Rendimenti bond glaciali e gli investitori perdono $500 miliardi all’anno

I rendimenti dei titoli di stato sono così bassi, che il mercato perde circa 500 miliardi all'anno. Ma i governi ci guadagnano altrettanto, risparmiando sul costo di emissione.

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I rendimenti dei titoli di stato sono così bassi, che il mercato perde circa 500 miliardi all'anno. Ma i governi ci guadagnano altrettanto, risparmiando sul costo di emissione.

Le principali 34 banche centrali del pianeta hanno tagliato 670 volte i tassi sin dal crac di Lehman Brothers di 8 anni fa. Lo rivela uno studio dell’agenzia di rating Fitch, che ha esaminato il relativo mercato del debito pubblico da 38.000 miliardi di dollari.

L’effetto di queste politiche monetarie ultra-espansive e senza precedenti (in media è stato annunciato un taglio dei tassi ogni tre giorni lavorativi) consiste nella discesa dei rendimenti, che per 13.200 miliardi di titoli pubblici erano negativi al termine della settimana scorsa.

Rendimenti negativi su 40% bond sovrani

Dunque, il 40% del debito sovrano negoziato sui mercati mostra rendimenti sotto lo zero. In pratica, gli investitori starebbero pagando, in particolare, paesi come Germania, Giappone e Svizzera per godere del privilegio di acquistare i loro titoli.

E così, se nel luglio di quest’anno un bond a 10 anni emesso in questi paesi esaminati rendeva mediamente l’1,17%, 5 anni prima il rendimento era del 3,87%. E un titolo trentennale veniva collocato sul mercato a un rendimento medio del 4,25%, mentre oggi all’1,75%. Quelli a 3 anni al 2,75% contro lo 0,4% attuale.

Bassi rendimenti bond fanno risparmiare stati

Nel complesso, gli investitori quest’anno matureranno 500 miliardi di rendimento in meno rispetto al 2011. Soldi, che si traducono in un risparmio per gli stati emittenti, quindi, per i relativi contribuenti e agevolano il risanamento dei conti pubblici.

Il solo Giappone risparmierebbe 95 miliardi annualizzati, mentre USA, Regno Unito e Germania per un totale di 104 miliardi all’anno. Banche centrali come BCE, Bank of Japan, Riksbank, SNB e della Danimarca hanno adottato persino tassi negativi per stimolare le rispettive economie e riportare l’inflazione ai target.

Attenzione, perché se da un lato i contribuenti risparmiano e, quindi, sono chiamati a pagare meno imposte e/o a minori sacrifici sul fronte del taglio dei servizi pubblici, si consideri che una grossa fetta dei bond è nelle mani degli investitori istituzionali, ossia anche dei fondi pensione e assicurativi, i quali trovano sempre più difficile creare valore per i clienti, con il risultato che servirà una maggiore contribuzione mensile per ottenere lo stesso livello atteso di reddito per la vecchiaia, altrimenti ci si dovrà accontentare di uno standard di vita più basso.

 

 

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