Renzi e Di Maio, ci eravamo tanto odiati: ecco perché l’alleanza dei due contro Salvini

Matteo Renzi apre a un'intesa con il Movimento 5 Stelle per allungare la legislatura ed evitare elezioni anticipate. Luigi Di Maio apprezza. Ecco perché i due arci-nemici sono alleati contro Matteo Salvini e cercano disperatamente di fare asse comune.

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Matteo Renzi apre a un'intesa con il Movimento 5 Stelle per allungare la legislatura ed evitare elezioni anticipate. Luigi Di Maio apprezza. Ecco perché i due arci-nemici sono alleati contro Matteo Salvini e cercano disperatamente di fare asse comune.

La politica è l’arte di rendere possibile l’impensabile. Ed è bastata la presentazione della mozione di sfiducia al governo Conte da parte del ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini, che i due arci-nemici si sono subito avvicinati in quella che a tutti gli effetti sembrerebbe una “santa alleanza” contro la destra sovranista. L’ex premier Matteo Renzi, dalle colonne del Corriere della Sera, si è appellato a tutto il Parlamento, affinché si evitino le elezioni anticipate subito, come chiesto da Salvini e quasi tutti gli altri partiti con l’unica eccezione del Movimento 5 Stelle, così da mettere in sicurezza i conti pubblici, evitare l’aumento dell’IVA e tagliare il numero dei parlamentari, magari rafforzando quest’ultima misura con una riforma della Costituzione più incisiva.

Il ‘sì’ alla TAV del governo è un’ennesima vittoria di Salvini e il collasso di Di Maio

A questo fine, servirebbe un “governo istituzionale”, mentre per Renzi sarebbe “follia” andare al voto subito. Dalle parti dei 5 Stelle, pur sostenendo Di Maio che non si abbia alcuna volontà di inciuci, la mossa renziana viene valutata con molto interesse. I “grillini” sono coloro che avrebbero più da perdere dalle elezioni. Anzitutto, perché i loro consensi risulterebbero dimezzati rispetto allo scorso anno. Secondariamente, perché non avrebbero più i numeri per essere determinanti nel prossimo Parlamento, dove per deputati e senatori eletti arriverebbero probabilmente anche dietro al PD.

Contro Renzi si sono schierati tutto il centro-destra (nemmeno Forza Italia valuta positivamente la sua idea) e lo stesso PD di Nicola Zingaretti. Anzi, il centrista “renziano” Carlo Calenda ha definito la sua proposta “una idiozia”. Dunque, il partito del non voto uscito ufficialmente allo scoperto risulterebbe attualmente composto da renziani e grillini. I due nemici per una volta accomunati da una prospettiva a breve non ostile. Come mai?

Le ragioni della possibile intesa Renzi-Di Maio

L’apertura della crisi di governo poco prima di Ferragosto da parte di Salvini non è stata casuale. Mentre la Lega si avvicina al 40% dei consensi, stando ai sondaggi, tutti i suoi oppositori stanno messi male, ad eccezione di Fratelli d’Italia, che pur di piccole dimensioni, sarebbe l’unico a crescere.

E guarda caso, trattasi di un papabilissimo alleato di governo della Lega. Forza Italia è ai titoli di coda e da pochi giorni il suo ex vice-coordinatore Giovanni Toti ha lanciato una lista concorrente di nome “Cambiamo”, che sui territori vedrebbe le adesioni dei numerosi delusi da Silvio Berlusconi e, soprattutto, di quanti temono di non essere rieletti con gli azzurri.

Dall’altra parte, il PD starebbe per perdere l’ala renziana, che a settembre farebbe i bagagli per dare vita a un nuovo partito centrista. A questo punto, per quanto malconci, è interesse di Forza Italia e del PD andare ad elezioni subito, così da non offrire ai rispettivi avversari interni il tempo per organizzarsi. In più, Zingaretti avrebbe finalmente modo di crearsi i gruppi parlamentari a propria immagine e somiglianza, dato che gli attuali risultano ancora dalla composizione delle liste del suo predecessore. Con nuove elezioni, darebbe a Renzi e i suoi uomini una manciata di seggi e si prenderebbe il partito, piazzando nei collegi e nelle liste bloccate politici a sé vicini.

Di fatto, Zingaretti risulta al momento l’alleato più prezioso per Salvini. Il suo “no” a un qualsivoglia governo balneare o istituzionale che dir si voglia chiuderebbe la porta a intese in Parlamento tra PD e M5S, precipitando l’Italia ad elezioni. E Berlusconi? Pare che abbia chiesto al leader della Lega rassicurazioni sull’inclusione di Forza Italia nella coalizione di centro-destra, altrimenti non sfiducerebbe il governo Conte o si accorderebbe con gli altri gruppi per allungare il brodo della legislatura.

Il prossimo governo, a differenza di Conte, dovrà approfittare dei tassi a zero

Sul voto pesano prospettive di lungo periodo

Aldilà di queste convenienze di bottega nell’immediato, le due alleanze parallele Renzi-Di Maio e Salvini-Zingaretti hanno qualcosa di più lungimirante. Per l’ex premier diventa essenziale per sopravvivere politicamente che lo schema dello scontro resti tra “responsabili” (lui) e “populisti” (M5S e Lega).

Renzi non è un uomo dal colore definito, è un centrista con sfumature di destra e di sinistra all’occorrenza e può continuarlo ad essere solo se gli si contrappone una forza anch’essa politicamente ed elettoralmente indefinita.

Per contro, Zingaretti avrebbe tutta la convenienza a tornare a un bipolarismo destra-sinistra di stampo tradizionale, perché così sposterebbe l’asse del PD definitivamente su posizioni progressiste, cercando da quelle di contrapporsi alla Lega di Salvini, che aldilà delle venature populiste più recenti, resta un partito conservatore e politicamente molto definito a destra. Allo stesso ministro dell’Interno servirebbe che i 5 Stelle fossero ridimensionati, potendosi concentrare a scontrarsi solamente con il PD, anziché con il fronte “populista” di cui egli stesso fa parte e che gli sarebbe più difficile da aggredire. La formazione dei poli “voto subito” e “avanti con la legislatura” ha origine dalla volontà degli attori in gioco di modellare per i prossimi anni il bipolarismo sulla base dello schema loro più congeniale.

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