Renzi attacca la Merkel al vertice UE, ecco tutte le ragioni dello scontro

Ecco le ragioni dello scontro odierno inatteso tra Matteo Renzi e Angela Merkel.

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Ecco le ragioni dello scontro odierno inatteso tra Matteo Renzi e Angela Merkel.

Entrando con largo anticipo alle ore 9.30 di questa mattina al vertice europeo a Bruxelles, dove ha incontrato gli altri leader della UE per discutere di questioni cruciali, come il tema dell’immigrazione, il caso Brexit, le sanzioni contro la Russia e la politica energetica, il premier Matteo Renzi non aveva rilasciato alcuna dichiarazione, ma si apprende che nel corso del meeting c’è stato un battibecco piuttosto acceso con la cancelliera Angela Merkel, a proposito della garanzia unica sui depositi bancari, a cui la Germania si oppone. Renzi ha usato parole dure contro la cancelliera, del tipo “non dirmi che state donando il sangue all’Europa”. La cancelliera ha commentato l’accaduto, sostenendo che sarebbe naturale una divergenza di opinioni tra leader. Il premier italiano si è risentito del “nein” di Frau Merkel alla misura proposta dalla Commissione europea e che rappresenterebbe il completamento dell’Unione bancaria. Ma la vera discordia tra i 2 risale alla serata di ieri, quando si è tenuto nella capitale belga un pre-incontro ristretto per discutere delle richieste del premier britannico David Cameron sulla permanenza del Regno Unito nella UE, al quale hanno partecipato sia la cancelliera che il presidente francese François Hollande, ma non il nostro capo del governo.

Caso sanzioni Russia

L’esclusione non è l’unica fonte di contrasto con la Germania. Pochi giorni fa, l’Italia aveva respinto la proposta di estendere automaticamente per altri 6 mesi fino alla fine di luglio del prossimo anno le sanzioni alla Russia, chiedendo che fosse discussa in sede politica. Le istituzioni comunitarie hanno ignorato e raggirato la proposta italiana, mandando su tutte le furie Palazzo Chigi, che vede sminuito il ruolo di Roma nella UE.

Oggi, però, forse anche al fine di non aggravare le tensioni, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha aperto a una discussione preliminare sulle sanzioni.        

A rischio flessibilità sui conti pubblici

Non ultimo, c’è la questione Nord Stream, il progetto per il passaggio di un gasdotto dalla Russia al Mar Baltico, dribblando l’Ucraina, finendo in Germania. Diversi governi, tra cui il nostro, eccepiscono che esso non punterebbe alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento del gas, né all’integrazione del mercato unico europeo. Tornando al no tedesco alla garanzia unica sui depositi bancari in Europa, Berlino ritiene che prima di una mutualizzazione dei rischi, servirebbe una maggiore solidità delle banche e un taglio del legame con i bond governativi, che rendono i loro bilanci troppo esposti alle politiche fiscali nazionali. In buona sostanza, come ha anticipato ieri il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, la Germania teme che si mettano in comune indirettamente i rischi sovrani. Da qui si capisce meglio l’espressione usata da Renzi contro la Merkel. Ora, fin qui tutto vero, ma c’è un’altra ragione in più che sta spingendo il premier in queste ore a mostrarsi ribelle nei confronti dei tedeschi. Questi pressano la Commissione europea per affidare la vigilanza sui bilanci nazionali a un’authority indipendente e tecnica, in modo che la loro valutazione sia slegata dalla sfera politica, come starebbe avvenendo in questi mesi, rimprovera Berlino, in cui la flessibilità sui conti pubblici viene concessa in abbondanza e automaticamente a tutti.        

Obiettivo: far dimenticare scandalo banche

Juncker sta proponendo proprio in queste ore l’istituzione di un cosiddetto “Fiscal Board”, assoggettato al controllo della Commissione, mirante ad attenuare le critiche della Germania e a segnalare l’intenzione di una maggiore autonomia di giudizio sui bilanci nazionali, rispetto a valutazioni più prettamente politiche. Per ragioni opposte, Berlino e Roma sono contrarie alla proposta: la prima la ritiene insufficiente, dato che l’authority sarebbe controllata pur sempre dal potere politico e rischia di non essere obiettiva, la seconda la vede come fumo negli occhi, temendo che la flessibilità ottenuta, già considerata scarsa dal governo Renzi, possa del tutto essere eliminata, in favore di un rigore assoluto.

Per concludere, il premier ha tutta la convenienza a deviare l’attenzione mediatica sullo scontro con la Germania, perché sul punto potrebbe compattare grossa parte dell’opinione pubblica, cercando di far dimenticare lo scandalo dei salvataggi bancari, che ha nuociuto agli investitori nei bond subordinati e che ha esposto il governo alla graticola della stampa sul caso Boschi.  

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