Riforma del lavoro, sindacati contro Macron: l’ora delle scelte divide la Francia

La riforma del lavoro del presidente Macron non piace ai sindacati in Francia, che chiedono più tempo per negoziare. Il governo parte da destra, ma alle elezioni legislative di giugno potrebbe scoprirsi troppo a sinistra.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La riforma del lavoro del presidente Macron non piace ai sindacati in Francia, che chiedono più tempo per negoziare. Il governo parte da destra, ma alle elezioni legislative di giugno potrebbe scoprirsi troppo a sinistra.

La “tregua” repubblicana forse è già finita. Se quasi tutti gli schieramenti politici si erano uniti al secondo turno delle elezioni presidenziali in Francia contro Marine Le Pen, sostenendo Emmanuel Macron, adesso la tradizionale distinzione tra destra e sinistra torna a farsi presente. Il presidente ha convocato oggi i sindacati e i leader industriali per presentare loro la sua proposta di riforma del lavoro, che ha chiarito di volere tradurre in legge entro l’estate, fosse anche ricorrendo all’emanazione di decreti, con il dovuto sostegno dell’Assemblea Nazionale.

L’obiettivo dichiarato di Macron sin dalla sua campagna elettorale consiste nel rendere più flessibile il mercato del lavoro francese, semplificando le procedure per le assunzioni e i licenziamenti, ma anche spostando quote di contrattazione dei salari dal livello centrale a quello aziendale, ovvero delegando alla cosiddetta contrattazione di secondo livello. (Leggi anche: Macron sull’economia si butta a destra)

Sindacati chiedono tempo, Macron vuole la riforma subito

La Francia ha oggi un tasso di disoccupazione del 9,6%, in linea con il dato medio dell’Eurozona, ma ancora di circa l’1,5% più alto dei livelli minimi pre-crisi. Il portavoce del governo, Christophe Castaner ha spiegato alla rete France 2 che l’esecutivo ricerca il dialogo, ma che i sindacati devono capire che dovranno cambiare linea.

Uscendo dal vertice, i leader di CGT e CFDT, rispettivamente Philippe Martinez e Laurent Berger hanno dichiarato entrambi di avere chiesto al governo di non avere fretta sul provvedimento e di non utilizzare lo strumento del decreto per la riforma del lavoro. Non hanno utilizzato parole di chiusura verso Macron, ma hanno mostrato l’intenzione di negoziare, purché non sia loro fatta fretta. (Leggi anche: Macron ai raggi X su economia)

Macron punta ai voti della destra

Una simile riforma ventilata sotto la presidenza Hollande aveva fatto scendere in piazza per mesi decine di migliaia di lavoratori francesi contro la cosiddetta “Loi travail”. Da ministro dell’Economia tra il 2014 e il 2016, Macron aveva ottenuto l’apertura di un numero maggiore di esercizi anche la domenica, ipotesi contro cui i sindacati francesi sono sempre stati restii.

Come mai il primo atto di Macron all’Eliseo è proprio la riforma del lavoro, che certo non porta generalmente popolarità, quando mancano meno di tre settimane alle elezioni legislative? E’ evidente che egli punti al voto conservatore, consapevole che al ballottaggio di appena 16 giorni fa questo non è stato così compatto in suo favore, come è avvenuto, invece, a sinistra. (Leggi anche: Programma economico di Macron)

Sinistra stordita, ma voterà Macron a giugno?

Macron sa che per governare dovrà godere della maggioranza assoluta dei seggi in Assemblea Nazionale e tenta di evitare la coabitazione con i Repubblicani, che potrebbero ottenere una buona affermazione. D’altra parte, confida anche nello stato di devastazione della gauche, ora che i socialisti vengono dati nei sondaggi a un misero 6,5%. Tuttavia, la strategia di spostamento a destra potrebbe erodergli quel consenso così forte di cui ha goduto a sinistra nelle scorse settimane, premiando non tanto la sinistra, quanto i neo-gollisti.

Fino a quando si è discusso di slogan, le tradizionali differenze tra destra e sinistra erano venute meno nella seconda economia dell’Eurozona. Ora, però, che il pericolo lepenista è stato respinto e che si inizia a dibattere nel concreto di leggi sensibili sul piano sociale, la politica centrista del “ni ni” macroniana potrebbe vedersi costretta a fare i conti con la realtà. Avere un governo guidato da un premier di destra e che esordisce con politiche di destra, sperando di raccogliere voti a sinistra, è un’impresa che potrebbe non funzionare, anche se nel breve si avvarrebbe dell’appeal del giovane leader. Qualcosa che ricorda da vicino quant’è accaduto in Italia dal 2014. (Leggi anche: Vittoria di Macron con quale mandato?)

 

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Argomenti: Economie Europa, Francia, Politica Europa

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