Retribuzioni: ecco quanto sono calate in 7 anni, il tarlo degli stipendi italiani

Nel nostro paese il problema va ricercato anche nella mancata innovazione tecnologica e negli investimenti minimi nella ricerca.

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Nel nostro paese il problema va ricercato anche nella mancata innovazione tecnologica e negli investimenti minimi nella ricerca.

Il problema dei salari in calo è tangibile e reale in Italia ma anche in altri paesi dell’Eurozona. Il calo effettivo delle retribuzioni è un tarlo da affrontare seriamente e lo dimostrano i dati di European trade union institute secondo cui soltanto in Italia, tra il 2010 e il 2017, gli stipendi sono scesi del 4,3%. Si parla, in questo caso, di salari reali ossia di retribuzioni che considerano anche il costo della vita.

Stipendi italiani in calo

Negli ultimi anni il nostro paese ha subito un calo consistente dopo che, invece, i salari erano cresciuti tra il 2000 e il 2009. Insieme all’Italia, anche Spagna, Cipro, Portogallo, Croazia e Grecia sono tra i paesi interessati al segno meno con percentuali che variano tra il -4,4% della Spagna al -10,2% di Cipro.

Come riporta il Sole 24 Ore in un recente articolo, facendo riferimento ai paesi Ocse, la crescita dei salari reali è rimasta ferma al +1,5% del 2017 contro il +2,4% del 2007. Un dato deludente che mostra come in 10 anni la situazione sembra del tutto peggiorata, in particolare dopo la crisi del 2008,  e le cause possono essere ricercate nelle forme di lavoro instabili, la precarietà, i part time involontari, la sotto occupazione e la stagnazione della produttività, tutti fenomeni che non aiutano la crescita dei salari anzi sembrano bloccarla di fatto.

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In Italia, soprattutto, è il part-time involontario raddoppiato negli ultimi anni, in particolare per la fascia più giovane, a creare una vera e propria stagnazione dei salari.

Interessanti le parole di Andrea Garnero, economista Ocse, riportate da Il Sole 24 Ore:La stagnazione dei salari è un fenomeno globale, ma in Italia si presenta in forma più estrema e durevole”.

Tutta colpa dei mancati investimenti e non solo a quanto pare:“Un problema che a sua volta deriva da un’adozione insufficiente delle tecnologie nelle nostre imprese, investimenti sotto la media in capitale fisico e umano e condizioni del mercato del lavoro. Servirebbe un processo di formazione che riguardi sia i dipendenti sia i manager, spesso chiusi in un’ottica familistica”.

Nel nostro paese, insomma, il problema va ricercato anche nella mancata innovazione tecnologica e negli investimenti minimi nella ricerca, senza contare la mancanza di competenze per particolari figure.

I giovani che non hanno determinate competenze finiscono per accettare lavori mal retribuiti mentre chi ce l’ha, non di rado, si trova ingabbiato in contesti con poca possibilità di crescita e ugualmente salari bassi. Da qui si spiegherebbero le fughe all’estero di molti giovani.

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