla riforma del MES. Già, perché verrebbe confermato il timore che il famoso “pacchetto” di cui parla da settimane Conte e che mitigherebbe le eventuali criticità della riforma, al contrario rischia di accentuarle.

La Germania accetterebbe si completare l’unione bancaria accettando la garanzia unica sui depositi, ma a patto di imporre alle banche limitazioni stringenti sulla detenzione di titoli di stato.

Inaccettabile per l’Italia, che risulterebbe penalizzata anche da una eventuale ponderazione dei rischi legati ai bond sulla base dei rating. Infine, l’idea di agevolare i processi di ristrutturazione dei debiti sovrani con la previsione di un unico voto a maggioranza qualificata di tutti gli obbligazionisti verrebbe percepita sui mercati finanziari come un implicito via libera alla rinegoziazione dei BTp, con la conseguenza che rischieremmo una ennesima e possibilmente fatale crisi dello spread.

La risoluzione della maggioranza sconfessa la linea Conte-Gualtieri e in sé non sarebbe nemmeno in grado di sventare il voto contrario della fronda “grillina”, numericamente determinante al Senato. Come si possono rassicurare quanti esprimono timori dalle file del Movimento 5 Stelle, se tra le righe è la stessa maggioranza di governo a riconoscere che questa riforma del MES, così com’è stata concepita, minaccerebbe la sostenibilità del debito pubblico italiano? E come si può pretendere di mettere a tacere le critiche sostenendo che con la riforma nulla cambierebbe? Se così fosse, perché mai tutta questa pressione europea sull’Italia per vedersi approvata una revisione del trattato istitutivo del MES?

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