Riforma elettorale, se il caos a Roma all’Europa conviene più della stabilità

La riforma della legge elettorale viene rinviata di mese in mese, c'è il sospetto che fuori dall'Italia non la vogliano. Il caos potrebbe convenire, anziché uno scenario di stabilità politica, ma inquietante per Bruxelles.

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La riforma della legge elettorale viene rinviata di mese in mese, c'è il sospetto che fuori dall'Italia non la vogliano. Il caos potrebbe convenire, anziché uno scenario di stabilità politica, ma inquietante per Bruxelles.

Il PD ci riprova e dal Nazareno viene partorita l’ennesima proposta di riforma della legge elettorale, impostata su un Mattarellum al contrario. Se il sistema di voto applicato per le elezioni politiche del 1994, 1996 e 2001 prevedeva l’assegnazione del 75% dei seggi con il metodo maggioritario e il restante 25% con il proporzionale, stavolta il segretario Matteo Renzi vorrebbe che il 64% dei seggi fosse assegnato tramite un meccanismo proporzionale con sbarramento nazionale al 3% e collegi piccoli e il restante 36% con l’uninominale a turno unico.

Sarebbe un buon compromesso tra istanze diverse e stavolta arriverebbe a ottenere il placet di Silvio Berlusconi, contrario a un ritorno al maggioritario e allergico anche alle preferenze. (Leggi anche: Draghi premier, legge elettorale e amministrative: perché Renzi rischia di finire male)

Vedremo che fine farà questa proposta, ma quando mancano 5-6 mesi alle prossime politiche, l’Italia non ha una legge elettorale omogenea tra Camera e Senato, in quanto l’Italicum, la riforma voluta dalla maggioranza ed entrata in vigore dal luglio 2016, è stato parzialmente bocciato dalla Corte Costituzionale, che nei fatti ha dato vita a un sistema proporzionale con sbarramento del 3% alla Camera e dell’8% al Senato, con le preferenze e con un premio di maggioranza per il partito che raggiunge il 40% dei voti validi nella prima.

A queste condizioni, è quasi certo che nessuno dei tre schieramenti otterrà la maggioranza assoluta dei seggi in entrambe le Camere, anzi è assai improbabile che riesca a conquistarla anche solo a Montecitorio. Si tratterebbe, quindi, di andare alle urne con la consapevolezza di elezioni inutili, cosa che spingerebbe milioni di italiani a restarsene a casa, frustrati da un sistema politico irriformabile e palesemente irresponsabile. Se finora la riforma è stata rinviata di mese in mese per evitare che il Parlamento sia nelle condizioni di essere sciolto per andare ad elezioni anticipate, da qui ai prossimi 2 mesi ci si gioca realmente tutto.

Caos post-elettorale scenario probabile

Il caos post-voto sembra la prospettiva maggiormente interessante per chi ritiene che le elezioni le perderà.

In teoria, Renzi sarebbe consapevole che il suo PD rischi di finire all’opposizione con una legge elettorale che consentisse a chi vince di conquistare la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, ma questo scenario gli farebbe adesso meno paura di quello ancora meno rassicurante di un esito nullo, che spingesse almeno Forza Italia e i democratici a concordare la formazione di un nuovo governo. Quasi certamente, questo sarebbe guidato non da lui, bensì da altre personalità condivise e meno divisive, a partire dall’attuale premier Paolo Gentiloni. Renzi si ritroverebbe in quel caso a sostenere un esecutivo di larghe intese, non potendo nemmeno alzare la voce più di tanto per sollevare le proprie quotazioni tra gli elettori. Meglio l’opposizione a un governo coattivo, dunque.

Ma il caos resta l’opzione desiderabile al di fuori dei confini nazionali. La UE è preoccupata per la possibile vittoria del Movimento 5 Stelle, percepito come formazione euro-scettica e contraria alle politiche di rigore sul piano fiscale. Ora, con una legge elettorale razionale, Bruxelles teme che i grillini abbiano chances credibili di arrivare al governo. I sondaggi danno i tre schieramenti sostanzialmente alla pari, divisi da una manciata di voti. Per l’asse franco-tedesco, lo scenario migliore sarebbe la vittoria del centro-sinistra a guida PD, meglio se derenzizzato. Il “second best” consisterebbe in una maggioranza tra Forza Italia e PD, che lasciasse fuori dal governo le ali estreme di entrambe le coalizioni.

Ottenere l’optimum, tuttavia, appare sempre meno probabile, per cui meglio che berlusconiani e PD si accordino per sostenere un governo filo-europeista e che disinneschi la minaccia di una maggioranza grillina o leghista. Per centrare questo secondo obiettivo, però, serve quel caos di cui dicevamo, ovvero l’assenza di una legge elettorale chiara e razionale. E chissà che dietro le quinte, PPE e Socialisti non stiano facendo pressioni rispettivamente su Forza Italia e PD per impedire che una riforma venga varata, magari nella speranza che i due partiti riescano a portare Mario Draghi a Palazzo Chigi, liberando in anticipo la casella della presidenza BCE, alla quale la Germania guarda con l’acquolina alla bocca.

(Leggi anche: L’Italia corre verso il caos)

 

 

 

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