Rendimenti BTp ai livelli pre-referendum, spread con la Spagna a 65 punti

Rendimenti in ascesa per i BTp, che crollano ai minimi di sempre sulla scadenza più lunga emessa. Lo spread con la Spagna sfiora i 60 punti base, segno che i mercati fuggono dall'Italia.

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Rendimenti in ascesa per i BTp, che crollano ai minimi di sempre sulla scadenza più lunga emessa. Lo spread con la Spagna sfiora i 60 punti base, segno che i mercati fuggono dall'Italia.

I nostri titoli di stato hanno chiuso ieri a prezzi in deciso ribasso, ovvero esibendo rendimenti sulla scadenza a 10 anni al livello più alto da due mesi, quando eravamo in pieno clima pre-referendario e il mercato temeva lo shock della crisi di governo, puntualmente verificatasi a dicembre. A innescare le vendite nelle ultime ore è stato l’esito della sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum, che ha bocciato la legge elettorale voluta dall’ex premier Matteo Renzi, ma con un intervento selettivo e tale da rendere teoricamente possibile il ricorso alle elezioni anticipate sin da subito.

I mercati temono, quindi, che l’Italia scivoli o verso l’ingovernabilità (l’esito più probabile alle condizioni attuali) o che la nuova maggioranza parlamentare sia euro-scettica. (Leggi anche: BTp sotto pressione dopo sentenza Consulta)

I rendimenti decennali dei BTp sono saliti all’apertura odierna al 2,15%, mostrando uno spread di ben 59 punti base con gli omologhi spagnoli, i Bonos, che si attestano in questi minuti all’1,56%, mentre con la Germania il divario sale a 167 bp, il livello più alto da tre settimane. Il bond più longevo emesso dal Tesoro a inizio ottobre, il BTp 2067, è sceso di prezzo ai minimi storici nella mattinata odierna, segnando un crollo del 16,7% rispetto alla data di emissione, ovvero in appena 3 mesi e mezzo.

AGGIORNAMENTO ORE 12:30: RENDIMENTI BTP 10 ANNI AL 2,21%, AI MASSIMI DA 18 MESI, SPREAD CON BUND A 172 BP, CON I BONOS SPAGNOLI A 65 BP.

Spread verso i livelli di novembre?

Se non fosse che i rendimenti tedeschi risultano più che raddoppiati in appena un mese, passando dallo 0,21% allo 49% attuale, lo spread BTp-Bund sarebbe oggi a ridosso dei 200 bp. A far lievitare i rendimenti dei Bund è il surriscaldamento dell’inflazione in Germania, che a dicembre è già salita all’1,7% annuale e che questo mese potrebbe avere già toccato il 2%, stando alle dichiarazioni della stessa Bundesbank. Al confronto, si pensi che in Italia la crescita tendenziale dei prezzi è stata un mese fa di appena lo 0,5%, cosa che accentua il divario crescente tra rendimenti nostrani e quelli tedeschi, in termini reali.

(Leggi anche: Rendimenti BTp ai massimi da fine novembre, cosa scatena le vendite)

Se lo scenario delle elezioni anticipate dovesse concretizzarsi, quale reazione dovremmo attenderci sul mercato dei bond? A novembre, a pochi giorni dal referendum costituzionale, quando la caduta del governo Renzi iniziava a toccarsi con mano, a seguito dei sondaggi chiarissimi sull’esito della consultazione, lo spread con i titoli tedeschi raggiunse i 190 bp. Se fosse questo il premio richiesto dagli investitori per acquistare i nostri titoli del debito pubblico, in previsione di nuove elezioni a breve, dovremmo supporre che, a rendimenti tedeschi invariati, i nostri BTp decennali siano destinati a rendere fin sopra il 2,30%, più di tre volte il livello registrato a metà dell’agosto scorso, quando le aspettative d’inflazione erano ancora “fredde” e le vicissitudini politiche romane distanti.

Rendimenti BTp verso quale spread con i Bund?

Lo scenario potrebbe essere più complesso: man mano che ci si avvicinasse alle urne italiane, gli investitori correrebbero a ripararsi nei Bund, il cui rendimento scenderebbe, pur con un’inflazione tedesca in decisa accelerazione. Allo stesso tempo, la partita in gioco sarebbe percepita certamente ben più importante di quella di dicembre, perché alle politiche si tratta di verificare quale tipo di governo sceglieranno gli italiani, se uno euro-scettico o se un altro più eurofilo. Lo scenario più probabile resta il caos, nemmeno esso gradito ai mercati. (Leggi anche: Sentenza Italicum, nuovo Parlamento ingovernabile)

Resta da vedere quale premio richiederanno per i nostri BTp, se si accontenteranno di ottenere il 2% in più rispetto ai Bund o se il rischio percepito sarà così alto, da indurre gli investitori ad alzare la posta. Considerando che la BCE continuerà ad acquistare titoli di stato con il “quantitative easing” fino a tutto il 2017, dovremmo attenderci un limite all’esplosione dei rendimenti italiani.

 

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