Rendimenti bond Francia e Germania ai minimi storici, ma durerà a lungo?

Rendimenti in picchiata per i titoli di stato core, come i Bund tedeschi e i BTf francesi. Ma questo fenomeno può durare?

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Ieri, la Germania ha collocato 3,3 miliardi di euro in Bund a 10 anni al nuovo rendimento minimo storico dell’1,20%. Il precedente record risaliva al mese scorso, quando i titoli a dieci anni erano stati emessi all’1,28%. Nonostante tassi così infimi, la domanda è stata sostenuta e in crescita rispetto all’asta precedente, pari a 5,23 miliardi di richieste in tutto. Stamane, anche la Francia ha fatto festa. I suoi titoli a 2 anni e 4 mesi sono stati piazzati al rendimento minimo storico dello 0,09% per un controvalore di 3,192 miliardi, aggiornando il record precedente del novembre 2012, quando i biennali erano stati collocati allo 0,10%. Parigi ha anche emesso 3,94 miliardi di BTf a 5 anni e 4 mesi al rendimento medio dello 0,55%, battendo il record precedente dello 0,68% e risalente allo scorso 15 maggio. I titoli con scadenza a 4 anni sono stati, invece, piazzati sul mercato al rendimento dello 0,22%. Solo guardando a questi dati ci accorgiamo come siamo dinnanzi a una realtà distorta. Rendimenti così azzerati non rifletterebbero nemmeno economie in pieno boom, dato che la crescita porta in sé sempre un tendenziale rialzo dei tassi. Ammesso che i mercati considerino il rischio di investire nell’Eurozona quasi nullo, qui è evidente la creazione di una gigantesca bolla dei bond, anche scontando un raffreddamento delle aspettative d’inflazione. Il fenomeno sta riguardando anche i paesi della periferia, come l’Italia. I nostri BTp a 10 anni vengono ormai collocati a un rendimento inferiore al 3%, mentre gli stessi quinquennali non sfiorano nemmeno l’1%. Anche tenendo presente un’inflazione tra lo zero e lo 0,50%, per trovare minimamente conveniente (al netto anche di imposte sulle rendite, bollo e commissioni) l’investimento in titoli di stato, bisognerebbe spostarsi verso le scadenze comprese tra i 5 e i 10 anni. I BTp a 15 anni rendono anch’essi in zona 3,3%.   APPROFONDISCI – Aste BTp, nuovi rendimenti ai minimi storici. Che la bolla dei bond abbia seguito   E’ evidente che questi rendimenti siano un sollievo per i nostri conti pubblici, già gravati dalla crisi. Che siano sostenibili, invece, è certamente impossibile. E’ la BCE a determinare questa loro compressione, per via sia delle misure annunciate di accomodamento monetario, sia di quelle brandite come un’arma contro la bassa inflazione. L’eccesso di liquidità sui mercati finanziari, l’inflazione nell’Area Euro vicina allo zero e la prospettiva di un euro stabile o in via di rafforzamento contro le altre valute nel breve e medio termine stanno spingendo gli investitori a comprare tanto debito. Gli acquisti hanno premiato da inizio anno, in particolare, i Piigs, come dimostra il dimezzamento dello spread BTp-Bund per la scadenza decennale. Ora, visti anche i cattivi indicatori macro-economici, pare che siano più concentrati sui pregiati Bund e sugli altri bond core, compresi quelli francesi. Ma quando la Fed tra un anno inizierà ad alzare i tassi, la festa finirà. Chi avrà risanato i conti pubblici, come la Germania, non subirà quasi alcun contraccolpo, chi come Francia e Italia avrà continuato a fare la cicala (ammesse tutte le scuse possibili) dovrà rivedere i suoi calcoli.   APPROFONDISCI – La bolla dei bond è pronta ad esplodere. Rendimenti Piigs troppo bassi    

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