Rendimenti bond sovrani ai nuovi minimi storici, ma c’è poco da stare felici

Rendimenti dei bond sovrani ai minimi storici. Ecco perché non c'è molto da stare allegri con un mercato desideroso di beni-rifugio.

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Rendimenti dei bond sovrani ai minimi storici. Ecco perché non c'è molto da stare allegri con un mercato desideroso di beni-rifugio.

I rendimenti dei titoli di stato dei paesi sviluppati del pianeta sono scivolati allo 0,62% medio al termine della scorsa settimana, ovvero ai livelli più bassi dal 2010, l’anno di inizio delle rilevazioni di Bloomberg. E pensare che nel dicembre scorso, gli analisti interpellati dal colosso mediatico finanziario americano avevano stimato per la fine di giugno un rendimento medio del 2,55%.

Non solo siamo lontanissimi dalle previsioni, ma è risultata sbagliata persino al direzione. Dopo l’avvio della prima stretta monetaria dal 2006 negli USA, il mercato si aspettava, infatti, un aumento dei rendimenti, mentre è accaduto esattamente il contrario, complice il venir meno delle aspettative di un secondo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.

Rendimenti bond sovrani ai minimi di sempre

I decennali australiani rendono il 2,15%, un minimo record, quelli del Giappone il -0,125%, nei pressi dei minimi storici, così come i Bund a 10 anni emessi dalla Germania sono arrivati a rendere nei giorni scorsi appena lo 0,068% e oggi si attestano qualche punto base al di sopra di quel livello.

Rispetto all’inizio dell’anno, i Treasuries decennali viaggiano in queste ore a 53-54 bp in meno, ai minimi degli ultimi 7 mesi e tornando sostanzialmente ai livelli di oltre 3 anni fa, prima che l’allora governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, annunciasse l’avvio graduale del ritiro degli stimoli monetari dalla fine del 2013.

 

 

 

Mercati intimoriti cercano assets sicuri

Se per i governi è un’ottima notizia, potendo continuare a rifinanziare i debiti in scadenza a costi praticamente nulli e persino negativi per il tratto più breve della curva delle scadenze, i livelli infimi a cui sono implosi i rendimenti sovrani sono sintomatici di un’economia non sana, “drogata” ancora dai potenti stimoli monetari delle principali banche centrali, ma anche conseguenza di un mercato in cerca di porti sicuri contro alcuni rischi temuti.

In effetti, l’altissima domanda di titoli con rendimenti sotto zero può essere interpretata quale conferma della volontà degli investitori di trovare riparo contro perdite derivanti da eventi indesiderati. In primis, c’è incertezza sul futuro dell’economia mondiale, specie per il rallentamento della Cina, che crea problemi anche ai mercati più maturi e alle quotazioni materie prime, che a loro volta danneggiano le economie emergenti, ormai al 40% del pil globale.

Referendum Brexit preoccupa

Secondariamente, la mancata ripresa vigorosa dell’Eurozona e la fragilità delle istituzioni comunitarie dinnanzi all’insorgere di movimenti euro-scettici in quasi tutti gli stati UE creano parecchia preoccupazione, specie in considerazione del referendum sulla Brexit nel Regno Unito del 23 giugno, che potrebbe dare il via a una disgregazione del progetto europeo.

Infine, non c’è convinzione che le economie avanzate siano in grado di sostenere allo stato attuale la normalizzazione delle rispettive politiche monetarie ultra-espansive e ciò spinge gli investitori a puntare sempre sul dollaro e sugli assets a bassissimo rischio, come i titoli di stato. Va da sé che se il mercato cerca riparo dai rischi, il segnale non è positivo.

 

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