Riforma banche cooperative, vediamo le novità dopo il vertice di maggioranza

Novità sul testo di riforma delle banche di credito cooperativo. Ecco quali e i dubbi dopo il vertice di maggioranza dopo le perplessità della minoranza del PD

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Novità sul testo di riforma delle banche di credito cooperativo. Ecco quali e i dubbi dopo il vertice di maggioranza dopo le perplessità della minoranza del PD

La riunione di maggioranza, alla quale hanno preso parte il sottosegretario di Palazzo Chigi, Luca Totti, il vice-ministro del Tesoro, Enrico Morando, e il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, ha esitato ieri una nuova bozza sulla riforma delle banche di credito cooperativo, dopo le rimostranze della minoranza del PD, contraria, in particolare, alle modalità di esecuzione della cosiddetta opzione di “way-out”. Nella versione originaria del testo di riforma presentato dal governo, si prevedeva la creazione di una unica holding, a capo di tutte le banche del sistema cooperativo italiano, quasi 360. Solamente quelle con un patrimonio minimo di 200 milioni avrebbero potuto decidere di non aderire alla holding e di optare, quindi, per una vita autonoma, ma versando allo stato il 20% del patrimonio e cedendo alla holding le sue riserve.

Minoranza dem contraria a testo iniziale

Il pagamento della tassa straordinaria (che resta anche nell’ultima bozza) è dovuto al fatto che le banche cooperative hanno accumulato le loro riserve, a seguito della previsione legale di accantonare almeno il 70% degli utili maturati nell’anno, a fronte di una esenzione fiscale parziale di questi ultimi. In altri termini – il ragionamento del governo – se una banca decidesse di restare fuori dalla holding, dovrebbe almeno versare allo stato il beneficio fiscale di cui ha goduto e grazie al quale ha potuto accumulare le riserve. L’ex segretario del PD, Pierluigi Bersani, aveva attaccato questa previsione, nella parte in cui obbligava le banche cooperative a liberare le loro riserve, cedendole alla holding, qualora decidessero di non farvi parte. Secondo l’esponente della minoranza dem, infatti, si tratterebbe di “un precedente pericoloso”, tanto che in passato, ricorda con un post Facebook, ci aveva pensato anche l’allora ministro Giulio Tremonti, che alla fine indietreggiò.      

Le modifiche dopo il vertice di maggioranza

La mediazione trovata è stata la seguente: le Bbc con un patrimonio di almeno 200 milioni potranno scegliere se aderire o meno alla holding unica. Nel caso scegliessero di restarne fuori, dovranno versare al Fisco un’imposta straordinaria del 15-20% del patrimonio netto, ma non dovranno anche conferire le loro riserve alla holding. Inoltre, esse potranno scegliere di rimanere nella forma cooperativa, cedendo l’attività bancaria alla holding, che sarà trasformata in spa. Alle Bbc sarebbe garantito anche un meccanismo di recesso, ovvero potrebbero optare per uscire dalla holding anche una volta entrate. Adesso, però, i dubbi si spostano su un altro piano: se un ente scegliesse di restare nella forma cooperativa, ma conferendo le attività bancarie alla holding, queste ultime resterebbero prive di patrimonio, ma come potrebbero così ottemperare ai requisiti minimi previsti dalla BCE, come il Cet1 ratio? E le Bbc, spogliatesi dell’attività bancaria e dovendo cambiare nello statuto la loro missione, che cosa diventerebbero? Vedremo se ci saranno ulteriori aggiornamenti. Intanto, si apprende che il governo Renzi potrebbe decidere di apporre la fiducia, in modo che il testo possa essere approvato anche prima della pausa pasquale.

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Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Italia, Governo Renzi