Riforma legge elettorale, alla fine si voterà con un Italicum corretto

La riforma della legge elettorale partirà dall'Italicum, portando correttivi sul premio di maggioranza, in particolare. La soluzione accontenterebbe tutti.

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La riforma della legge elettorale partirà dall'Italicum, portando correttivi sul premio di maggioranza, in particolare. La soluzione accontenterebbe tutti.

A due settimane dalla nascita del governo Gentiloni, la priorità della riforma della legge elettorale sembra essere stata accantonata dalla necessità di salvare con un intervento d’urgenza MPS e le altre banche italiane a rischio crac. L’attesa è per quel 24 gennaio, data in cui la Corte Costituzionale inizierà la discussione in seduta pubblica sull’Italicum, anche se potrebbe sentenziare persino un paio di settimane dopo.

Sembra certa la bocciatura della riforma voluta dall’ex premier Matteo Renzi e approvata anche con i voti di Forza Italia, che si è sfilata dall’accordo con la rottura del Patto del Nazareno nel gennaio 2015, in concomitanza con l’elezione non concordata di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica.

I giudici dovrebbero dichiarare incostituzionale l’assegnazione del premio di maggioranza senza alcun riguardo per le percentuali ottenute dal partito che ha preso più voti e le candidature multiple dei capilista fino a dieci collegi. L’ex premier Renzi ora punta sul Mattarellum, ovvero su un mix tra collegi uninominali e assegnazione dei seggi su base proporzionale, ma in Parlamento non avrebbe il sostegno necessario per fare passare tale legge. (Leggi anche: Riforma Italicum, ora M5S chiude)

Si riparte dall’Italicum

Silvio Berlusconi e Forza Italia ritengono il Mattarellum improprio con un sistema tripolare, mentre accetterebbero Lega Nord e Fratelli d’Italia, desiderosi di mantenere in vigore l’attuale sistema delle coalizioni. Nemmeno il Movimento 5 Stelle è propenso, perché non avrebbe candidati forti da schierare in centinaia di collegi, rischiando la debacle in termini di seggi, nonostante possa persino vincere il voto.

A questo punto, l’ipotesi più realistica è che si parta in Parlamento proprio dall’Italicum bocciato, seguendo le indicazioni della Consulta. Quasi certamente sparirà il ballottaggio per l’assegnazione del premio di maggioranza, così come quest’ultimo potrebbe o trasformarsi in un numero fisso di seggi, oppure essere legato all’ottenimento da parte del partito o della coalizione vincente di una percentuale minima di consensi validi. Ovviamente, poi, la riforma sarebbe estesa al Senato, dove in assenza di correzioni si andrebbe al voto con una sorta di proporzionale puro, detto anche Consultellum.

 

 

 

 

Diversi scenari dopo le elezioni

Affinché si trovi un’intesa ampia in Parlamento, è altresì probabile che la soglia di sbarramento sia la più bassa possibile, in modo da ingraziarsi il sostegno dei piccoli gruppi, NCD compresa. Un’ipotesi plausibile sarebbe il 3%, ma si potrebbe scendere persino al 2%.

Una siffatta legge accontenterebbe tutti e metterebbe chi vince nelle condizioni di governare, ma insieme a qualche altro partito. Si potrebbero profilare diversi scenari post-voto: una coalizione di governo tra PD, NCD e Forza Italia; una coalizione M5S e Lega Nord; un governo tutto di centro-destra (i sondaggi non sono così contrari). Tutto dipenderà non solo da chi otterrà più seggi al prossimo giro, ma anche di quanti ne avranno il secondo e il terzo arrivati. (Leggi anche: Governo Grillo-Salvini? Ecco lo scenario)

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