Renzi scivola in Europa sui conti pubblici. C’è la cancelliera dietro l’attacco di Weber?

E' iniziata con uno scontro verbale tra il premier Matteo Renzi e il capogruppo del PPE, Manfred Weber, il semestre di presidenza italiana. Dietro all'attacco di quest'ultimo potrebbe nascondersi la cancelliera Angela Merkel.

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Si è tenuto sul vago il premier Matteo Renzi, che ieri ha pronunciato il suo discorso all’Europarlamento di Strasburgo, in qualità di presidente di turno dell’Unione Europea per il secondo semestre di quest’anno. Nessuna proposta in particolare, tranne che un richiamo generico a istituzioni meno “noiose”. Fatto sta che il siparietto andato in scena tra Renzi e il capogruppo del Partito Popolare Europeo, il tedesco Manfred Weber, non è dissimile nella sostanza da quello che nel 20o3 vide contrapporsi l’allora premier Silvio Berlusconi e il socialista Martin Schulz, oggi presidente dell’Assemblea (la famosa battuta del “kapò”). Sembra una maledizione che colpisce ogni inizio di presidenza italiana, ma lo scontro verbale di ieri potrebbe nascondere per Renzi insidie ben più gravi di quanto egli stesso immagini.

Lo scontro con Weber

Il premier aveva chiesto maggiore flessibilità, a proposito del Patto di stabilità e dell’arcinota regola del tetto massimo di deficit al 3% del pil. Weber gli ha risposto che l’Italia ha già un debito al 130% del pil e che non è facendo nuovi debiti che si cresce, anzi. In più, lo stesso capogruppo ha ricordato al nostro presidente del consiglio che l’Europa ha già concesso alla Francia più tempo per risanare i conti pubblici e il risultato è stato deludente, perché Parigi non ne ha approfittato per portare avanti il calendario delle riforme promesse. Infine, Weber si chiede come si possa spiegare a paesi come Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda e Cipro che Bruxelles conceda un trattamento di favore ai paesi del G7. La replica di Renzi è stata agghiacciante: “se parla per conto della Germania, Le ricordo che fu proprio il suo paese nel 2003 ad avere chiesto e ottenuto dalla presidenza italiana l’allentamento della disciplina fiscale, grazie alla quale l’economia tedesca è tornata a crescere. Chi brandisce l’arma del pregiudizio contro l’Italia è da respingere al mittente”. Grosso modo sono state queste le parole del nostro premier, che certamente hanno messo pepe a una seduta altrimenti impalpabile. Ma quanto è accaduto ieri potrebbe nascondere uno scontro molto più pericoloso per l’Italia. Siamo sicuri che le parole di Weber non gli siano state imboccate dalla cancelliera Angela Merkel? L’uomo è tedesco e fa parte proprio della CDU, il partito della cancelliera. Possibile che questa non ne sapesse nulla, che il suo massimo rappresentante a Strasburgo abbia pronunciato parole in estrema libertà, senza che si fosse consultato preventivamente col capo di governo di Berlino?   APPROFONDISCI – Patto di stabilità più flessibile? No, ecco la verità sulla linea della Merkel   Se così fosse, significa che la Germania non ha intenzione di cedere sull’austerità. Ci sono altre parole del Weber, che indicano una chiusura della cancelliera a possibili concessioni a chicchessia. Ad esempio, quando egli afferma di non fidarsi dei “governi del Pse”, di fatto creando una contrapposizione frontale con quel presunto asse franco-italiano, che passerebbe anche per la stessa Berlino, attraverso gli alleati della SPD, guidati dal vice-cancelliere Gabriel Sigmar.   APPROFONDISCI – In Germania è scontro nel governo Merkel sull’austerità nell’Eurozona   Ma la flessibilità invocata da Renzi è semplicemente formale, se pensiamo che a Roma si parla già di una manovra correttiva, che stando alle indiscrezioni arrivate dagli ambienti del PD, potrebbe essere tutt’altro che di piccola entità: 15-20 miliardi dicono alcuni rumors, una vera mazzata in arrivo dopo l’estate, che porterebbe al collasso dell’economia italiana e che metterebbe in crisi lo stesso governo. Peraltro, mentre il governo italiano chiede più tempo per risanare, dopo avere già rinviato di un anno il raggiungimento del pareggio di bilancio, non s’intravede alcuna agenda delle riforme, anch’essa rinviata di mese in mese. L’attacco di Weber è stato un segnale lanciato a Renzi, che a caldo potrebbe non avere colto, limitandosi a portare avanti lo stereotipo dei “cattivi tedeschi” che comandano in casa altrui e condannandosi così alle ostilità della Germania. Un pessimo inizio per il semestre italiano, che si preannuncia inconcludente, sullo stile della “generazione Telemaco” di renziana espressione.   APPROFONDISCI – Gli 80 euro di Renzi pesano sui conti pubblici e Padoan potrebbe dimettersi  

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