Renzi non andrà al Forum di Cernobbio. Il premier teme le critiche sull’economia

Il premier Matteo Renzi teme le critiche per le mancate riforme e non andrà al Forum di Cernobbio. Preoccupa la mancanza di sensibilità alle osservazioni di chi fa notare come a sei mesi dal suo arrivo a Palazzo Chigi non sia stato riformato nulla.

di , pubblicato il

Il premier Matteo Renzi non parteciperà al Workshop Ambrosetti di Cernobbio, che si apre domani sul Lago di Como. Si tratta di un importante appuntamento di fine estate, al quale partecipano ogni anno industriali, finanzieri, economisti e uomini politici di alto livello e non solamente italiani. Ma il presidente del consiglio ha preferito disertare l’evento, così come ha già fatto con il Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. Si tratta, a quanto pare, di una precisa strategia politica, volta a rimarcare le distanze tra la sua persona e i cosiddetti “salotti buoni”, quelli che per il premier avrebbero fatto la rovina dell’Italia negli ultimi 20-30 anni. Una sintonia assoluta, in ciò, con quanto da sempre va professando anche l’ex premier Silvio Berlusconi, sebbene quest’ultimo abbia partecipato qualche volta al Forum di Cernobbio.   APPROFONDISCI – Renzi e la copertina dell’Economist: gelato limone e crema  

Da Renzi nessuna riforma

Strategia mediatica a parte, Renzi teme evidentemente le critiche proprio sull’economia. Da quando è arrivato a Palazzo Chigi, alla fine di febbraio, non c’è un solo indicatore economico che sia migliorato. Il pil è arretrato nel primo e nel secondo trimestre, portando formalmente l’Italia in recessione per la terza volta dal 2008. La produzione industriale viaggia tra il calo e la stagnazione, i prezzi hanno iniziato a scendere, facendo piombare l’Italia nella deflazione per la prima volta dal 1959. La disoccupazione si attesta sempre vicino al 13%, ai massimi di sempre e non s’intravedono miglioramenti da qui ai prossimi mesi. Anzi, l’Ocse ha stimato che essa toccherà il 13%, prima che inizi a scendere, auspicando una riforma del mercato del lavoro. Eppure, di riforme strutturali non se ne sono viste in questi primi sei mesi di governo. L’unico provvedimento d’impatto è stato il bonus Irpef degli 80 euro in busta paga, che non pare abbia smosso di una virgola i consumi. In Europa, la credibilità del premier è in caduta libera. A due mesi dall’assunzione della presidenza di turno della UE non è arrivata alcuna proposta da parte del nostro governo, che non sia quella su un Patto di stabilità più flessibile, ossia di più debiti, in cambio di riforme.   APPROFONDISCI – Renzi chiede mille giorni per le riforme, ma rischia di cadere sul Jobs Act  

Scricchiola il consenso per Renzi

Da diverse settimane, il mondo imprenditoriale – quello in platea a Cernobbio – ha iniziato a prendere le distanze da Renzi.

Lo hanno fatto Diego Della Valle, Giorgio Squinzi, Sergio Marchionne, mentre diversi attacchi all’indirizzo del premier sono arrivati niente di meno che dal Corriere della Sera. A questi si aggiungono le dichiarazioni di sfiducia di Confcommercio e dei sindacati, con la Cgil a paventare un autunno caldo sul rinnovo dei contratti nella PA. Renzi può ancora tirare dritto, forte di una maggioranza non coesa, ma che non ha intenzione di tornare al voto anticipato adesso. La fronda interna al PD non ha consenso sufficiente per tentare la spallata, mentre dall’opposizione, Forza Italia ha già lanciato più di un messaggio di collaborazione al governo, nel caso in cui le cose in economia si mettessero di male in peggio. Insomma, il premier non sembra al capolinea, nonostante il consenso mediatico e dell’alta imprenditoria e finanza si stia sgretolando attorno a lui. Potrà continuare a snobbare industriale, critici e quotidiani. D’altronde, nemmeno Silvio Berlusconi cadde in un giorno.   APPROFONDISCI – Arriva l’autunno caldo, ma Renzi spera in Berlusconi per evitare la Troika    

Argomenti: