Crescita sovrastimata del 100%, debito in salita, conti sballati: Padoan inaffidabile

Stime di crescita dimezzate per l'Italia da parte della UE: tra pil e inflazione, le previsioni del governo risulterebbero sbagliate del 100%.

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Stime di crescita dimezzate per l'Italia da parte della UE: tra pil e inflazione, le previsioni del governo risulterebbero sbagliate del 100%.

L’Unione Europea ha ancora una volta limato le stime di crescita del nostro paese, tagliando vigorosamente anche quelle sull’inflazione. Nel dettaglio, i commissari prevedono che l’Italia cresca nel 2016 di appena l’1,1% (pil 1 +1,2% nell’ultimo aggiornamento al Def del governo Renzi), mentre l’anno prossimo dovrebbe registrarsi un’accelerazione al +1,3%. Notizie alquanto negative anche sul fronte dei prezzi, che quest’anno crescerebbero di appena lo 0,2%, quando alla fine del 2015 era stata stimata una crescita di ben l’1%. Meglio dovrebbe andare l’anno prossimo, quando l’inflazione è attesa all’1,4%. Sul fronte deficit, la Commissione si attende un calo di appena lo 0,2% al 2,4% del pil quest’anno e all’1,9% l’anno prossimo. A causa di questa discesa molto lenta, il rapporto tra debito e pil quest’anno è atteso ancora una volta in salita al 132,7%, mentre dovrebbe scendere solo l’anno prossimo al 131,8%.

Conti pubblici a rischio su stime pil e inflazione abnormi del governo

Nel dettaglio, Bruxelles spiega che il deficit strutturale (al netto della congiuntura economica) peggiorerà quest’anno dello 0,7% del pil, mentre il deficit nominale dovrebbe portarsi l’anno prossimo sotto il 2%, considerando le clausole di salvaguardia per lo 0,9% del pil, che il governo Renzi si è impegnato con l’Europa a fare scattare, nel caso non fosse in grado di reperire risorse per un pari importo a tutela dei conti pubblici. Si tratterebbe di una quindicina di miliardi di euro di aumenti dell’IVA, nello sciagurato caso in cui l’esecutivo non riuscisse affatto nell’intento. Il giudizio sulla legge di stabilità sarà pronunciato dalla Commissione il prossimo 18 maggio, giorno in cui sapremo se l’Italia l’avrà spuntata sulla flessibilità o se almeno parte delle richieste del nostro governo sarà bocciata.

Aldilà di cosa diranno i commissari, il vero rischio lo corriamo con riferimento a un’impostazione dei conti pubblici, basata su stime a dir poco ottimistiche sul fronte sia del pil che dell’inflazione. [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Dite a #Padoan che non azzecca una previsione, #gufo a sua insaputa?[/tweet_box]      

Manovra correttiva necessaria, di quanti miliardi?

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha scritto una legge di stabilità per il 2016, fondata sull’assunzione di una crescita nominale (pil + inflazione) del 2,6%, quando oggi la UE ci fornisce l’indicazione di una crescita di appena l’1,3%. E state tranquilli che ulteriori limature avverranno nel prosieguo dell’anno. Dunque, le stime di crescita di Renzi-Padoan risultano doppie di quelle probabilmente più veritiere della Commissione. Uno scostamento del 100% rispetto alle previsioni iniziali implicherebbe la necessità di reperire nuove risorse per non meno di 8 miliardi di euro, al netto della diatriba tra Roma e Bruxelles sul conteggio dei 3 miliardi di spese per l’emergenza immigrazione e sulle altre richieste di flessibilità da parte del governo Renzi.

Performance Italia sotto media Eurozona

L’inettitudine del ministro Padoan appare ormai quasi eclatante. Non passa giorno, senza che i suoi annunci trionfalistici sulla crescita o su capitoli importanti come le banche non siano smentiti dai fatti. Se non ci fosse la “droga” monetaria della BCE, che acquistando sui mercati fino a una cinquantina di miliardi di euro al mese solo in titoli di stato, altro che crisi dello spread o “bombardamento” degli investitori contro il nostro debito sovrano. Per il resto, apprendiamo (ma non è una novità ormai da decenni), che la performance economica italiana sarà ancora inferiore a quella dell’Eurozona per il biennio 2016-2017. Nell’unione monetaria è attesa una crescita del pil dell’1,6% quest’anno e dell’1,8% l’anno prossimo; un’inflazione rispettivamente al +0,2% e al +1,4%, un deficit al +1,9% e al +1,6%.  

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