Riforma Fondo salva-stati, ecco perché a frenare sul MES è ora la Germania

La riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità sarà rinviata per la seconda volta e a chiederlo è adesso la Germania. Vediamo perché Berlino ha i suoi guai nell'avallare il Fondo salva-stati.

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La riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità sarà rinviata per la seconda volta e a chiederlo è adesso la Germania. Vediamo perché Berlino ha i suoi guai nell'avallare il Fondo salva-stati.

Se a dicembre la politica italiana si è dilaniata sulla riforma del Fondo salva-stati o MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), con Lega e Fratelli d’Italia ad avere attaccato il governo Conte sull’accettazione supina di regole considerate ostili agli interessi nazionali dell’Italia, stavolta i guai per l’ente arrivano dalla Germania. Per stemperare le tensioni e guadagnare tempo, il Consiglio europeo di oltre un mese fa aveva rinviato la votazione finale per febbraio, ma adesso è lo stesso direttore del MES, il tedesco Klaus Regling, ad avvertire che molto probabilmente l’appuntamento slitterà ancora e forse sarà fissato a marzo.

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Il Bundestag risulta molto diviso sul tema. Sappiamo già di quanto sia traballante la maggioranza “nero-rossa” sul piano dei numeri e dei consensi, ma il problema è diventato più squisitamente giuridico. Incaricato dal gruppo dei liberali all’opposizione – la FDP – il giurista Franz Schorkopf sostiene che l’approvazione della riforma del MES al Bundestag debba avvenire con maggioranza qualificata dei due terzi. Peccato che oltre ai partiti della maggioranza, nessuno dall’opposizione intende votarla. E così, la cancelliera Angela Merkel sta prendendo tempo, pur obiettando che sul punto chiederà approfondimenti.

I liberali tedeschi sono notoriamente euro-critici, pur paradossalmente appartenendo al gruppo europeo dell’ex Alde, considerato il più europeista a Strasburgo e di cui ultimamente fa parte anche il partito di Emmanuel Macron. Essi lamentano che la riforma assegnerebbe al MES maggiori poteri sui salvataggi bancari, aumentando i rischi di condivisione tra gli stati dell’Eurozona, nonché impattando anche sui bilanci statali. In sostanza, spiegano, i contribuenti tedeschi verrebbero esposti a maggiori oneri potenziali e per questo serva, anzitutto, che la ratifica della riforma avvenga con maggioranza dei due terzi, mentre la Corte Costituzionale potrebbe essere adita per imporre paletti al coinvolgimento del governo federale in operazioni sovranazionali di questo genere.

La riforma a marzo con l’assenso dell’Italia

Avete capito i tedeschi? Gli euro-scettici e i “populisti” sono sempre gli altri, ma quando si tratta di salvaguardare l’interesse nazionale, Berlino non è seconda a nessuno. La sua legislazione non viene subordinata alle regole sovranazionali come avviene in quasi tutto il resto dell’area, così come dimostra anche un altro aspetto del MES. Sapevate che i suoi dirigenti sono tenuti a mantenere il segreto su tutte le operazioni messe in campo dall’ente e che godono anche dell’immunità penale durante il loro mandato? Ebbene, inaccettabile per la Germania. Il Bundestag avrà ugualmente diritto di convocare gli amministratori del fondo e a conoscere il loro operato. La segretezza per Berlino non ha valore.

Questa è l’ennesima grande lezione che i tedeschi ci impartiscono gratis: mai sborsare un solo euro senza garanzie su come, da chi e perché verranno spesi. Questo è come la prima economia del Vecchio Continente intende la sua appartenenza all’Unione Europea e ai vari organismi collaterali sorti nei decenni, cioè all’insegna della tutela dei suoi contribuenti e della responsabilità. E l’Italia? A dicembre avrebbe firmato di tutto, come la revisione in peius (per noi) delle Clausole di Azione Collettiva e l’accettazione del principio di aiuti subordinati alla previa ristrutturazione del debito. Poi, la polemica montò e fece saltare i piani del governo.

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Ma a breve arriverà lo zuccherino ad addolcire tutto: gli investimenti “green” verranno scorporati dal computo sul deficit. E quando c’è un modo per fare debiti senza doverne rispondere, l’Italia è prima della classe, salvo rimanere per tutto il resto in fondo alla fila.

A marzo, Germania volendo, firmeremo la riforma del MES e ci racconteremo che sia stata migliorata grazie ai nostri pugni battuti sul tavolo. Sarà vero il contrario e ci esporremo ulteriormente alle intemperie sui mercati finanziari. Perché noi siamo italiani e ci piace apparire simpatici all’estero, mica come i tedeschi!

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