Ricerche Google, Commissione UE pensa a maxi-sanzione: guerra contro la Silicon Valley

Maxi-multa europea contro Google, su cui pesano altre tre accuse. La UE scatena la sua battaglia contro la Silicon Valley e l'amministrazione Trump potrebbe rispondere con una guerra commerciale.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Maxi-multa europea contro Google, su cui pesano altre tre accuse. La UE scatena la sua battaglia contro la Silicon Valley e l'amministrazione Trump potrebbe rispondere con una guerra commerciale.

Il Financial Times ha riportato oggi la notizia di una maxi-sanzione che la Commissione UE starebbe ipotizzando a carico del colosso informatico Google per il valore di almeno un miliardo di euro, al termine di un’indagine durata sette anni sull’ipotesi di abuso di posizione dominante. Ad essere oggetto delle attenzioni di Bruxelles è il sistema delle ricerche su Google, che secondo i commissari avrebbe privilegiato servizi offerti dalla stessa società e a discapito della concorrenza. In particolare, Mountain View avrebbe posizionato bene il suo Google Shopping. Per questo, se entro 90 giorni la società americana non fornirà alla UE una risposta dettagliata e sufficiente a convincerla del contrario, dovrà affrontare una multa di oltre un miliardo di euro.

Questa viene calcolata sulla base dei profitti maturati dal servizio incriminato, fino a un massimo del 30% della loro entità e per tutti gli anni in cui l’abuso sarebbe avvenuto. La sanzione massima erogabile è fissata nell’ordine del 10% dei ricavi della compagnia, che nel 2016 hanno ammontato a 90 miliardi.

Né Bruxelles, né Google hanno voluto commentare la notizia. Di certo, il caso acuirà le tensioni politiche tra le due sponde dell’Atlantico e pone in risalto la “guerra” commerciale che da tempo sarebbe in corso da parte della UE contro i colossi della Silicon Valley. L’ultima sanzione miliardaria risale al 2009, quando ad essere colpita fu Intel per 1,06 miliardi. (Leggi anche: Guerra UE contro colossi USA del web)

Attacco UE a tutta la Silicon Valley

Lo scorso anno, sempre i commissari avevano chiesto all’Irlanda di riscuotere tasse per 13 miliardi di euro da Apple, che a loro dire sarebbero dovute a Dublino, nonostante il suo governo ritenga di no. Un caso curioso, che ancora continua a creare frizioni tra l’economia celtica e Bruxelles, con la prima intenzionata a conservare la sua legislazione favorevole al business delle multinazionali, alla base del suo miracolo di sviluppo negli ultimi decenni e dell’imponente ripresa dopo la crisi finanziaria degli anni passati. (Leggi anche: Apple declassato, titoli tecnologici giù: fine bolla high tech)

Su Google pesano anche altre tre accuse, che hanno a che fare con il sistema operativo Android, quello utilizzato dall’80% degli smartphone in Europa. In teoria, se anche queste fossero provate, il colosso americano rischierebbe fino ad altri 9 miliardi di multa, che sommati all’uno già in via di comminazione, porterebbe a 10 miliardi il conto salatissimo da pagare all’Europa.

Le accuse relative ad Android hanno a che vedere con la restrizione della concorrenza, che la società imporrebbe ai produttori di smartphone che usano il suo sistema operativo, obbligandoli a installare il browser Chrome e l’app di ricerca Google Search, nonché vietando loro di utilizzare copie del sistema open source. Infine, gli americani sono accusati di erogare lauti finanziamenti alle società di telefonia che installino i suoi motori di ricerca e le sue applicazioni. (Leggi anche: Da Facebook ad Apple,

Guerra commerciale USA-UE in corso da anni

In altri termini, Google avrebbe abusato della sua posizione dominante per restringere la concorrenza e tentare la monopolizzazione sul mercato europeo. E’ evidente, dopo le accuse rivolte anche ad Amazon, Facebook, Microsoft, che dalla Commissione sarebbe partita una campagna anti-USA, che punterebbe a indebolire i suoi colossi high tech, che spiegano gran parte del successo dell’economia americana degli ultimi anni.

Non è un caso, ad esempio, che i governi europei siano impegnati in questi mesi a trovare una difficile soluzione alla richiesta di “web tax”, che parte da diversi paesi, tra cui l’Italia, teoricamente finalizzata a costringere le società internet a pagare le tasse dove maturano i profitti, ma che nella pratica appare un ennesimo tentativo di contrastare la forza preponderante della Silicon Valley.

Non dimentichiamoci, poi, che sin dall’ultimo anno dell’era Obama, le relazioni commerciali tra USA e UE non hanno goduto affatto di ottima salute. Il caso “dieselgate”, che ha colpito la tedesca Volkswagen, altro non sarebbe stato che una risposta di Washington alle continue sanzioni minacciate e comminate da Bruxelles. Negli ultimi tempi ci è andata di mezzo anche Fiat Chrysler Automobiles, accusata di avere truccato i test sulle emissioni inquinanti di un centinaio di migliaia di veicoli, similmente alla concorrente di Wolfsburg. (Leggi anche: Da Apple a Facebook, 5 colossi che valgono una volta e mezza l’Italia)

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economia Europa, Economia USA, Presidenza Trump, Social media e internet

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.