Riforma del Senato: domani Berlusconi sfida Renzi, ma non controlla più Forza Italia

Domani, il Patto del Nazareno potrebbe naufragare al voto alla Camera sulla riforma del Senato, ma Silvio Berlusconi parrebbe con le armi spuntate contro il premier Matteo Renzi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Domani, il Patto del Nazareno potrebbe naufragare al voto alla Camera sulla riforma del Senato, ma Silvio Berlusconi parrebbe con le armi spuntate contro il premier Matteo Renzi.

Domani è un test importante per il Patto del Nazareno e per capire se il governo Renzi abbia reali chance di superare indenne anche i prossimi mesi di legislatura. La Camera dei Deputati voterà la riforma del Senato e il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, in contemporanea con il suo ritorno alla piena libertà personale per la fine dei lavori sociali a Cesano Boscone, avrebbe deciso di sfidare il premier e di fargli pagare la “furbata” sul Quirinale, quando non ha trattato l’elezione di Sergio Mattarella come capo dello stato, privilegiando l’unità del suo partito all’intesa con il centro-destra. Berlusconi sta chiamando a raccolta i suoi 70 deputati per farli votare contro la riforma costituzionale. Ma il coordinatore Denis Verdini, che controlla più o meno una trentina di deputati azzurri, avrebbe impartito loro un contrordine: si voti in ogni caso la riforma del Senato proposta da Matteo Renzi, perché se egli decidesse di tornare alle urne dopo una votazione negativa su un capitolo così importante, in pochi della sparuta truppa dei forzisti alla Camera sarebbero rieletti. Da qui, il pressing per non seguire le indicazioni dell’ex premier.   APPROFONDISCI – Sondaggi politici elettorali: continua il crollo di Forza Italia  

I limiti della tattica di Berlusconi

D’altro canto, Berlusconi dovrà dimostrare con i fatti, oltre che con le parole, agli alleati della Lega Nord di essere alternativo al governo di centro-sinistra. In gioco ci sono le alleanze alle elezioni regionali, che il centro-destra potrebbe rovinosamente perdere ovunque, se si presentasse diviso com’è.   APPROFONDISCI – Regionali, l’ultimatum di Salvini a Tosi: o con la Lega o la tua Fondazione   Ma oltre a Verdini, le prossime mosse ritorsive di Berlusconi verso Renzi sono frenate da due fronti caldi: la giustizia e le operazioni finanziarie della sua famiglia. Sempre domani, la Cassazione deciderà sul processo Ruby-Uno, che l’ex premier guarda con grandissima attenzione, perché nel caso in cui dovesse uscirne soccombente, si aprirebbe per lui la prospettiva di un nuovo calvario giudiziario e lo spettro di una nuova condanna, che in forza di quella appena finita di scontare sul caso Mediatrade, potrebbe spalancargli le porte del carcere, in teoria, anche per diversi anni. Per questo, Berlusconi non potrà prescindere dai buon rapporti con il governo, l’unico in grado di garantirgli l’agibilità politica e una certa “protezione” dai possibili nuovi attacchi della magistratura, avendo in mano il controllo del Parlamento.

I casi Mondadori-Rcs ed EI Towers-Raiway

Altro aspetto: i casi Mondadori-Rcs libri e EI Towers-Raiway. Il cda di Rcs ha garantito alla Mondadori di Marina Berlusconi, figlia di Silvio, l’esclusiva per la cessione del ramo libri. Se l’operazione andasse in porto, si darebbe vita a un colosso editoriale con una quota del mercato librario del 40% (Mondadori ha il 28% attuale e Rcs quasi il 12%). Ma l’acquisizione è vista come fumo negli occhi da parte di alcuni pezzi dell’esecutivo, come il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, così come nel PD. Sull’operazione peserà anche la decisione dell’Antitrust, che se fosse negativa, potrebbe fare naufragare le trattative tra le due società. Anche in questo caso, una buona parola del governo avrebbe un’incidenza positiva, se non altro perché Palazzo Chigi si asterrebbe dal bloccare l’intesa. Infine, l’offerta pubblica di acquisto e di scambio (OPAS) lanciata da EI Towers, controllata al 40% da Mediaset, su Raiway, controllata Rai, ha creato moltissimi malumori dentro al PD e la netta opposizione anche del Movimento 5 Stelle. Al contrario, il premier si è detto favorevole, anche se ha precisato che non intende modificare le regole per favorire Mediaset, per cui la Rai non scenderà sotto al 51% della controllata per acconsentire all’ingresso di EI Towers con una quota del 66,4%, come richiesto nell’OPAS. Se Palazzo Chigi, che più che per Rcs, qui ha un controllo diretto della situazione, attraverso la TV pubblica, si mettesse di traverso, ad esempio, bloccando la fusione anche con Telecom Italia – possibile escamotage di Mediaset per arrivare al controllo di Raiway con un matrimonio a 3 – sarebbe un duro colpo per l’impero editoriale della famiglia Berlusconi. Rischierà davvero l’ex premier uno scontro con Renzi per accontentare la base e gli alleati o quella di domani sarà una manfrina pro-forma dall’esito inutile?   APPROFONDISCI – Rcs e Rai Way, le mire di casa Berlusconi passano dal governo Renzi  

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Argomenti: Politica