Rendimenti BTp reduci dal maggiore rialzo settimanale in 10 mesi

I rendimenti dei BTp salgono più dei Bonos. E lo spread con la Spagna si allarga a 40 punti. Peggio di noi solo il Portogallo.

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I rendimenti dei BTp salgono più dei Bonos. E lo spread con la Spagna si allarga a 40 punti. Peggio di noi solo il Portogallo.

I rendimenti dei nostri BTp a 10 anni sono aumentati nell’arco della scorsa settimana di 23 punti base, salendo dall’1,19% all’1,42-43%. Si è trattato dell’incremento maggiore registrato dallo scorso mese di dicembre, superiore di 9 bp rispetto a quello accusato nella stessa ottava dai Bonos sulla medesima scadenza, i quali sono risaliti sopra l’1%, attestandosi in zona 1,02%. Di conseguenza, lo spread tra i due titoli decennali si è allargato a 40 bp, a nostro sfavore.

L’impennata è dovuta all’indiscrezione del ritiro graduale nei prossimi mesi degli stimoli monetari della BCE (cosiddetto “tapering”), che ha spinto i mercati a scontare futuri acquisti minori di titoli di stato nell’Eurozona, prendendo di mira quelli più deboli, sulla base dei fondamentali. (Leggi anche: Saggio acquistare bond a 50 anni?)

Cresce spread tra rendimenti BTp e Bonos

L’Italia paga più della Spagna, quindi, il sell-off dei giorni scorsi, a causa sia del minore tasso di crescita della sua economia (oltre quattro volte in meno), sia al trend divergente dell’evoluzione politica nei due paesi. A Madrid, il quadro si starebbe ricomponendo in favore della stabilità di governo, a Roma si starebbe andando nella direzione opposta, a causa del referendum costituzionale.

In situazione critica vi è anche il Portogallo, i cui rendimenti decennali viaggiavano al 3,33% il venerdì 30 settembre, mentre hanno chiuso al 3,60% il 7 ottobre. In una settimana, quindi, sono schizzati di 27 bp, persino un po’ di più dell’Italia, allargando il divario con i nostri BTp e a maggior ragione con i decennali spagnoli.

 

 

 

Italia e Portogallo pecore nere tra Piigs

Dunque, Italia e Portogallo si allontanano dalla Spagna, la quale mantiene quasi inalterate le distanze con la Germania.

E’ un po’ lo specchio delle economie in questione. I rischi politici stanno aumentando proprio a Lisbona e Roma e in entrambi i paesi si ha una dinamica della crescita attesa bassa e calante, mentre a Madrid si respira un’aria nettamente di ripresa, per quanto i livelli di disoccupazione siano ancora altissimi.

Intanto, il presidente dell’ESM, Klaus Regling, a capo del Fondo europeo di salvataggio, ha rispedito al mittente le previsioni di rottura dell’Eurozona del Premio Nobel per l’Economia, Joseph Stiglitz, così come le critiche di un altro Nobel, Paul Krugman, sostenendo che nell’unione monetaria la crisi sarebbe alle spalle e che le previsioni catastrofiste degli economisti si sono rivelate ad oggi sempre sbagliate. (Leggi anche: Italia fuori da euro per Stiglitz)

Regling ha notato anche come negli ultimi 15 anni, l’80% delle famiglie dell’Area Euro ha beneficiato di una crescita dei redditi reali, contro l’appena il 10-20% di quelle americane. I mercati non condividono il pessimismo di certi analisti, spiega. E il tedesco ha certamente ragione nell’affermare che non vi sarebbe traccia di panico per un’imminente rottura dell’Eurozona, ma l’ampliamento del divario tra Italia e Spagna a questi livelli inizia a segnalare qualche allarme. E man mano che ci avviciniamo alla data del referendum del 4 dicembre, le tensioni potrebbero montare, così anche la volatilità sui mercati.

 

 

 

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