Cambio euro-dollaro atteso alla parità, rendimenti Bund ai minimi da novembre

Rendimenti tedeschi ai minimi e oro ai massimi da inizio novembre. E Deutsche Bank prevede che il cambio euro-dollaro scenderà alla parità, indipendentemente dal voto in Francia.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Rendimenti tedeschi ai minimi e oro ai massimi da inizio novembre. E Deutsche Bank prevede che il cambio euro-dollaro scenderà alla parità, indipendentemente dal voto in Francia.

Giornata nervosa sui mercati finanziari, dopo che il presidente americano Donald Trump ha definito il dollaro “troppo forte” per le esportazioni dei beni made in USA. Il dollaro si mostra debole, ma non con la moneta unica. Il cambio euro-dollaro scivola al momento, infatti, dello 0,27% a 1,0638, a conferma di quanto le tensioni si stiano concentrando nell’Eurozona, l’area maggiormente esposta ai rischi, in questa fase, con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali in Francia. Ne è conferma la discesa dei rendimenti dei Bund, che per la scadenza a 10 anni si attestano allo 0,18%, il livello più basso da oltre 5 mesi, ovvero dalla vittoria inattesa di Trump alle elezioni USA.

Lo spread BTp-Bund decennale risulta così salito a oltre 207 punti base, mentre paradossalmente stringe quello tra gli Oat francesi e i titoli tedeschi, pari a poco più di una settantina di punti, nonostante sia proprio l’imprevedibilità dell’esito elettorale a Parigi ad alimentare alcune delle tensioni più forti sui mercati. E anche l’oro risulta ai massimi dai giorni immediatamente precedenti alle presidenziali americane, al momento a 1.286 dollari, dopo essere arrivato a un massimo intraday di 1.288, sostenuto proprio dalle parole di Trump, che indebolendo il dollaro, stanno rinvigorendo le quotazioni delle materie prime. (Leggi anche: Rendimenti Bund, quando saliranno con l’inflazione in Germania al 2%?)

Cambio euro-dollaro verso la parità?

Tornando al cambio euro-dollaro, nonostante gran parte degli analisti ritenga che sia destinato a virare in alto, una volta passate le elezioni francesi, salvo una vittoria di un qualche candidato euro-scettico (Marine Le Pen o Jean-Luc Mélénchon), Deutsche Bank non la pensa così e spiega, invece, che indipendentemente dall’esito del voto, esso tenderà da qui a un anno alla parità.

La ragione dell’indebolimento percepito sta nella divergenza tra la politica monetaria della Federal Reserve e quella della BCE. La prima alzerà ancora i tassi USA nei prossimi mesi, mentre la seconda si è impegnata a tenerli invariati in un arco di medio periodo. Ne consegue che gli assets denominati in dollari diverranno più allettanti, attirando capitali dall’Eurozona, dove i rendimenti resteranno bassi a lungo. Se vincesse un candidato pro-UE in Francia, continua Deutsche Bank, il raggiungimento della parità del cambio euro-dollaro verrebbe solo ritardato, mentre se a vincere fosse Le Pen, ad esempio, si avrebbe solamente un’accelerazione di un fenomeno, che in ogni caso dovrebbe verificarsi. (Leggi anche: Jean-Luc Mélénchon, il comunista di Francia che spaventa i mercati più di Le Pen)

 

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Argomenti: bond sovrani, Cambio euro-dollaro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Oro, Spread, super-dollaro, tassi USA

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