Rendimenti BTp ai massimi da fine novembre, cosa scatena le vendite?

Rendimenti dei BTp tornati ai livelli precedenti al referendum costituzionale. Il mercato colpisce i nostri bond in modo particolare. Quali sono le cause?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Rendimenti dei BTp tornati ai livelli precedenti al referendum costituzionale. Il mercato colpisce i nostri bond in modo particolare. Quali sono le cause?

Si è aperta negativamente la settimana per le negoziazioni dei nostri titoli di stato, i cui rendimenti continuano a mostrare una lenta, ma inarrestabile crescita. Quelli decennali dei BTp sono arrivati ieri fino al 2,06%, il livello più alto da fine novembre, registrando uno spread con i Bund di oltre 163 punti base. Nel frattempo, anche i rendimenti tedeschi sono ascesi allo 0,42%, quando il martedì scorso erano ancora in area 0,28%. I decennali spagnoli rendono l’1,51%, esibendo un divario con i nostri di bond sostanzialmente di 54-55 bp.

Dunque, ancora una volta ad essere penalizzati dalle vendite sono, soprattutto, i nostri BTp, i cui prezzi si stanno riportando praticamente alle sedute precedenti il referendum costituzionale. Cosa sta accadendo? (Leggi anche: Rendimenti Bund, quando saliranno con l’inflazione in Germania al 2%?)

Inflazione in crescita nell’Eurozona penalizza i rendimenti sovrani

Ieri, il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, ha dichiarato che l’inflazione in Germania potrebbe salire al 2% questo mese, in conseguenza dell’aumento dei prezzi energetici. Queste parole confermano quanto i mercati percepiscono ormai da settimane, ovvero che aldilà della retorica linguistica “dovish” della BCE, ribadita all’ultima conferenza stampa post-board di giovedì scorso, gli stimoli monetari nell’Eurozona stanno giungendo al termine e se le pressioni inflazionistiche si facessero più forti nella prima economia dell’area, si potrebbe rendere necessaria persino una revisione dei tempi per la durata del “quantitative easing”, prorogata di 9 mesi a dicembre, anche se al ritmo più moderato di 60 miliardi mensili. (Leggi anche: Quantitative easing, Germania a Draghi: ci crei problemi politici)

Aspettative d’inflazione maggiori portano il mercato a scontare rendimenti sovrani più alti. Fin qui, nulla di particolare per i BTp, se non fosse che lo spread con Germania e Francia tende ad allargarsi, segno che le vendite starebbero particolarmente colpendo i nostri titoli di stato.

 

 

 

Rischi politici pesano sull’Italia

In effetti, per il primo mese dopo il referendum, la pronta formazione del nuovo governo a guida Paolo Gentiloni è stata percepita positivamente dagli investitori, con la conseguenza che i nostri rendimenti sono tornati a scendere, allontanandosi dai picchi delle sedute precedenti alla consultazione. Da tre settimane, però, le cose vanno nella direzione opposta, forse perché il mercato dubita sulla durata della legislatura.

Oggi, la Corte Costituzionale dovrebbe emettere la sentenza sull’Italicum, la legge elettorale voluta dall’ex premier Matteo Renzi, rimasta zoppa dopo la bocciatura popolare della riforma costituzionale. Se i giudici dovessero fornire indicazioni chiare nel merito, il Parlamento sarebbe, in teoria, messo nelle condizioni di ritoccare l’Italicum con poche proposte concordate tra i principali schieramenti politici e si andrebbe forse al voto già in questa primavera. (Leggi anche: Alla fine si voterà con un Italicum corretto)

Scadenze lunghe dei BTp più colpite da vendite

Viceversa, se la bocciatura fosse più vigorosa e le indicazioni fornite meno limpide, si aprirebbe una discussione più ampia e il voto potrebbe slittare a fine anno o persino alla scadenza naturale della legislatura. Non è un mistero, che i mercati auspichino la stabilità, temendo nel nostro caso un’avanzata del Movimento 5 Stelle, il cui arrivo al governo sarebbe considerato come una vittoria dell’euro-scetticismo in uno dei paesi fondatori della UE.

Secondo Barclays, senza il QE i rendimenti italiani e spagnoli sarebbero mediamente di 250 bp più alti, un dato che evidenzia di quale entità potrebbe essere il sell-off al termine degli stimoli monetari e quanto i tassi BCE inizieranno ad essere alzati. Non a caso, il BTp 2067 quota intorni ai suoi minimi storici e ieri perdeva il 15,5% dal giorno dell’emissione sul mercato, avvenuta solamente il 4 ottobre scorso. Sono le scadenze più lunghe ad essere maggiormente coinvolte dalle vendite, quelle che risentono del ritorno dell’inflazione e che in tempi di QE hanno beneficiato più di tutte con l’ascesa dei prezzi, scollegatisi dai fondamentali. (Leggi anche: Rendimenti s’impennano e BTp 2067 perde 15%)

 

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Argomenti: Bce, bond sovrani, Crisi del debito sovrano, quantitative easing, rendimenti bond, stimoli monetari