Renzi sfida il PD: fuori dalla commissione i contrari all’Italicum. Il governo è a rischio

"Strappo" dentro al PD sull'Italicum. Il governo farà dimettere dalla commissione Affari costituzionali i dissidenti interni. La decisione rischia di far saltare la legislatura.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

La lite interna al PD sull’Italicum, la riforma della legge elettorale voluta dal premier Matteo Renzi, sta degenerando in uno scontro bell’e buono, che presto potrebbe portare anche alla messa in discussione della vita del governo e della legislatura. Ieri, il premier ha annunciato che i 10 membri della commissione Affari costituzionali alla Camera appartenenti al PD e che si sono mostrati contrari ad approvare l’Italicum così com’è, saranno sostituiti “ad hoc”, ovvero solamente con riguardo alle votazioni inerenti la legge elettorale. Un annuncio, quello di Renzi, che non ha alcun precedente nella storia repubblicana e che il capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, ha definito “aberrante”. Una scelta, che potrebbe spingere il Movimento 5 Stelle e Scelta Civica ad abbandonare la commissione, senza nemmeno presentare gli emendamenti. I 10 nomi che saranno sostituiti sono Pierluigi Bersani, Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Andrea Giorgis, Enzo Lattuca, Alfredo D’Attorre, Barbara Pollastrini, Marilena Fabbri, Roberta Agostini e Marco Meloni. Dalla sua il premier ha il voto dell’assemblea del PD, che pur con 120 contrari, ha approvato con 190 sì l’Italicum senza modifiche.

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Pertanto, formalmente i 10 componenti sopra indicati starebbero contravvenendo alle decisioni assunte dal partito al quale appartengono, sebbene  i regolamenti parlamentari vietino in ogni caso la sostituzione, persino quando si abbandono il gruppo che si rappresentava in commissione all’atto della nomina. D’Attore ha smentito che la decisione di Renzi, che oggi comunicherà i nomi dei sostituti, avrà come conseguenza l’abbandono del gruppo parlamentare dei democratici. Di certo, però, dentro al PD si sta registrando una grave frattura, che potrebbe diventare insanabile, se il governo ponesse la fiducia sul testo. A tale proposito, Gianni Cuperlo definisce l’eventuale atto “uno strappo che metterebbe seriamente a rischio la prosecuzione della legislatura”, sostenendo che tutte le opposizioni farebbero sentire la loro voce. D’altronde, che la vita del governo Renzi sia legata all’approvazione dell’Italicum lo ha ammesso lo stesso premier, il quale ha minacciato di recarsi al Quirinale, nel caso in cui la sua proposta di riforma della legge elettorale non passasse così com’è alla Camera.    

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Argomenti: Politica