Rendimenti tedeschi ai minimi da quasi 2 anni, giù anche gli americani: qual è il segnale?

I rendimenti di USA ed Eurozona arretrano e quelli della Germania scendono ai minimi da quasi 2 anni, con la curva medio-breve americana invertitasi ieri. Ecco come possiamo leggere questi segnali.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I rendimenti di USA ed Eurozona arretrano e quelli della Germania scendono ai minimi da quasi 2 anni, con la curva medio-breve americana invertitasi ieri. Ecco come possiamo leggere questi segnali.

Mentre lo spread BTp-Bund si restringe a quasi 280 punti base sulla scadenza decennale, la vera notizia di queste ore è la discesa dei rendimenti tedeschi allo 0,26%, il livello più basso da inizio febbraio 2017, ossia da 22 mesi. Erano allo 0,77% alla fine del gennaio scorso. Parimenti, anche il Treasury a 10 anni offre il minimo da 3 mesi, il 2,915% dal 3,24% dell’8 novembre scorso. Ieri, per la prima volta da prima dello scoppio della crisi finanziaria, la curva dei rendimenti americani si è invertita nel tratto a 3-5 anni, con i triennali a offrire il 2,84% contro il 2,83% dei quinquennali, quando solo un mese fa i primi offrivano ancora 4 punti base in meno dei secondi. Sarebbe forse il segnale dell’arrivo di una recessione per l’economia USA? L’ultima volta che accadde era l’agosto del 2005 e la crisi effettivamente arrivò in America quasi 2 anni più tardi.

Tassi BCE e Fed, quale impatto sul cambio euro-dollaro dal crollo del barile 

Stavolta, bisogna ammettere che a complicare le previsioni vi è il cambio di rotta possibile della Federal Reserve, che soltanto due mesi fa sfoggiava toni “hawkish”, con il governatore Jerome Powell a ritenere che i tassi fossero ancora “ben lontani dal livello naturale”, mentre pochi giorni fa ha riconosciuto che essi sarebbero ormai “poco al di sotto” di esso. Dunque, la stretta monetaria negli USA sarebbe prossima alla conclusione o quanto meno non vi sarebbero rialzi imminenti dopo quello di questo mese, che i mercati continuano a scontare come quasi certo. Per l’anno prossimo, i trader stimano solo un altro rialzo a giugno, quando fino a qualche mese fa ne intravedevano 3-4.

Anche la BCE attesa accomodante

L’aria è cambiata pure nell’Eurozona, con la BCE a tenere giovedì prossimo una importante riunione del board, l’ultima per quest’anno e nel corso della quale dovranno essere decise le mosse in fatto di “quantitative easing” e di reinvestimenti dei proventi derivanti dai bond in scadenza in portafoglio. Una proroga degli acquisti non è esclusa, ma per il momento avanza l’ipotesi che vengano indette nuove aste T-Ltro, attraverso le quali far fluire liquidità alle banche dell’area. Ciò starebbe allentando la pressione sui bond sovrani, italiani compresi, anche grazie all’avvicinamento delle posizioni tra Roma e Bruxelles sulla manovra di bilancio per il 2019.

In teoria, minori tensioni politiche dovrebbero incentivare il rischio tra gli operatori, a tutto svantaggio dei titoli “core” percepiti come sicuri. Invece, questo aspetto sembra essere stato surclassato dalla previsione di una politica monetaria per i prossimi mesi più accomodante delle precedenti aspettative, nonché dal rallentamento economico in corso nell’area, il quale alimenta i timori su una imminente caduta nella crisi. Se gli USA sembrano destinati a crescere sotto il 3% nel 2019, in assenza di nuovi stimoli fiscali resi più improbabili dalla maggioranza democratica alla Camera, l’Eurozona scenderebbe ben al di sotto del 2% e l’Italia, in particolare, rischia la recessione. I segnali sono diventati negativi anche nella stessa Germania, il cui pil si è contratto dello 0,1% nel terzo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti.

Dunque, c’è un ritorno all’acquisto di bond sia negli USA che nell’Eurozona, sia per effetto di previsioni più espansive sulle rispettive politiche monetarie, sia sui timori di una crisi non lontana in entrambe le economie. Basta leggere i dati sul manifatturiero delle principali economie europee per capire che saremmo davvero vicini a una contrazione generalizzata della produzione e del pil. Il cambio euro-dollaro, che agli inizi dell’anno era arrivato a 1,25, adesso si attesta a 1,1335, mentre lo spread Treasury-Bund a 10 anni risulta sceso dagli oltre 270 punti delle settimane passate ai 265-266 di queste ore, segno che il mercato inizierebbe a intravedere tassi americani per i prossimi mesi meno alti di quelli che erano stati scontati nel recente passato. Il differenziale di rendimento tra USA e Germania segnalerebbe anche un cambio euro-dollaro atteso poco sopra 1,43 tra un decennio, quando nei primi mesi dell’anno le previsioni erano per un cross superiore a 1,50.

Cambio euro-dollaro, previsioni sul mercato forex più deboli dalle elezioni italiane

[email protected]

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: bond sovrani, Cambio euro-dollaro, rendimenti bond, Spread