Rendimenti BTp in ascesa e flop del bond retail sono brutti segnali

I rendimenti dei BTp sono in aumento e nemmeno il bond retail scalda i cuori dei risparmiatori italiani. E' il segnale che il mercato teme per la ripresa a breve e nel medio-lungo termine della nostra economia?

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I rendimenti dei BTp sono in aumento e nemmeno il bond retail scalda i cuori dei risparmiatori italiani. E' il segnale che il mercato teme per la ripresa a breve e nel medio-lungo termine della nostra economia?

I rendimenti dei BTp sono in ascesa nelle ultime settimane, con l’avvicinarsi del referendum costituzionale del 4 dicembre e le voci su un presunto “tapering” della BCE per il “quantitative easing”. I bond a 10 anni emessi dal Tesoro rendevano ieri, quasi in chiusura di seduta, l’1,47%, contro l’1,05% della Spagna, segnando uno spread di 42 punti base con i Bonos. Sebbene in valore assoluto non siano per nulla livelli allarmanti (tutt’altro), resta il fatto che siamo ai massimi dalla Brexit e in aumento di 42 bp dai minimi toccati il 12 agosto scorso e che in meno di due settimane, il BTp 2067, il titolo emesso dal nostro paese per la prima volta con scadenza cinquantennale, abbia perso il 3,2% sul mercato secondario.

Nemmeno il bond retail scalda i cuori dei risparmiatori italiani, se è vero che al termine della prima giornata di collocamento, il titolo aveva riscosso adesioni per meno di 1,1 miliardi di euro. L’emissione precedente aveva raccolto in tutto 8 miliardi e il responsabile del debito pubblico, Maria Cannata, ritiene che la cifra sia alla portata anche stavolta. (Leggi anche: Spread con Spagna al top da due anni)

Il BTp Italia 2024 offre una cedola minima garantita dello 0,35% e un premio fedeltà pari allo 0,4% dell’investimento, in favore di chi detiene il titolo dall’emissione alla scadenza. Considerando che l’omologo BTp dicembre 2024 con cedola fissa al 2,50% quota in zona 110 e che, pertanto, rende intorno all’1,2-1,3%, il flop apparente del decimo collocamento retail (ma bisogna vedere se i “gufi” non saranno sconfessati) non solo segnalerebbe una maggiore percezione del rischio da parte del mercato, ma anche l’attesa di un’inflazione possibilmente troppo bassa e tale da non giustificare la corsa all’acquisto.

Infatti, affinché il BTp Italia e il bond a cedola fissa del 2,50% siano considerati equivalenti, è necessario che l’inflazione, ai prezzi attuali del secondo titolo, sia pari allo 0,9% medio da qui alla scadenza. Lo scarso riscontro del primo potrebbe essere la spia di aspettative “fredde” d’inflazione per i prossimi 8 anni, a sua volta indizio di scarsa fiducia sulla ripresa dell’economia italiana.

(Leggi anche: BTp Italia, conviene sottoscrivere?)

 

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