Rendimenti BTp ai massimi da 8 mesi, il bond a 50 anni a -6,6% in 3 settimane

I rendimenti dei BTp salgono più degli altri e lo spread si allarga sia con la Germania che con la Spagna. Male il bilancio del BTp a 50 anni in tre settimane: -4,2%.

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I rendimenti dei BTp salgono più degli altri e lo spread si allarga sia con la Germania che con la Spagna. Male il bilancio del BTp a 50 anni in tre settimane: -4,2%.

Sono in deciso rialzo i rendimenti dei BTp, che ieri sono saliti in zona 1,63% per la scadenza decennale, il livello più alto dal febbraio scorso, ossia da 8 mesi. Il bilancio è piuttosto negativo in questo mese: sui 10 anni, i rendimenti risultano aumentati di 45 bp, mentre il cosiddetto BTp Matusalemme, quello emesso solo il 4 ottobre scorso e con scadenza 2067, ha già segnato una perdita sul mercato secondario del 6,6%, dopo che il suo corso è sceso a 92,6, quando il prezzo di emissione è stato 99,194, poco sotto la pari.

Al momento, il cinquantennale rende il 3,2%, contro il 2,85% all’atto del suo collocamento. Abbiamo speso più di un articolo per farvi comprendere sin dall’emissione di questo titolo, che non sarebbe stato saggio acquistarlo per un investitore privato, perché il prezzo a cui è stato venduto era già molto alto, mentre le probabilità di una successiva discesa sul mercato erano e si confermano altissime, quasi totali persino nel breve termine. (Leggi anche: Rendimenti BTp in ascesa e flop bond retail sono brutti segnali)

Poco saggio l’acquisto del BTp Matusalemme

Poiché un titolo di durata pari a mezzo secolo è assai probabile che, in tempi normali, renderà non meno del 4-5%, il rischio è che la detenzione di questo bond arrechi perdite fino al 50%, per cui sarebbe razionale o venderlo prima, ma subendo una perdita, oppure attendere la scadenza, magari immaginando che i frutti dell’investimento siano colti dai figli. (Leggi anche: La dura lezione del BTp a 50 anni)

Allargando il discorso a tutti i titoli di stato, scopriamo che il differenziale o spread a 10 anni con i Bonos della Spagna continua ad attestarsi sui 40 bp, mentre con la Germania sale a 145 bp, ai massimi da fine giugno. I Bund tedeschi di pari scadenza rendono ora lo 0,18-19%, in rialzo di 30 bp dall’inizio del mese.

 

 

Cosa succede ai rendimenti sovrani?

Cosa sta succedendo? Siamo in presenza di un primissimo assaggio della normalizzazione dei corsi obbligazionari sui mercati, in previsione sia di una risalita dell’inflazione, sia di un ritiro graduale degli stimoli monetari da parte della BCE (“tapering”). In valore assoluto, i rendimenti sovrani dell’Eurozona restano bassissimi e di gran lunga al di sotto della loro media storica, per cui il peggio arriverà solo nei prossimi mesi, quando la politica monetaria di Francoforte sarà realmente un po’ meno accomodante, l’inflazione più alta e gli investitori inizieranno a vendere bond, provocandone l’impennata dei rendimenti. Tutto questo, senza nemmeno considerare (per ora) i rischi politici, di cui è costellato il cammino dell’Eurozona da qui ai prossimi 12 mesi, partendo proprio dalla nostra Italia. (Leggi anche: Spread con la Spagna al top da due anni, nervosismo da referendum?)

 

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