La caduta di Renzi si avvicina, ecco quando e come

Matteo Renzi avrebbe le settimane contate a Palazzo Chigi. Ecco cosa accadrà a breve.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Matteo Renzi avrebbe le settimane contate a Palazzo Chigi. Ecco cosa accadrà a breve.

Il premier Matteo Renzi ha annunciato querela contro il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, sullo scandalo petrolio. Un’azione minacciata dagli USA, dove si trovava in visita nel fine settimana. Una mossa, che segnala il crescente nervosismo di Palazzo Chigi, consapevole che quanto stia accadendo attorno all’esecutivo è un cattivo presagio. Sì, perché minacciare querela contro dichiarazioni non certamente tali da rendere necessario l’intervento dei giudici, altro non è che il tentativo maldestro del premier di zittire le opposizioni nel momento di massima difficoltà dal giorno dell’insediamento al governo. Il Movimento 5 Stelle, infatti, non pare avere dichiarato alcunché di grave, se non “proveremo che i petrolieri hanno finanziato i dem” (Luigi Di Maio). Parole, che fanno parte del gioco della politica e che dovrebbero rimanere nel contesto politico, magari dando il via a una ridda di reazione e di repliche al vetriolo, ma questa è la democrazia. Quando si passa alle minacce di querela, invece, è la dimostrazione che il re è nudo.

Scandalo petrolio a pochi giorni da referendum trivelle

A nessuno sarà sfuggito che lo scandalo sul petrolio di Tempa Rossa sia esploso a poco più di due settimane dal referendum sulle trivelle, un appuntamento diventato improvvisamente significativo, perché ad essere schierato contro le ragioni dei referendari e in difesa delle trivellazioni è solamente il governo (e mezzo PD). Renzi teme che dietro alla pubblicazione delle intercettazioni, che ha portato alle dimissioni il ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, ci sia una volontà da parte di settori della magistratura di tirare giù il governo. E, in effetti, il primo effetto di tali dimissioni è stato l’indebolimento di un altro ministro già da mesi nell’occhio del ciclone per lo scandalo delle banche: Maria Elena Boschi.      

Se cade la Boschi, cade Renzi poco dopo

Il ministero affidato alla Boschi è di quelli quasi inutili da un punto di vista pratico, ma il ruolo che la donna ricopre nella gerarchia del renzismo è così importante, che la sua caduta sarebbe avvertita quale l’anticipo di un addio dello stesso premier al governo. Intanto, sul fronte parlamentare, le opposizioni si stanno compattando sul voto di sfiducia presentato dai grillini al Senato, anche se la minoranza del PD si mostra indisponibile ad appoggiarlo, ribadendo la sua fedeltà all’esecutivo, ma chiedendo un rimpasto, che segni una minore concentrazione di potere nelle mani di pochi e fedelissimi del premier.

Prende quota ipotesi governo tecnico

E’ chiaro che l’opposizione interna non otterrà alcun rimpasto, che sarebbe l’equivalente di una “de-renzizzazione” del governo. E allora, che fare? Difficile immaginare che le sparute truppe dei vari Bersani&Co non vogliano approfittare della fase di massima difficoltà di Palazzo Chigi, dopo averla quasi attesa spasmodicamente. Per quanto numericamente inconsistenti, i senatori della minoranza dem sono sufficienti a far saltare la maggioranza, se sfiduciassero l’esecutivo. Il timore maggiore di Renzi in queste ore si chiama “governo tecnico”. E dietro le quinte sono diverse le ipotesi, secondo le quali diverse personalità di alto profilo si scalderebbero per formare un nuovo esecutivo, alla caduta di quello attuale. La penserebbe così lo stesso governatore pugliese Michele Emiliano, entrato da tempo nel mirino del premier per la popolarità di cui gode tra le file del PD, e non solo. Stando alle indiscrezioni, avrebbe profetizzato la fine di Renzi, se sarà sconfitto in città come Roma e Milano alle elezioni amministrative di questa tarda primavera.      

Sarà un’estate bollente e pure l’autunno

Ecco quali sarebbero le tappe, che porterebbero Renzi dritto fuori da Palazzo Chigi: l’intorbidimento del clima politico sullo scandalo petrolio provocherebbe un risultato negativo del PD nelle principali città chiamate al voto, in primis, Roma, Milano e Napoli. Ma ancora prima che ciò accada, tra due domeniche potrebbe verificarsi l’inverosimile, ovvero che il referendum sulle trivelle raggiunga il quorum (ipotesi poco probabile, a personale giudizio di chi scrive!) e che il governo incassi un primo evidente segnale di sfiducia popolare (ricordiamoci che Renzi non è diventato premier con il voto degli italiani). Dopo un’eventuale sconfitta alle amministrative, che avverrebbe in contemporanea con il severo giudizio atteso sulla legge di stabilità da parte della Commissione europea, in piena estate, complice il rallentamento della ripresa economica in tutta l’Eurozona, Renzi dovrà varare una manovra correttiva dei conti pubblici, che non sarebbe inferiore ai 9-10 miliardi. Nel frattempo, gli sbarchi di immigrati sulle coste siciliane s’intensificheranno. Sarebbe l’inizio della fine per la sua aura di popolarità. A quel punto, il premier cercherebbe di riscattarsi ad ottobre con il referendum costituzionale, sempre che entro l’estate gli saranno state approvate dal Parlamento in via definitiva le riforme istituzionali. E in quell’occasione che l’esecutivo andrà a sbattere. Renzi ha promesso che, addirittura, in caso di sconfitta lascerebbe la politica. Non sappiamo se manterrà fede alla promessa, ma qualcuno farà in modo che la parola data sia fatta rispettare. E tra i papabili alla successione avanza il nome di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità contro la corruzione. Tra i noti, però, resta in pole position Tito Boeri, presidente dell’Inps, che ad oggi raccoglierebbe i maggiori consensi per prendere il posto di Renzi.

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Argomenti: Politica