Via il bollo auto con il “tesoretto” di Renzi che non c’è

Via il bollo auto. La promessa è del governo Renzi, che darebbe l'annuncio in piena campagna elettorale per le amministrative. Ma i soldi non ci sono, mentre ci si inventa un secondo "tesoretto" che non esiste.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Via il bollo auto. La promessa è del governo Renzi, che darebbe l'annuncio in piena campagna elettorale per le amministrative. Ma i soldi non ci sono, mentre ci si inventa un secondo

Il governo Renzi starebbe pensando di abolire il bollo auto, una delle tasse più odiate dagli italiani. Sarebbe un’ottima notizia per gli automobilisti italiani. Si calcola che siano 50 milioni gli italiani, che pagano annualmente il balzello, non più una tassa di circolazione come in passata, ma sul possesso del veicolo. Gli introiti complessivi sono pari a 5,9 miliardi di euro, una cifra non indifferente, anche perché il gettito è destinato in parte anche alle regioni, che con esso finanziano alcune delle spese della sanità. La materia è calda. Già nel 2013, in campagna elettorale, era stato l’ex premier Silvio Berlusconi a promettere l’abolizione del bollo auto, irriso allora proprio dal partito del premier in carica. Sul punto aleggiano dubbi di natura “tecnica”, oltre che contabile. La prima è data dal fatto che, come dicevamo, parte del gettito del bollo auto serve a finanziare la spesa sanitaria, gestita dalle regioni, le quali dovrebbero, quindi, essere risarcite con una qualche altra entrata.

Usare il tesoretto per il bollo auto?

Per questo, il governo starebbe ipotizzando di devolvere loro, nel caso di effettiva abrogazione o esenzione parziale della tassa, quel “tesoretto” atteso dai risparmi ottenuti con il minore costo di emissione del debito. Vi ricordate che lo stesso accadde esattamente un anno fa, quando il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, annunciò con la presentazione del Def agli italiani l’esistenza di quello che definì, appunto, un tesoretto, che sarebbe stato utilizzato per altri scopi, pari a 1,6 miliardi e dato dal minore deficit atteso rispetto a quello concordato con Bruxelles? Ebbene, la storia si ripete. Peccato, che i fatti dimostrarono quasi subito come non ci fosse alcun tesoro grande o piccolo accantonato e, infatti, l’Italia ha chiuso il 2015 con un deficit al 2,6%, esattamente come concordato con i commissari europei. Ma la mossa servì allora con ogni probabilità a lanciare la campagna elettorale per le amministrative, un po’ come dovrebbe avvenire nelle prossime settimane, quando è atteso l’annuncio ufficiale del premier.      

Serve una manovra correttiva, altro che tesoretto

Fermo restando che meno tasse paghiamo, meglio è, il governo Renzi vorrebbe utilizzare allo scopo, però, soldi che non ci sono, quando già siamo dinnanzi alla necessità di varare a metà anno una manovra correttiva dei conti pubblici che non tornano. La conferma che le cose non stanno messe affatto bene sul fronte fiscale ce l’ha data indirettamente l’altro ieri il governatore della BCE, Mario Draghi, che nel fornire le nuove stime sul pil e l’inflazione per il triennio in corso, ha segnalato 2 dati: la crescita nell’Eurozona è stata tagliata per il 2016 dello 0,3% all’1,4%, mentre l’inflazione è attesa ora ad appena lo 0,1% dall’1% stimato solamente 3 mesi fa. Ciò significa che l’Eurozona dovrebbe avere quest’anno una crescita nominale dell’1,5% (pil reale + inflazione), quando l’Italia ancora basa la contabilità pubblica sulla previsione di una crescita nominale del 2,4% (2,6% nel Def di novembre). Nel 2015, il nostro pil è cresciuto dello 0,8%, la metà dell’intera unione monetaria. Le distanze potrebbero verosimilmente ridursi, ma anche solo immaginando che la nostra crescita resti un po’ più bassa di quella media nell’area e che l’inflazione realisticamente si attesterà non lontana dallo zero percento, otterremmo che la crescita nominale del pil sarebbe complessivamente dell’1,2-1,3%, la metà di quella inizialmente stimata, una differenza che creerebbe nei conti pubblici un “buco” di non meno di 7-8 miliardi di euro, al netto di ogni altra considerazione sulla negoziazione tra Italia e Bruxelles sui 3 miliardi di spesa per l’emergenza immigrazione, da computare o meno nel deficit. E’ credibile che i risparmi ottenibili dai minori interessi sul debito siano tali da coprire il costo della manovra per correggere i conti pubblici e per abolire il bollo auto? Nemmeno lontanamente. Se fantasticassimo di azzerare il costo di emissione del debito quest’anno, potremmo ricavarci meno di 1,5 miliardi, ossia quello che pagheremmo in meno rispetto allo scorso anno. Sentire parlare di tesoretti, quando abbiamo appena beccato un cartellino giallo della Commissione europea è come pretendere di prendere a pedate un giocatore della squadra avversaria davanti all’arbitro, senza che questi ci espella con un rosso diretto.

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Argomenti: Debito pubblico italiano, Economia Italia