Riforma IRPEF: flop in vista per il governo Draghi, ecco perché

Il taglio delle aliquote sarebbe dovuto arrivare a luglio, ma la maggioranza non è riuscita a trovare un accordo e le risorse per attuarlo

di , pubblicato il
Riforma IRPEF, niente da fare

Sarebbe dovuta essere approvata entro luglio, massimo la prima settimana di agosto, ma non se n’è fatto niente. E con ogni probabilità, a settembre non vedrà la luce. La riforma dell’IRPEF resta una velleità di questa ampia maggioranza parlamentare, destinata a non trasformarsi in alcunché di concreto per i prossimi mesi.

Quali sono i nodi? La pressione fiscale sui contribuenti è rinomatamente elevata in Italia. Sui redditi delle persone fisiche gravano fino a 5 aliquote, che vanno dal 23% al 43%. Il governo Draghi aveva prospettato una riforma dell’IRPEF per almeno ridurre il carico fiscale sul ceto medio. Obiettivo: tagliare la terza aliquota del 38%, quella che grava sui redditi lordi annui compresi tra 28.000 e 55.000 euro.

Ma le risorse a disposizione sono risibili. Si parla di qualche miliardo di euro, quando ne servirebbero a decine per implementare una riforma IRPEF seria e d’impatto. Non è solo questo il problema di questa composita maggioranza. Lega e Forza Italia spingono per la “flat tax”, ovvero per un’unica aliquota. Il costo dell’operazione sarebbe elevato – si parla fino a 60 miliardi – e, soprattutto, PD e Movimento 5 Stelle eccepiscono che serve mantenere e finanche potenziare la progressività dell’imposta.

Riforma IRPEF: la giungla delle detrazioni fiscali

I due partiti ribattono con il modello tedesco: aliquota continua e non più per scaglioni, al fine di eliminare quei “salti” d’imposta tra uno scaglione e il successivo. Un algoritmo applicato al reddito del contribuente farebbe salire gradualmente la pressione fiscale. Ma anche in questo caso, se l’obiettivo è lo sgravio, servono risorse. In teoria, una voce alla quale si potrebbe attingere per diverse decine di miliardi all’anno sarebbe quella delle detrazioni fiscali.

Il fisco italiano è schizofrenico: da un lato, chiede aliquote alte al contribuente, dall’altro gli offre la possibilità di abbatterle ricorrendo alle centinaia di detrazioni esistenti. La politica concorda sul punto da molti anni, ma anziché passare ai fatti, negli ultimi tempi ha persino aumentato il ricorso a tali espedienti. Il fatto è che le cosiddette “tax expenditures” accrescono il potere “clientelare” dei governi, consentendo loro di attirare questa o quella categoria produttiva sul piano del consenso.

La riforma dell’IRPEF non ci sarà, dunque. E del resto mettere d’accordo la maggioranza che sostiene Draghi sarebbe un’impresa. Qualora il governo riuscisse ancora a portare a casa qualche provvedimento in materia, non aspettiamoci nulla di compiuto. Tra risorse praticamente inesistenti e opzioni contrapposte tra partiti, i margini di manovra per Palazzo Chigi sono ridottissimi.

[email protected] 

Argomenti: ,