Renzi oggi in vista dalla Merkel, ecco perché sarà un incontro ad alta tensione

Matteo Renzi incontra Angela Merkel a Berlino. Sarà un incontro molto difficile, perché su diversi temi si registrano parecchie tensioni tra Italia e Germania.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Matteo Renzi incontra Angela Merkel a Berlino. Sarà un incontro molto difficile, perché su diversi temi si registrano parecchie tensioni tra Italia e Germania.

I 2 si sono visti l’ultima volta a dicembre, quando il clima tra Italia e Germania non era dei migliori. Ma il vertice di oggi a Berlino tra Matteo Renzi e Angela Merkel si annuncia persino burrascoso. Sono tanti e di estrema importanza i capitoli, che dividono i 2 capi di governo. Gennaio si è aperto male per il premier italiano, duramente accusato dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, di offendere le istituzioni UE e di non essere altezza di gestire con Bruxelles i principali dossier sul tavolo (“a Roma non abbiamo un interlocutore”). La Commissione è stata spalleggiata nel suo attacco all’Italia da Martin Weber, capogruppo del Partito Popolare Europeo al Parlamento di Strasburgo, vicinissimo alla cancelliera.

Distanze su politica fiscale

Il principale pomo della discordia riguarda l’uso della flessibilità sui conti pubblici. Juncker ritiene che Roma ne abbia goduto ai massimi, mentre Renzi sostiene che nulla ci sarebbe stato concesso, in quanto la flessibilità rientra nelle regole scritte dal Patto di stabilità. Berlino ha una posizione fin troppo nota sul punto: bisogna adempiere con serietà ai vincoli sottoscritti, in primis, al Fiscal Compact, che a partire dall’anno prossimo impone a ciascun membro dell’Eurozona di ridurre il rapporto tra debito e pil del 5% all’anno, per la parte superiore al 60% del pil. Inoltre, esso vincola i governi a raggiungere il pareggio di bilancio, tagliando il deficit non meno dello 0,5% ogni anno. In assenza di miglioramenti visibili sul fronte dei conti pubblici, nonché di una crescita vigorosa del pil nominale (pil reale + inflazione), l’Italia non sarà in grado di mantenere gli impegni e si calcola che nel 2017 dovrebbe colmare un buco di almeno una ventina di miliardi di euro. Renzi e Frau Merkel discuteranno certamente di questo, ma le posizioni rimarranno inalterate, perché [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]sulla necessità di avere conti ordinati la Germania ha modellato tutta la costruzione europea e non può retrocedere[/tweet_box], specie se non esiste una credibile moneta di scambio. E l’Italia ha ottenuto la flessibilità sia sulle riforme, sia per sostenere gli investimenti, sia ancora per fronteggiare il dramma dell’immigrazione. Di più non otterrà, anzi.      

Immigrazione, verso chiusura frontiere UE

Altro capitolo: immigrazione. L’area Schengen potrebbe essere sospesa per 2 anni e su richiesta di vari paesi del Centro e Nord Europa. La Svezia ha annunciato che rimpatrierà 80.000 stranieri, in quanto non godrebbero dei requisiti per ottenere lo status di profughi. Il Belgio arriva a chiedere l’espulsione dall’area della Grecia, rea di non vigilare sui flussi, nonostante abbia ottenuto un paio di miliardi dalla UE per fronteggiare l’emergenza. La stessa Germania e l’Austria vorrebbero chiudere le frontiere, ripristinando temporaneamente i controlli. Sarebbe la fine della libera circolazione tra i paesi aderenti agli accordi di Schengen e per l’Italia suonerebbe come uno schiaffo, perché si troverebbe ad essere anche geograficamente isolata nella gestione degli sbarchi. Una volta entrati, gli immigrati resterebbero sul nostro territorio, non avendo la possibilità di muoversi altrove, trovandosi chiuse le frontiere con la Francia da una parte e con l’Austria dall’altra. Di più: [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]la fine di Schengen sarebbe un avvertimento per l’Italia, specie se arrivasse un’espulsione della Grecia[/tweet_box], che insieme al nostro paese è oggetto di critiche di tutti gli altri membri della UE. L’Italia è accusata dai tedeschi di osteggiare e paralizzare l’accordo con la Turchia, la quale dovrebbe ricevere 3 miliardi per gestire ai confini con la Siria il dramma profughi. La Commissione ha già messo di tasca sua 500 milioni, il resto sarà a carico dei singoli stati della UE. Secondo il governo Renzi, però, tale cifra deve essere interamente sborsata dalla UE, rifiutandosi di pagare la quota di nostra pertinenza, pari a 281 milioni di euro.

Distanze su banche

Banche: martedì sera è arrivato l’agognato accordo sulla “bad bank” tra Italia e Bruxelles, ma è stato costellato di tante e tali condizioni, che risulta svuotato di ogni effetto pratico. Non solo non sarà istituito alcun veicolo pubblico per lo smaltimento delle sofferenze bancarie, come desiderava Renzi, ma la garanzia apposta dallo stato ai crediti rischiosi ceduti dalle banche sarà a titolo oneroso, in linea con i prezzi di mercato e riguarderà solo le tranches “senior” dei crediti cartolarizzati, i quali dovranno anche godere del rating minimo di “investment grade”.        

Rapporto tra banche e titoli di stato, la Germania dice basta

In altri termini, l’accordo si è tradotto in una sostanziale vittoria della Commissione, che formalmente ha concesso all’Italia ciò che chiedeva, ma nella sostanza ha imposto in toto la sua linea. Resta, quindi, il problema su come affrontare gli oltre 200 miliardi di sofferenze dei nostri istituti, ma con la Germania si hanno forti distanze anche su un altro punto: la garanzia unica sui depositi bancari. Berlino ha espresso chiaramente la sua linea con il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, sostenendo che il governo tedesco resta contrario all’idea di tutelare i depositi con una garanzia unica europea, in quanto i bilanci bancari risultano ancora eccessivamente legati a quelli degli stati in cui hanno sede, tramite gli acquisti di bond governativi. Per questo, i tedeschi propongono un paio di cose: 1) porre fine alla valutazione “risk free” dei titoli di stato acquistati dalle banche, trattandoli al pari di altri investimenti e limitando al contempo la quantità di bond pubblici detenibili a bilancio; 2) consentire anche ai governi di emettere bond subordinati, che accollino eventuali perdite agli investitori. Se passasse questa linea, sarebbe un doppio colpo per l’Italia, che dovrebbe fare a meno di parte della domanda per i suoi titoli di stato e assisterebbe a un calo della fiducia del mercato verso i BTp, in favore dei titoli più sicuri, come i Bund.

Sanzioni Russia e gasdotto, il fallimento della linea italiana

Rapporti con la Russia: la Germania si fa portavoce degli accordi di Minsk e fino a quando non saranno rispettati, le sanzioni contro la Russia saranno estesi automaticamente ogni 6 mesi. L’Italia ha una posizione molto più morbida e recrimina anche su un altro punto, ossia sul fatto che il nostro paese rinunciò lo scorso anno a partecipare alla realizzazione del gasdotto South Stream, che avrebbe consentito a Mosca di portare il suo gas nel cuore dell’Europa, passando dall’Adriatico, scoprendo che la Merkel intende collaborare con i russi per costruire il North Stream, un condotto per il passaggio del gas attraverso il Nord europa e che punta proprio ad arrivare in Germania. In pratica, l’Italia ha accantonato il suo interesse nazionale, salvo realizzare che ciò ha beneficiato i tedeschi. I dossier scottanti sono, quindi, diversi e le divisioni non facilmente ricomponibili. Il faccia a faccia non potrà essere risolutivo, ma almeno verificherà con maggiore precisione la divergenza delle posizioni. Ma [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]siamo lontani dal clima idilliaco del marzo 2014, quando Renzi fu accolto a Berlino con calore[/tweet_box]. La cancelliera sembra averlo scaricato e ancora una volta ha contribuito alla rottura anche una profonda diversità caratteriale tra il nostro capo di governo e Frau Merkel.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Crisi delle banche, depositi bancari, Economia Italia, Economie Europa, Emergenza profughi, Fiscal Compact, Germania, Governo Renzi, Manovra economica Renzi, Spread