Rendimenti BTP ancora più giù. Lo stato risparmia, ma cosa rischia l’investitore?

Continuano a scendere i rendimenti dei BTp all'asta. Il fenomeno è visto con favore dai governi, ma il rischio è che a piangere in futuro siano i risparmiatori, già oggi puniti con i tassi zero.

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L’asta di oggi, con cui il Tesoro ha collocati titoli a medio e lungo termine per un controvalore complessivo di 7 miliardi (l’ammontare massimo annunciato alla vigilia), ha confermato il trend di discesa dei rendimenti. I BTp con scadenza 15 maggio 2017 sono stati collocati per 2,457 miliardi al rendimento dello 0,52%, in calo dallo 0,85% dell’asta precedente. I titoli a 7 anni, scadenza 15 dicembre 2012, hanno esitato un rendimento medio lordo in calo all’1,71% dal 2,16% precedente. Ne sono stati assegnati 3,659 miliardi. Infine, i BTp con scadenza 1 marzo 2030, i quindicennali, sono stati assegnati per 2,5 miliardi di euro al rendimento del 3,03%, anch’esso in calo dal 3,44% precedente. In tutti e tre i casi si è trattato del record minimo dei tassi dall’introduzione dell’euro. In sostanza, non passa asta, negli ultimi mesi, che non registri rendimenti ai minimi storici. Per il Tesoro, quindi, per il contribuente, è un’ottima notizia. Meno costoso diventa rifinanziare il debito pubblico, più risparmiano le casse dello stato, a beneficio dei conti pubblici.   APPROFONDISCI – Asta BTP: rendimenti a nuovi minimi storici, ma i dati dell’economia peggiorano  

Rendimenti troppo bassi?

Tuttavia, bisognerebbe guardare al trend con uno sguardo più allargato. Se l’emittente-debitore sorride, l’obbligazionista-creditore inizia seriamente a piangere. Il risparmio, a questi tassi, diventa non più conveniente. L’investimento non è remunerativo, perché per spuntare un rendimento presumibilmente superiore al tasso d’inflazione medio annuo del 2% (obiettivo della BCE, anche se al momento l’Italia registra prezzi in calo) bisognerebbe spostarsi sulla scadenza almeno decennale. Un BTp a 10 anni rende lordo oggi, infatti, tra il 2,3% e il 2,4%, ossia poco sopra il 2% netto, senza considerare le commissioni bancarie. Detto in altri termini, se l’inflazione in Italia tornasse a salire nei prossimi mesi intorno al 2% e sui quei livelli rimanesse nel tempo, l’investitore che avesse acquistato un bond decennale si ritroverebbe a mala pena a conservare il potere di acquisto. I titoli a 15 anni e le scadenze superiori inizierebbero a mostrarsi più allettanti, ma è difficile che un piccolo risparmiatore sia disposto a impegnare la sua liquidità per un orizzonte temporale così lungo, anche se non si tratta di eventi rari.   APPROFONDISCI – Aste BTp, nuovi rendimenti ai minimi storici. Che la bolla dei bond abbia seguito   Il tracollo dei rendimenti è giustificato da diverse cause. In primis, per l’abbondante liquidità sui mercati, frutto delle politiche monetarie espansive delle principali banche centrali (Federal Reserve, BCE, Bank of England, Bank of Japan, etc.), nonché dall’attesa del varo di nuovi stimoli monetari da parte della BCE, come da annuncio di inizio settembre. In più, le aspettative d’inflazione si sono fortemente “raffreddate”, in seguito al calo vistoso nella crescita dei prezzi in tutta l’Eurozona, tanto che in agosto in Italia si è registrata, addirittura, una riduzione dei prezzi su base annua, la cosiddetta “deflazione”.

Conseguenze

Il fenomeno, però, è preoccupante, perché i prezzi dei titoli di stato (ma anche delle obbligazioni private e delle azioni) sembrano eccessivi, specie se si tiene conto dei fondamentali economici dei paesi europei. E’ probabile che da mesi si sia creata una bolla finanziaria. Il rischio per il piccolo risparmiatore è di essersi spostato su scadenze medio-lunghe per ottenere un rendimento più appetibile, confidando magari di rivendere il bond negli anni. Ma un eventuale tracollo futuro dei corsi dei bond potrebbe rendere quest’ultima operazione impraticabile, tranne che non si sia disposti ad accollarsi le perdite. Per essere chiari: il mercato si sta assumendo più rischi di quello che pensa.   APPROFONDISCI – Asta BTP, rendimenti ai nuovi minimi record. La bolla dei bond è più forte della realtà    

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