Renzi contro la flat tax, Salvini invoca dazi alla Trump e Berlusconi conferma la Fornero

Dalla flat tax alla legge Fornero, le divisioni tra e dentro le coalizioni. E anche i dazi di Trump e il reddito di cittadinanza fanno discutere.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Dalla flat tax alla legge Fornero, le divisioni tra e dentro le coalizioni. E anche i dazi di Trump e il reddito di cittadinanza fanno discutere.

La flat tax non entra nel programma elettorale di Matteo Renzi, che anzi assicura gli italiani, dal salotto di Barbara D’Urso su Canale 5, che se tornerà a Palazzo Chigi, mai “operai e miliardari verranno tassati allo stesso modo”. Il segretario del PD ritiene, infatti, che le tasse vadano tagliate a chi non arriva a fine mese, non ai ricchi. Un’idea totalmente diversa da quella del centro-destra, che punta ad abbattere la pressione fiscale e a semplificare il sistema impositivo, introducendo una sola aliquota su tutti i redditi, al 23% per Silvio Berlusconi e al 15% per Matteo Salvini. Ma Renzi ne ha avute ieri sera anche per il reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 Stelle, sostenendo che le coperture necessarie sarebbero di 85 miliardi e che questo provvedimento creerebbe assistenzialismo: “dare 1.600 euro al mese a uno che non lavora con due figli è il più grande incentivo per fare licenziare la gente”. (Leggi anche: Flat tax, ecco i veri nemici dell’aliquota unica sui redditi in Italia)

E continua a fare discutere l’altro Matteo, quello della Lega non più Nord. Negli ultimi giorni, il segretario del Carroccio sta rimarcando le proprie differenze di vedute sull’economia rispetto a quelle dell’alleato ex premier, il quale tenta la carta della responsabilità, invece, in chiave europea. La prima lite a distanza, una settimana fa, era avvenuta sul deficit. Berlusconi ha promesso a Bruxelles che il suo governo rispetterà il Patto di stabilità, osservando il tetto massimo del 3% di disavanzo fiscale sul pil. Salvini non ci sta e sostiene che questa regola avrebbe provocato “povertà” e che nel caso in cui entrasse in contrasto con le necessità italiane, Roma avrebbe il diritto di violarla.

Derby nel centro-destra tra Salvini e Berlusconi

Ma c’è un altro argomento che sta a cuore al leader leghista: i dazi. Dopo che il presidente americano Donald Trump li ha imposti su lavatrici e pannelli solari, beni di importazione dalla Cina, sostiene che farebbe lo stesso in Italia, se arrivasse al governo e diventasse premier. Sul tema, la posizione di Berlusconi è stata più sfumata, ovvero di contrarietà ai dazi come metodo per risollevare le esportazioni, ma comprensione per le tariffe trumpiane imposte per fare rispettare criteri di reciprocità nelle relazioni commerciali. Salvini non ha dubbi: il made in Italy lo si difende con dazi sui prodotti concorrenziali dall’estero. E la reazione del ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, su Twitter è stata di ironica opposizione: “Premio per la proposta più fessa e irrealizzabile va a Salvini”. Egli osserva, a tale proposito, che i dazi li impone la UE e non un singolo stato membro e che gli USA hanno un deficit di 500 miliardi di dollari all’anno, mentre l’Italia registra un surplus di oltre 50 miliardi.

In effetti, le esportazioni nette italiane hanno segnato il record storico di circa 51 miliardi nel 2016, pari a oltre il 3% del pil. Il nostro paese risulta così il secondo nell’Eurozona per avanzo commerciale dopo la Germania. In altre parole, la nostra economia non segnala al momento problemi sui mercati esteri, anche se c’è da scommettere che buona parte dei risultati positivi degli ultimi anni sia legata all’indebolimento dell’euro da una parte e al crollo dei prezzi delle materie prime, tra cui il petrolio. Essendo il nostro un Paese sprovvisto di commodities, siamo costretti ad importarle per produrre beni. Il tonfo delle loro quotazioni ci ha consentito di abbassare i costi e rilanciarci sui mercati esteri, giovandoci anche di un cambio più favorevole. Tuttavia, quest’ultimo è legato alla politica monetaria della BCE, a sua volta tesa a contrastare la bassa inflazione. Negli ultimi mesi, il greggio sta rincarando, l’inflazione ha un po’ rialzato la testa e il cambio euro-dollaro si è rafforzato, in previsione dell’uscita della BCE da anni di stimoli monetari senza precedenti. Reggerà il made in Italy alla svolta o le sue basi sono fragili?

Infine, Berlusconi. Insieme a Salvini e a Giorgia Meloni ha sottoscritto un accordo per riformare la legge Fornero sulle pensioni. Senonché, Salvini ha inteso o finge di intendere che la riforma del 2011 sarà cancellata, mentre l’ex premier ha subito precisato che si tratta di correggere gli aspetti socialmente negativi di essa. E nel fine settimana appena trascorso ha rimarcato le distanze dall’alleato, rassicurando sulla tenuta dei conti pubblici e spiegando che l’età pensionabile resterà a 67 anni, ma che verrà anticipata solo “in casi limitati”, senza minacciare i risparmi garantiti dalla riforma. (Leggi anche: Cancellare la legge Fornero non è lesa maestà, purché non si torni al passato)

[email protected]

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Pensioni, Politica, Politica italiana