Renzi è sotto osservazione. Katainen minaccia ancora di bocciare la manovra

Il commissario uscente agli Affari monetari, Jyrki Katainen, ha avvertito che alcuni paesi rischiano la procedura d'infrazione, nonostante il giudizio che sarà rilasciato oggi da Bruxelles sulle leggi di bilancio. Per il governo Renzi non è finita la battaglia in Europa, che al contrario rischia di surriscaldarsi nei prossimi mesi.

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Sembrava essersi conclusa con ulteriori tagli al deficit per 4,5 miliardi di euro la trattativa tra l’Italia e la Commissione europea sul via libera alla legge di stabilità 2015. Invece, proprio a metà giornata, torna a farsi sentire il commissario uscente agli Affari monetari, il “falco” ex premier finlandese Jyrki Katainen, che dalla prossima settimana sarà vice-presidente della nuova Commissione Juncker. Katainen ha precisato che il giudizio che oggi sarà assegnato alle manovre finanziarie dei 18 stati membri dell’Eurozona non precluderà l’avvio di una procedura d’infrazione per alcuni paesi. Parole, che suonano come un avvertimento nemmeno molto celato a Francia e Italia, i cui governi hanno maggiormente fatto le bizze in queste settimane, mostrandosi insofferenti a nuove misura di austerità. E commentando la situazione specifica del nostro paese, il commissario ha dichiarato che adesso si tratta di verificare se il governo manterrà fede agli impegni assunti e farà realmente le riforme.   APPROFONDISCI – Perché Renzi ha pubblicato la lettera di Barroso? Quali conseguenze ci saranno?  

Governo Renzi sotto esame

Se il premier Matteo Renzi pensava di averla vinta sul risanamento, ha sbagliato i suoi calcoli. La Commissione non poteva bocciare la sua legge di stabilità, così come quella di bilancio presentata dal governo Valls, anzitutto, perché cederà il posto a giorni alla nuova squadra guidata da Jean-Claude Juncker (e non sembrava opportuno lasciargli in eredità una situazione così pesante), ma anche perché proprio la cancelliera Angela Merkel avrebbe fatto pressioni su Katainen e il presidente uscente José Manuel Barroso, affinché non calcassero la mano contro Italia e Francia, rischiando di esacerbare le tensioni sui mercati finanziari già nervosi di loro.   APPROFONDISCI – L’Europa chiede spiegazioni a Renzi su coperture, deficit e riforme. Manovra in bilico   Si parla di una scadenza, quella della primavera prossima, entro cui si attende che Renzi passi dalle parole ai fatti e mostri all’Europa finalmente le riforme realmente attuate. Se ciò non avvenisse, la UE prenderebbe nei confronti dell’Italia provvedimenti anche formali, non meno pesanti rispetto alla famosa lettera dell’agosto 2011, con la quale si invitò l’allora governo Berlusconi ad attuare 39 riforme per il rilancio della crescita della nostra economia e per il risanamento dei conti pubblici. Per Renzi, se arrivasse un tale richiamo duro e formale, equivarrebbe a un atto di sfiducia, seguito da quella ancora più inquietante che arriverebbe dai mercati.   APPROFONDISCI – La manovra di Renzi non convince Napolitano e innervosisce la Commissione europea  

La crisi del PD

Il quadro si complica per il governo italiano, che nelle prossime settimane dovrà affrontare la reazione dell’ala minoritaria del PD, determinante al Senato per la maggioranza che lo sostiene.

Trattasi del gruppo di parlamentari più di sinistra, che ha partecipato sabato scorso alla manifestazione di protesta indetta dalla Cgil contro la riforma del mercato del lavoro (“Jobs Act”). Il clima politico per realizzare le riforme richieste non c’è e paradossalmente le difficoltà arrivano tutte dal partito di maggioranza. Renzi lo sa e ha messo in conto le elezioni anticipate, con le quali potrebbe farsi affidare dagli italiani un mandato forte, sbarazzandosi dei dissidenti interni. Il punto è che questo scenario presuppone l’apertura di una crisi politico-istituzionale, proprio quello che i mercati finanziari e l’Europa non vorrebbero. Lo spread crescente tra i BTp e i Bonos sottolinea particolarmente questa differenza tra Roma e Madrid. La prima è caratterizzata da una continua instabilità politica, inesistente nella seconda, dove pur in anni difficilissimi, il governo Rajoy ha potuto operare senza intoppi, forte di una maggioranza mono-partitica. La disillusione verso il governo Renzi, invece, è dietro l’angolo.   APPROFONDISCI – Padoan contro Renzi sulla legge di stabilità. Lo spread lo spingerebbe alle dimissioni    

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