Riforma Fondo salva-stati, ecco perché Conte non può dire no a Francia e Germania

La riforma del MES, il Fondo salva-stati d'Europa, divide la stessa maggioranza di governo e vede nel premier Giuseppe Conte praticamente l'unico strenuo difensore in Italia. Ecco perché non può negare il suo assenso a Francia e Germania.

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La riforma del MES, il Fondo salva-stati d'Europa, divide la stessa maggioranza di governo e vede nel premier Giuseppe Conte praticamente l'unico strenuo difensore in Italia. Ecco perché non può negare il suo assenso a Francia e Germania.

Giuseppe Conte replica stizzito alle accuse di Matteo Salvini di “tradimento del popolo italiano” con l’accettazione della riforma del Fondo salva-stati, tecnicamente noto come MES (Meccanismo Europeo di Stabilità). Il premier nega la ricostruzione del suo ex ministro dell’Interno, secondo la quale egli sarebbe rimasto a Palazzo Chigi dopo la caduta del governo “giallo-verde”, dietro a precise garanzie sull’assenso dell’Italia alla riforma voluta da Francia e Germania.

Ha replicato con la richiesta di un confronto TV tra il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, e il leader della Lega, appunto.

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La materia, però, sta diventando realmente escandescente. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, guida il fronte interno dei contrari all’approvazione in Parlamento e senza il suo placet, la riforma verrebbe affossata, creando uno scontro tra Roma e le altre due principali cancellerie europee, che Conte vuole evitare a ogni costo, tanto da avere chiarito ai suoi nei giorni scorsi che “la riforma” deve passare. Perché?

Aldilà della probabile dietrologia di Salvini, è assodato come Conte sia rimasto a Palazzo Chigi, passando dal guidare un governo tacciato di “euro-scetticismo” a uno di vedute europeiste, grazie alla benedizione di Francia e Germania, percepita dal Quirinale come un sostanziale via libera rassicurante alla nuova fase politica apertasi in Italia. Ma l’incoronamento di Parigi e Berlino non è avvenuto gratuitamente, bensì dietro a due precise condizioni: che la Lega fosse tenuta fuori dalla maggioranza e che il profilo del nuovo esecutivo fosse europeista, ossia incline all’accettazione del pacchetto di riforme in corso di discussione a Bruxelles.

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Conte questo rappresenta in Italia, il garante dell’asse franco-tedesco e delle sue politiche in Europa. Il “no” alla riforma del MES sarebbe inaccettabile sul piano politico, in quanto Emmanuel Macron e Angela Merkel lo percepirebbero come un “tradimento” delle promesse rese in sede di formazione del nuovo governo e una resa alla propaganda “populista” domestica.

E il premier, che si regge in Parlamento su di una maggioranza colabrodo e divisa praticamente anche sulle virgole, non può permettersi di indispettire i suoi unici, veri alleati, che si trovano all’estero, tanto più che tra capitolo Russiagate e rapporti ambigui tra Movimento 5 Stelle e Cina, l’amicizia di Donald Trump non sarebbe più così certa.

Senza il sostegno di Merkel e Macron, che in verità sembra essere già scemato sin dal bis a Palazzo Chigi con il varo di una legge di Stabilità senza arte e né parte, il presidente Sergio Mattarella stesso avrebbe serie difficoltà ad assistere inerme alle liti quotidiane nella maggioranza, “addolcite” solo un po’ sinora proprio dalla convergenza in politica europea con l’asse franco-tedesco, visto come uno scudo sui mercati finanziari per ripararci dalla crisi di fiducia degli investitori sul nostro futuro nell’euro. E non a caso, il commissario agli Affari monetari uscente, il francese Pierre Moscovici, ha voluto intervenire sul tema, dichiarando che la riforma non sarebbe un problema per l’Italia, anzi chiarendo che essa si mostrerebbe “favorevole” al nostro Paese, anche grazie alle discussioni proficue avute con i rappresentanti del governo di Roma.

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Un assist, quello di Moscovici, che punta a mettere l’esecutivo in riga, una sorta di ultima chiamata prima che francesi e tedeschi inizino seriamente a scocciarsi. O Conte saprà richiamare all’ordine i suoi o non si vedrebbe più ragione concreta per continuarlo a sostenere nelle sedi europee, dopo che ha già fallito nell’obiettivo di risanare i conti pubblici anche per il 2020, così come di varare misure riformatrici per il rilancio dell’economia italiana. Insomma, se l'”avvocato del popolo” si comporta come un Salvini qualsiasi, chissà che non sia a quel punto meglio avere a che fare direttamente con l’originale.

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