Renzi cambia mestiere e conduce su Rete 4? Così Mediaset sponsorizza il Nazareno-bis

Matteo Renzi farà il conduttore di un suo programma su Rete 4? Mediaset sta trattando con l'ex premier e dietro vi sarebbe un'operazione più politica che commerciale.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Matteo Renzi farà il conduttore di un suo programma su Rete 4? Mediaset sta trattando con l'ex premier e dietro vi sarebbe un'operazione più politica che commerciale.

Vi ricordate quando l’allora premier Matteo Renzi annunciò in conferenza stampa da Palazzo Chigi gli 80 euro per i lavoratori dipendenti? Fu la prima di una serie di presentazioni tramite slide e il web si sollevò in una derisione feroce, tacciandolo di essere un “venditore di pentole” e altri apprezzamenti simili. E ricordate anche quando in piena campagna referendaria, l’altro ex premier, Silvio Berlusconi, disse che il suo avversario avrebbe sbagliato mestiere e che se avesse deciso di fare televisione lo avrebbe assunto per un programma su Mediaset? Ebbene, il sogno sta realizzandosi. Assistito dall’agente Lucio Presta, il non più segretario del PD sta trattando con Cologno Monzese la messa in onda di un suo programma culturale su Firenze. Si era rivolto già a Sky e Discovery, che non hanno voluto sentirne e così trapela che Piersilvio Berlusconi starebbe prendendo in considerazione di trasmettere il programma su Rete 4. Pare che vi sia già abbondante girato per un paio di mesi.

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Non dovrebbe scandalizzare che un ex premier faccia TV. Semmai, dovrebbe destare più di un sospetto dove la faccia, perché è evidente che Renzi non abbia alcuna voglia di cambiare davvero mestiere e che stia semplicemente cercando di mettere al frutto il suo tempo libero, ora che è un “semplice senatore di Scandicci”, confidando nella sua capacità di risalire la china nei sondaggi nei prossimi mesi, magari riconquistando la segreteria del PD e la premiership del centro-sinistra. Se così stanno le cose, pensiamo forse che le reti della famiglia Berlusconi lo stiano assumendo per puro spirito di business?

Il leader di Forza Italia ha già rivoluzionato i palinsesti, mandando a casa tutti i giornalisti accusati di avere portato acqua nel mulino di Matteo Salvini con le loro trasmissioni dal sapore “populista”. Parliamo di Maurizio Belpietro, Mario Giordano e Paolo Del Debbio, vittime di un repulisti, che nelle intenzioni dell’ex premier azzurro dovrebbe rilanciare le proprie quotazioni, in vista di elezioni politiche anticipate o delle elezioni europee. Adesso, arriva Matteo, ma non l’alleato ufficiale, bensì quello vero del patto del Nazareno, al cui governo Forza Italia condusse un’opposizione “fake”, auto-condannandosi al declino inesorabile. I sondaggi di questi mesi ci dicono che se si tornasse alle urne, il partito di Berlusconi non arriverebbe al 10%, prendendo 3 volte in meno dei consensi di Salvini.

Il Renzusconi sul digitale terrestre

Se l’autocritica non è certo di casa da Renzi, ancora meno lo è ad Arcore, dove la “rivoluzione” azzurra passerà per Adriano Galliani (sic!) a capo della struttura organizzativa e Antonio Tajani come numero due del partito. Ma cosa spera di raggiungere Berlusconi con Renzi su Rete 4? Una rivoluzione dei palinsesti anti-populista, che faccia entrare nel cuore delle casalinghe italiane un uomo che ha bisogno di rifarsi una verginità politica, dopo che 34 mesi al governo sono bastati e avanzati per alienargli le simpatie pressoché di ogni ceto sociale. In pratica, Mediaset cercherà di spacciare per operazione commerciale quella che è, a tutti gli effetti, una intesa politica tra Berlusconi e Renzi per tirare la volata al secondo alle prossime elezioni. Male che vada a Forza Italia – questo spera il Cavaliere – bisognerà avere sufficienti numeri per creare un’alternativa Forza Italia-PD all’asse Lega-5 Stelle. Insomma, il Biscione sta lavorando sottotraccia in favore dei renziani, forse abbandonando ogni speranza di recupero dei consensi per la formazione azzurra, praticamente in disfacimento totale.

E, però, Silvio dovrà fare attenzione a non tirare troppo la corda con l’altro Matteo. Il governo sta per decidere sulle nomine Rai, così come si troverà presto a rinnovare i componenti dell’AgCom e poi dell’Antitrust. Se in Viale Mazzini facesse entrare dirigenti poco amichevoli con la concorrenza, sarebbero guai. Ancora peggio, se le authority finissero in mano a uomini ostili allo status quo radio-televisivo e se, nel caso di altri tentativi di scalata in Mediaset ai danni di Fininvest, holding della famiglia Berlusconi, il governo non scendesse più in campo per difendere l'”asset strategico nazionale”, come avvenne lo scorso anno, quando a Palazzo Chigi vi era Paolo Gentiloni e ministro dello Sviluppo era Carlo Calenda. Adesso, le sorti sarebbero in mano a un Luigi Di Maio non certo amico di Berlusconi. E senza la difesa d’ufficio di Salvini, gli interessi aziendali finirebbero in pasto ai soli grillini.

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E chissà che non sia vera una certa ricostruzione, secondo la quale persino il presidente Sergio Mattarella sarebbe molto indisposto da questo “Renzusconi” sul digitale terrestre, considerando un’anomalia che interessi personali e politici s’intreccino e influenzino il corso politico italiano. Il capo dello stato non è certo un populista, ma da politico puro e sobrio istituzionale qual è non può accettare che l’opposizione al governo Conte venga affidata a un accordo televisivo e che chi ambisce a tornare a Palazzo Chigi vada a fare il conduttore su Rete 4 per raccattare qualche voto. A questo punto, tanto vale tenersi questi qui un po’ sopra le righe, in attesa che si creino le condizioni per un’alternativa credibile e non da avanspettacolo.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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